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SOTTO IL GIUBBINO NIENTE
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Nel mirino del grillo
(abbigliamento e accessori per la pratica del Tiro)


07/03/2009 - ore 17:02

Nessuno sportivo al mondo ha le manie, le scaramanzie, le fissazioni e le liturgie che ha un Tiratore quando va in pedana.
L'affermazione non sembri eccessiva: basta andare un giorno qualsiasi -non necessariamente la domenica pomeriggio- su uno dei Campi del Regno, per rendersene abbondantemente conto. Per trattare l'argomento non si saprebbe proprio da dove iniziare. Tralasciamo il fucile utilizzato (e in particolare il calcio del medesimo), che altrimenti ci sarebbe da scrivere un poema alto come “Il Signore degli Anelli”.
Soffermiamoci invece sull'abbigliamento e gli accessori, gioia degli Armieri che se è vero che guadagnano poco sulle cartucce, quando si tratta di giubbini, magliette senza collo, cappellini, scarpe dello sponsor eccetera, non ci vanno certo leggeri!
Cominciamo dai piedi (come bisognerebbe fare quando ci si posiziona in pedana. Ricordate? “Il piattello si rompe con i piedi...”): scarpe super traspiranti con plantare anatomico avente l'inclinazione giusta per colpire i centrali del Trap. Come farne a meno? E chi li prende più i centrali, senza le babbucce giuste?
Poi il giubbino: a rete, se fa caldo e di velluto o lana in inverno. Chi vuole i bottoni come una volta e chi non sa fare a meno della zip. C'è chi usa invece sempre lo stesso in tutte le stagioni, anche se ormai gli tira a morte e la lampo si apre da sola se si inchina, perché quando l'aveva acquistato pesava dieci chili di meno. In taluni casi, a complicare la cosa, una pelle di daino pendula al fianco per asciugarsi continuamente le mani tra un piattello e l'altro, con un gesto che appare più un “tic” nervoso che una necessità, visto che viene praticato anche in tiepide giornate primaverili in cui nessuno suda.
E che dire dei cappellini? Policromi, sponsorizzati e con l'immancabile visiera. Chi cerca solo quelli marcati (“Perazzi” e “RC” vanno per la maggiore) e chi invece li preferisce di colore verde-caccia o mimetici. Il problema per tutti sta in come portare la visiera: davanti bassa a fare ombra sugli occhi oppure all'indietro, tipo ragazzino americano? Chi c'è affezionato calca il suo berrettino anche quando il tempo è nuvoloso e la visibilità in pedana è scarsa, perché ritiene gli porti fortuna (e quindi per scaramanzia) oppure perché -senza di esso- dice di sentirsi “nudo” (in questo caso, la ricerca di un ulteriore fattore di sicurezza). Mentre, nelle giornate veramente fredde, spuntano i berretti di lana, comodi per un verso ma con la complicazione delle orecchie in relazione alle cuffie. Le orecchie vanno sotto il bordo di lana e le cuffie sopra oppure i padiglioni vanno lasciati fuori al freddo per far aderire meglio le cuffie, che altrimenti non farebbero bene il loro dovere?
Pensate che la risposta sia facile? Niente affatto! Si vedono Tiratori che nel corso di una serie si aggiustano berretto e cuffie in continuazione e alla fine -imprecando e bestemmiando- fanno a meno del berretto medesimo, scagliandolo alle spalle sul prato gelato, quando passano dalla quinta alla prima pedana, dopo il decimo piattello.
Ma l'accessorio che da certamente più da discutere sono gli occhiali. Questi dovrebbero essere usati -in pedana come nella vita- solamente da chi ha problemi di vista conclamati e senza di essi non vede il bersaglio o lo vede male. Invece, chissà perché, tutti vogliono il loro occhiale anche se la Provvidenza gli ha concesso 11/10 di “visus”.
In commercio ci sono occhiali da tiro solitamente con tre tipi di lenti, di colore marrone, arancione e giallo che dovrebbero servire rispettivamente per giornate di sole, di poco sole e nuvolosissime. Dovrebbero, perché poi si vedono in giro Tiratori che mettono sempre le stesse lenti con qualsiasi tempo (solitamente color arancione), con cui hanno l'impressione di vedere meglio il piattello in quasi tutte le occasioni e allora continuano ad usarli.
Si conoscono persone che usano occhiali con lenti trasparenti non graduate solo per proteggersi dall'eventuale venticello che gli manderebbe il fumo e i residui dello sparo negli occhi o perché sostengono che senza hanno “freddo agli occhi” (testuale...)!
Se ne vedono altri che hanno occhiali da 200 euro, ma usano solo la montatura (senza lenti), per usufruire delle astine laterali per montarvi i “paraocchi” (come i cavalli).
Coloro i quali sono invece costretti ad usare occhiali da vista vanno spesso in paranoia per la montatura. Essa infatti dovrà avere i naselli di sostegno più bassi del normale, in maniera che -poggiando ai lati del naso- mantengano le lenti comunque alte. Se così non fosse, imbracciando il fucile e abbassando la testa sul calcio, ci si troverebbe a metà del campo visivo la parte superiore della montatura dell'occhiale. Reperire sul mercato montature coi naselli più bassi è tutt'altro che facile e taluni finiscono per optare per le lenti a contatto, che almeno quello stanno dentro l'occhio e non rompono più di tanto le scatole... per chi riesce a sopportarle!
E da ultimo (ma non ultimo) il dilemma principe di buona parte dei Tiratori del globo: cosa indossare sotto al giubbino? A parte qualche spregiudicato che nei torridi pomeriggi estivi dà corpo (è il caso di dire) al titolo e si presenta in pedana col giubbino “a pelle”, i Tiratori normali (ma ne esistono?) le hanno provate davvero tutte.
La maggioranza -dopo aver cosparso la spalla di appoggio con abbondante talco- utilizza magliette a mezze maniche rigorosamente senza collo, possibilmente di tessuto assorbente e traspirante al tempo stesso, talchè la temperatura corporea sarà sempre mantenuta ottimale a seconda della stagione. Tradotto significa che con queste “T-SHIRT” miracolose, l'estate si fa la sauna e d'inverno si muore dal freddo. Poi c'è chi spara con la cravatta non per un tocco d'eleganza, ma solo per tenere abbottonato e ben chiuso il colletto della camicia, che altrimenti potrebbe andare con un pizzo sotto al calciolo in fase d'imbracciata. Ai più “danno fastidio” i maglioni a collo alto, soprattutto da quando non vanno più di moda. Altri non sopportano le polo tipo “Lacoste” sempre per il discorso del collo.
In questo panorama così variegato resiste, tuttavia, una minoranza di Tiratori che vanno a sparare quando possono e quando se la sentono, vestiti come si trovano quel giorno, senza particolari accorgimenti. Solitamente questi ci prendono pure, rompono i piattelli come dannati, fanno 22 e 23 in scioltezza, il pomeriggio tornando a casa dal lavoro. Portano il fucile, le cartucce le acquistano sul Campo e il giubbino... se lo fanno prestare da qualcuno.
Ecco, quello in cui ci siamo fugacemente addentrati è un mondo fatto di rituali, di piccole manie, alcune delle quali possono sembrare banali (o forse lo sono davvero), che però servono a dare al praticante della pedana quella sicurezza in più durante la serie che, alla fine, riesce magari a far migliorare i suoi risultati.
Credo fermamente che pochi ne siano stati indenni, almeno nella fase iniziale del loro addestramento al Tiro a Volo. Mentre, dopo anni di pratica tiravolistica e dopo essere diventati Tiratori esperti, le cose... beh, lasciamo perdere!

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Il "grillosaggio" spara RC