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QUESITI SENZA RISPOSTA
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Nel mirino del grillo
(i misteri dell'organizzazione amministrativa e del funzionamento burocratico nel nostro amato Sport)


12/05/2011 - ore 20:14

Forse non tutti i lettori sanno che l'Autore dispone di una casella “e-mail” dedicata a chiunque volesse scrivere al vecchio Grillo per qualsivoglia ragione, come richieste di pareri, delucidazioni, chiarimenti, dettagli tecnici su armi lunghe da Tiro, complimenti, improperi ed insulti di varia natura...
Orbene, capita spesso che all'indirizzo istituzionale “grillosaggio@iltiro.com” pervengano simpatiche letterine alle quali è possibile rispondere in pochi minuti (in pratica “AL VOLO”, tanto per restare in tema), ma ogni tanto giunge qualche interessante quesito -come nel caso in esame- al quale non è possibile fornire una risposta congrua, oltre a quanto già evidenziato in precedenti brani su questa medesima rubrica.
Purtuttavia intendo condividere con chi legge la recente domanda -e sfogo al tempo stesso- di un giovane lettore (che ovviamente nella mail si firma per esteso, anche se qui lo chiameremo con un nome di fantasia), in quanto può fornire un utile spunto di riflessione a chiunque, ma soprattutto a chi è chiamato a decidere del funzionamento di certe dinamiche interne al Tiro a Volo nel nostro Paese.

“Buongiorno,
mi chiamo Lino e sono un giovane tiratore che ha iniziato da circa un anno la sua esperienza in pedana. Seguo i suoi articoli abbastanza assiduamente e volevo ringraziarla per la passione con cui fa ciò. Le avevo già scritto per chiederle spiegazioni sulla posizione in pedana e devo dire che ne ho trovato giovamento, seguendo anche il suo consiglio di affiancarmi un istruttore. L'anno scorso ho deciso di restituire il fucile a mio padre e, dopo anni di sacrifici a forza di un euro al giorno, a volte due (nonché i soldi regalati dai nonni e zii vari per Natale) sono riuscito a comprarmi il mio fucile da tiro. Non che mio padre non volesse comprarmelo o non potesse, volevo però sudarmelo per sentirmi motivato ogni volta che imbracciavo quel fucile. Devo dire che, avendolo ordinato direttamente in fabbrica da un carissimo amico di vecchia data di mio padre, mi ha calzato il fucile a pennello e mi è stato consegnato a fine-estate, proprio quando iniziava la caccia. Da quel momento e per due/tre mesi, i campi da tiro diventano un miraggio, tra studio e tempo libero da dedicare a caccia e ragazza.
A fine dicembre ho però finalmente ricominciato. Prendo il fucile e mi reco al campo. Faccio una serie di prova, che chiudo a 14! Lei non ci crederà, ma ero felice! Con il fucile di mio padre ho sempre sparato meglio, ma quel 14 mi dava fiducia. Così, chiamato l'istruttore, mi trovo al campo e sparo ancora. Stavolta faccio 18! Avanti così nel tempo per alcune volte, finché dai primi di febbraio inizio a sentire mio il fucile, intuisco dove metto il colpo e sono felice dei miei zeri perché capisco dove sbaglio e cerco di correggermi. In tutto questo, intanto volevo ringraziarla perché con i suoi consigli lei mi ha fatto capire che è meglio essere seguiti che male indicati e questo sui campi da tiro è difficile sentirlo dire!
Comunque adesso arrivo al punto. Sono della Liguria e mi alleno anche al tale campo della Toscana dove, come saprà, i piattelli sono veloci, bene angolati, non proprio i piattelli “di provincia” che ero abituato a sparare dalle mie parti. Paradossalmente, essendo -a detta dell'istruttore- molto veloce nella prima fucilata mi trovo meglio ora su quegli impianti, rispetto ai campetti suddetti.
Comunque sia, è accaduto che sabato scorso, un caro amico e mio coetaneo con la passione per la caccia al pari di me, mi chiama e mi dice: “Andiamo a farci un percorso al talaltro campo?” Rispondo: “Certo, però porto il fucile da tiro...” Voglio sparare con quello lo stesso, anche al Percorso di caccia. Mi risponde che va bene e appena mangiato partiamo. Arriviamo al campo, ove -con nostra sorpresa- c'è una garetta alla Fossa, che occupa entrambi gli impianti, e l'unico modo per sparare è iscriversi alla medesima. Mi iscrivo e lo stesso fa il mio amico, anche se non ha mai sparato alla Fossa. Entro in pedana concentrato e sparo bene, senza problemi. Al 6° piattello, il dischetto arancione mi si rompe per ben tre volte prima che decidesse la macchina di lanciarlo e alla fine lo sbaglio. Mi porto l'errore alla pedana successiva, poi mi riprendo sbagliandone però altri due strada facendo, ma accorgendomi dell'errore. Insomma, chiudo a 21 su 25! Capirà che per me è stata una gioia e non mi interessava più nulla della gara: a quel punto ero solo FELICE! Nella seconda serie i “VETERANI” del tiro iniziano a dirmi vedrai che di là è più difficile, i piattelli sono molto più veloci e accontentati di un 15 se va bene. Io sorrido e alla faccia loro esclamo “MAGARI!”
Così entro in pedana per la seconda serie e faccio uno zero al 16° piattello, mentre i “Campioni Ballistici”, che mi avevano detto quelle cose così scoraggianti, ne avevano già accumulati 6 o 7 ciascuno di zeri! Finisco la serie con 22, cioè soltanto tre zeri, che però accumulati ai quattro precedenti fanno 7! Insomma: 43/50... FELICISSIMO! Allora, dal momento che non abbiamo ancora voglia di andare via, mi fermo a guardare altre batterie, ove riconosco gente che vedevo sparare ai tempi in cui mio padre praticava agonisticamente, e questi “attempati” ma esperti partecipanti realizzano 25 in prima serie e 23 in seconda o risultati simili.
Alla fine, quando vado a pagare la gara a fine-pomeriggio, il signore della segreteria mi dice: “Aspetta che tiro giù la classifica, perché con 43 in Terza Categoria di solito si va a premio in queste garette... Per poco che sia, i soldini ti spettano!” Dico che non ha importanza, ma lui insiste e fa la classifica. Dopo una decina di muniti di conti, mi guarda e mi dice: “NO, mi dispiace ma non sei a premio perché i primi tre (signori X, Y e Z) sono anche loro di Terza Categoria!”
Lo guardo negli occhi per un lungo istante, pago tranquillamente quello che devo, lo ringrazio e me ne vado.
Però, mentre facevo rientro a casa, mi sono posto una domanda. Ma come fa gente che io vedo sparare da sempre e so per certo che spara sempre, ai quali non vedo mai fare più di tre zeri a serie, ripeto “come fa” a permanere da 50 anni nella Terza Categoria federale? Non è una questione di premio, mi creda, ma è una questione di principio. Per me, cioè un ragazzo di 22 anni che inizia l'attività e comincia a fare i suoi risultati, che senso ha gareggiare con gente che con la Terza Categoria non ha nulla a che fare e che dovrebbe essere in Prima da vent'anni?? Che soddisfazioni avrò mai dalla gara, io? Che cosa posso aspettarmi in futuro da questo tipo di competizioni, piene di “LUPI TRAVESTITI DA AGNELLI”?
Sia chiaro che personalmente (ed in tutta umiltà) amo sfidare me stesso, ma penso ad altri miei giovani amici che invece risparmiano tutta la settimana per potersi allenare e ottenere risultati in pedana, perché questo è ciò che più vogliono e poi vengono massacrati psicologicamente (più che a numero di piattelli rotti), da questi -mi consenta il termine- “AVARI” del Tiro a Volo, da questi “PROSCIUTTARI” che inseguono con fanatismo e ingordigia anche la modesta confezione da due bottiglie di Prosecco, manco fosse Champagne!
Perdoni se mi sono dilungato, ma a lei chiedo: allo stato attuale, qual'è il criterio per il passaggio di Categoria? Le graduatorie (chiamiamole così...) vengono stilate in base a risultati di gare FITAV? Oppure sono a discrezione dei “magnati” del Tiro? Mi rivolgo a lei come persona informata sui fatti, come mio “iniziatore” al Tiro, anche se non la conosco personalmente, ma grazie ai buoni consigli che mi ha dato e che mi sono tuttora di aiuto in pedana. La ringrazio ancora e la saluto. Lino”

Ogni commento a questo simpatico racconto-verità di un pomeriggio in pedana è superfluo e, per quanto riguarda il quesito finale, ho già ammesso in premessa di non sapere fornire risposta... Speriamo soltanto che la sana passione sportiva continui a sorreggerci tutti e ad animare soprattutto i giovani che si avvicinano alle pedane.

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC