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DOVE METTERE LE CANNE…
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Nel mirino del grillo
(ovviamente quelle del fucile, al momento dello sparo)


18/05/2009 - ore 17:14

Capita spesso che, uscendo deluso dalla pedana, un tiratore domandi a qualcuno che ha assistito alla sua sessione di tiro, un qualcosa del tipo: “Ma perché i piattelli oggi non si rompono?” od anche “Eppure ci stavo sopra con le canne… Ma ho fatto egualmente una barca di zeri!” oppure “Non capisco ancora dove bisogna mettere le canne con questo vento…”.
Ovviamente, tali legittimi quesiti lasciano il tempo che trovano, se nessuno degli interrogati sarà in grado di fornire una risposta razionale, ma si limiterà a dire che oggi il vento “batte” i piattelli destri oppure che la visibilità è scarsa e i bersagli “si vedono male” o che le macchine sganciano fuori -tempo ed altre amenità del genere.
Il praticante che ancora non ha risolto il fondamentale problema di dove mettere le canne (ovviamente, a scanso equivoci, precisiamo che ci stiamo riferendo a quelle del fucile al momento di premere il grilletto del medesimo…) non otterrà mai buoni risultati in pedana e farà parte di quella nutritissima schiera alla quale tutti –per periodi più o meno lunghi- abbiamo appartenuto (una sorta di “purgatorio” dei tiratori), prima di capire come stava il fatto ed assurgere (per taluni più dotati) alle glorie del Paradiso, cioè: “Quando spara male, fa 46…!”
Certamente chi pratica il nostro amato Sport –oltre ad una sconfinata passione di base- ci deve mettere tanto del suo per riuscire: umiltà, determinazione, costanza, allenamento, stile di vita, volontà di riuscire, fiducia in sé stesso e molte altre cose ancora, da scriverne un manuale e venderlo per corrispondenza (mi sa che è una buona idea… Quanto siete disposti a pagare un volumetto che vi regalerà la gioia delle pedane? Ne possiamo riparlare! Ahahahhh…), tuttavia finché il medesimo praticante non avrà risolto alcuni dilemmi puramente tecnici, non andrà da nessuna parte.
Uno di questi aspetti (e non certo il più banale) è appunto quello di cui stiamo trattando, che può essere sintetizzato nel semplice principio che il Tiro a Volo non è un tiro mirato, bensì un tiro “ISTINTIVO”: non potrebbe infatti essere altrimenti, dati i tempi ristretti che intercorrono dalla chiamata del bersaglio alla frantumazione del medesimo. Assodato questo, vengono meno le inutili discussioni su larghezza della bindella, forma e dimensioni del mirino, “fargliela avanti di tanto così” e via chiacchierando.
Nella realtà, quando ci si muove -dopo aver chiamato e VISTO il piattello in volo- tutto quello che succede è concentrato in pochi decimi di secondo nei quali accadono cose che razionalmente non si sanno dire, nonostante le interminabili chiacchierate ai bar delle “club-house” sui Campi del Regno.
In ciò risiede anche l’innegabile fatto che taluni campioni del nostro Sport non sono poi altrettanto bravi come Istruttori, non riuscendo –certamente in buona fede- a comunicare agli altri ciò che loro sanno fare così bene, ma spesso non riescono a dire.
Per chi avesse avuto la pazienza di arrivare a leggere sin qui senza commenti malevoli e magari convinto dei ragionamenti sviluppati rivelerò il “segreto dell’acqua calda”, che è il seguente:
in pratica, mentre rincorre il piattello in volo, il tiratore non deve minimamente preoccuparsi di dove sia con le canne, anzi non deve assolutamente pensare a ciò, altrimenti si fermerà nel gesto atletico che sta compiendo, per poi fare fuoco con quel decimo di secondo in ritardo che invierà la rosata dei pallini matematicamente “dietro” al bersaglio che proseguirà intatto.
Il piattello in volo si supera e si “COPRE” con le canne (niente bindella, bindellone, mirino, “galleggiante da pesca verde fosforescente”, ecc.), in ossequio al detto “Non si può rompere un piattello che si vede”.
La riprova circa la verità di questo semplice concetto risiede nel fatto che buona parte dei tiratori validi, alla domanda di dove mettano le loro canne al momento di premere il grilletto, risponderanno convinti: “Addosso… Io al piattello gli tiro ADDOSSO!”, anche se tutti sappiamo che, se così fosse, lo sciame dei pallini andrebbe irrimediabilmente dietro il bersaglio…
Tuttavia, chi risponde così (e sono la maggioranza di quelli bravi) non ci sta prendendo in giro o non ci vuole rivelare un “segreto” del suo successo: bensì ci sta dando la sua personale percezione del gesto atletico, che è appunto quella di premere il grilletto mentre con le canne è “addosso” al piattello, anche se nella realtà lo sparo avviene “IN MOVIMENTO” mentre il piattello viene raggiunto e sopravanzato dalle canne con gesto armonio, fluido, uniforme e costante, senza fermarsi per verificare dove si stia con le canne, ma pensando solo a rompere il piattello, col cuore e la determinazione, oltre che col piombo!

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Il "grillosaggio" spara RC