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PILLOLE PER IL MAL DI... TIRO
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Nel mirino del grillo
(spunti di riflessione o banali esternazioni: chi può dirlo...)


04/12/2010 - ore 23:21

I Campi di Tiro per molti di noi appassionati hanno sostituito la piazza del paese oppure i bar dove trascorrevamo da ragazzi i nostri lunghi pomeriggi oziosi nelle periferie cittadine, chiacchierando del più e del meno, giocando a carte, bevendo caffè e bibite ma, soprattutto, chiedendo sempre agli altri convenuti notizie degli eventuali assenti, come se intervenire lì tutti i giorni a quegli orari fosse stato un obbligo, un dovere, quasi un lavoro a contratto. Infatti, anche nella valutazione dei rapporti interpersonali e fatti salvi i pochi amici veri, il “collega-praticante” è assimilabile al tipico “Paesano”, che non è un vero e proprio “amico”, ma manco un estraneo in quanto è dello stesso nostro paese. Poi, con l'andare del tempo, se il tizio spara peggio di noi può anche diventare un “Amico”, mentre se il medesimo ci scippa il cesto natalizio in un avvincente “barrage” di sfida all'ultimo “Condorello”, allora sarà immancabilmente un fanatico, montato, presuntuoso e FORTUNATO ( per non dire peggio...). Per la serie: “Chiunque può simpatizzare col dolore di un amico, il difficile è riuscire a simpatizzare col successo di un amico!”

La fiducia nella cartuccia che spariamo sia in prova, sia in gara (sarebbe meglio usare sempre la stessa munizione in entrambi i casi) è essenziale per la buona riuscita delle nostre prestazioni tiravolistiche. Quindi bisogna diffidare da quei praticanti che affermano che le cartucce sono tutte uguali, che loro comprano quelle che costano meno anche se sono caricate con la “STRADITE” (la nota polvere di strada...), che basta prenderci e i piattelli si rompono comunque e tante altre belle cose, perché poi -chissà come mai- questi stessi soggetti cercano il meglio sul mercato per le loro gare, anche se sono disposti a fare chilometri in province remote per pagare un pacco di cartucce dieci centesimi meno che all'armeria del Campo. Costoro mi ricordano quegli onnivori “compagni di merende” che a parole affermano di mangiare di tutto in quanto “la fame è fame”, poi però quando sono a tavola diventano esigenti anche sulle piccole cose e trovano sempre difetti alla confezione del vitto ma soprattutto al vino che altri hanno scelto: forse perché essendocene una notevole varietà (come per le cartucce) è più facile giocare a fare gli intenditori. Comunque è bene riflettere che il costo delle cartucce, nell'economia generale del nostro amato Tiro a Volo, è forse la voce che incide di meno, rispetto a trasferte, costi di percorrenza automobilistica, iscrizioni alle competizioni, pranzi al ristorante della “club-house”, armamento ed equipaggiamento, quando non si aggiunge anche qualche pernottamento in occasione delle grandi gare canoniche. Quindi cercare di risparmiare proprio su una delle due cose essenziali che ci consente di colpire con successo il bersaglio (a fronte di tutto il resto) ricorda i guadagni di “Santa Maria Calzetta” che, secondo un detto popolare “bruciava le lenzuola per vendere la cenere...”

La moltitudine dei tiratori -anche quelli che vanno la domenica al Campo affermando che sono lì soltanto per divertirsi (i cosiddetti” LUDICI”)- nel loro intimo cercano sempre di ottenere il risultato migliore o comunque di fare del proprio meglio in pedana. Questo è inevitabile ed entro certi limiti anche giusto: l'importante è però che la mera partecipazione “tanto per” non diventi uno stile di vita che darebbe luogo col tempo ad una deleteria forma di rassegnazione, nemica dell'entusiasmo e della voglia di fare. Per trarre soddisfazione dalla pratica delle nostre discipline tiravolistiche è indispensabile provare sempre quello stimolo a sparare che consente ad ogni tiratore di lavorare costantemente per spostare in avanti il proprio limite individuale. Infatti, come noto a tutti noi “posseduti”, il vero nemico da battere non è il collega di pedana e nemmeno il piattello in volo, ma siamo noi stessi, con tutte le nostre ansie e debolezze, alla costante ricerca di attenuanti ed esimenti per i nostri zeri, convinti della congiura del destino ai nostri danni e sempre imploranti con lo sguardo una parola di comprensione da parte di qualcuno che ci dica: “PECCATO PER OGGI: TU DI SOLITO SPARI COSI' BENE...”, come se questo cambiasse qualcosa sul tabellone o sul podio, dove quarto o quarantaquattresimo è la stessa cosa!

La passione che conduce alla vittoria in pedana è per certi aspetti totalizzante e spesso rappresenta una ricompensa a sé stessa. Non senza retorica, si potrebbe affermare che essa è come la morte: non si può né corrompere e né comprare! Ma la passione (sportivamente parlando) è comunque un premio per tutti quelli che credono ancora in ciò per cui vale la pena sperare (e “SPARARE”).

E per concludere: in una gara di Tiro a qualsiasi livello, nessun partecipante si porta niente da casa... tranne l'ANSIA.

Grillo Saggio

(grillosaggio@iltiro.com)
Il "grillosaggio" spara RC