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L'INCUBO DEL FUCILE
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Nel mirino del grillo
(il logorio della notte)


29/05/2011 - ore 21:28

Nell'ambiente dicono tutti di quanto sia bravo nella produzione di incubi, specialmente di quelli che hanno per vittime i Tiratori di qualsiasi livello, allorché si trovino alla vigilia di qualche grande gara o delle cosiddette competizioni “di cartello”.
In tale settore sono infatti assai richiesto e, benché non faccia pubblicità sul WEB né sulle riviste specializzate, i “mandanti” preferiscono me a tanti colleghi che mettono costose inserzioni un po' dovunque. Dispongo di un repertorio di sogni assai fantasiosi, ma la mia reputazione nell'ambiente del Tiro a Volo è affidata soprattutto ad un articolo che i “mandanti” non si stancano di chiedermi, da molti conosciuto come “L'INCUBO DEL FUCILE”. Ovviamente negli anni ho perfezionato sempre più questo prodotto, tanto da avere effetti definiti irresistibili e da rappresentare -secondo taluni- l'allegoria dell'esistenza del T.G.M. (“Tiratore Generico Medio”).
Proverò -a questo punto- a spiegarmi meglio con un esempio. Ecco dunque l'avv. Lino Cozzamara, quarantadue anni, professionista benestante, persona positiva ed equilibrata, praticante delle pedane sin dai tempi dell'università, appassionato oltre ogni cosa della specialità di Tiro all'Elica. Questi si trova attualmente in trasferta assai lontano da casa propria, in quanto domani mattina parteciperà alla Prima Prova del Campionato Intergalattico Sperimentale di Tiro al “Coriandolo Volante”, al quale -trattandosi di disciplina innovativa e sconosciuta ai più- lui si è agevolmente guadagnato il diritto di partecipare per i suoi risultati all'Elica, essendo tali discipline gemellate per volontà federale. L'indomani mattina, la ripresa televisiva della gara sarà trasmessa in mondovisione e vi saranno sul Campo giornalisti sportivi colà inviati dalle più importanti testate giornalistiche del globo, per raccontare l'evento, il primo nel suo genere!
Quindi il nostro, dopo una lauta cena alla quale non ha saputo sottrarsi a causa delle insistenza degli “amici di pedana” e che è finita intorno alla mezzanotte, si reca infine nella sua camera d'albergo e si prepara come ogni sera con scrupolosa ripetitività a trascorrere una notte che si augura serena, nonostante un briciolo d'ansia per l'impegno dell'indomani, il letto non familiare, gli stravizi a tavola di cui si è detto e quant'altro fa abitualmente da corollario a queste impegnative circostanze.
Comunque sia, poco prima dell'una, l'avv. Cozzamara finalmente si mette a letto e ben presto si addormenta. Come per tutti gli incubi angosciosi sarà bene aspettare che egli sia calato nei gorghi del “sonno elefante”, talchè gli riesca ben difficile emergerne quando cercherà una via di fuga. Bene: sono da poco passate le tre e pare che ci siamo. L'avvocato si trova sdraiato sul fianco destro, la bocca semiaperta, respira pesantemente con un'espressione del volto tanto beata da sembrare quasi ebete: il ritratto della soddisfazione pare!
Allora io lo chiamo in pedana, simulando la voce gracchiante dell'altoparlante sul Campo di Tiro. Lui reagisce: non apre gli occhi, ma “vede” il consueto tramestio tipico delle grandi gare e l'incontenibile animazione che si genera in occasione delle competizioni con montepremi a quattro zeri, in una splendida giornata di sole! Il Tiratore che lo precede in pedana è già pronto a bordo-campo con le cuffie calzate e si accinge a fare la sua parte; il tempo che si esibiscano in tutto tre o quattro altri concorrenti, dopo di che toccherà inevitabilmente a lui.
Lasciato nel letto il suo corpo bestialmente assopito, l'avv. Cozzamara si infila di gran fretta i calzoni della tuta e le scarpe tecniche, la maglia senza collo, il giubbino a rete, prende le cuffie, la scatola delle cartucce ed entra direttamente nel corridoio che conduce alla pedana, dove i tiratori continuano ad alternarsi senza posa e tra poco sarà il suo turno, come gli confermo nell'altoparlante ad intervalli regolari! Soltanto mentre il concorrente che lo precede sta sparando gli ultimi suoi due bersagli, Cozzamara si accorge di non avere con se il fucile... Arrivando aveva gettato uno sguardo sulla rastrelliera, ma sul momento non aveva realizzato di aver dimenticato la valigetta col suo prezioso contenuto abbandonata nell'armadio della camera d'albergo, e tra poco toccherà a lui! Allora si guarda intorno -già in preda ad una consistente ansia- e riconosce un volto amico a cui chiede in prestito il fucile, augurandosi che gli vada bene di calcio, in quanto non c'è più tempo per fare altro... Il conoscente (di cui non ricorda neanche il cognome) acconsente di buon grado e gli porge il suo fucile traendolo da una delle vicine rastrelliere. Il Cozzamara prova ad imbracciarlo, ma l'attrezzo ha la pala del legno semplicemente ”inzoccata”, cioè un mostro con il legno appena sgrossato e gli spigoli vivi, che è impossibile pensare di portare alla spalla... Intanto -sempre simulando l'altoparlante- annuncio perentorio: “COZZAMARA IN PEDANA...”.
L'avvocato armeggia col mamozzo in prestito e comincia a sudare a gocce, mentre il conoscente che gli ha messo in mano il fucile -ovviamente un mio complice- sembra essersi inspiegabilmente dileguato. All'ulteriore minaccia “COZZAMARA PER LA PRIMA...”, egli depone l'attrezzo in uno spazio vuoto della rastrelliera ed afferra il primo fucile che si trova alla destra dell'altro: una doppietta bigrillo a cani esterni e col calcio all'inglese...Sa bene che, a fine gara, si dovrà scusare col legittimo proprietario per aver utilizzato la sua arma senza avergliene chiesto il permesso, ma adesso non c'è più tempo... Prova ad imbracciare l'arnese, ma mentre lo porta alla spalla questo si divide letteralmente in due all'altezza della bascula ed egli si trova con le canne in una mano ed il calcio nell'altra; allora comincia ad essere in affanno, soprattutto quando all'altoparlante enuncio, con voce metallica: “COZZAMARA PER LA SECONDA...”
Al ché, un altro mio complice -un bell'uomo alto e sorridente a lui sconosciuto- gli si appressa e gli porge con fare suadente un fucile semi-automatico da caccia a lungo rinculo di canna (cosiddetto “a mollone”), un oggetto vetusto ed anacronistico, ormai non più in produzione da decenni. L'avvocato ci si aggrappa come un naufrago ad un tronco galleggiante e con esso si getta in pedana appena in tempo, mentre lo sto chiamando per l'ultima volta nell'altoparlante: “COZZAMARA!”
Egli allora si mette ad armeggiare per introdurre le sue cartucce nel serbatoio dell'attrezzo , ma esse non entrano nemmeno nello sportello dell'otturatore, che appare essere troppo piccolo al pari degli altri pertugi esistenti ed in effetti è così, trattandosi di un vecchio fucile calibro 20...
Il Cozzamara realizza allora che una volta entrato in pedana, da là non si può più muovere, mai e poi mai si potrà muovere, se non dopo avere sparato i suoi bersagli... Intanto, le persone più prossime intorno sono di colpo scomparse e vicino a lui resto soltanto io, con indosso i panni del giudice di gara ed il campanello in mano, già pronto a suonare lo zero a causa dell'inspiegabile ritardo con cui si trattiene in pedana... Intanto, a distanza, gli scommettitori al “betting” e le centinaia di spettatori cominciano a vociare indistintamente con idiomi sconosciuti e orribili favelle: esortazioni sarcastiche, battute crudeli, si distingue anche qualche imprecazione alla volta del concorrente che si attarda in pedana... L'avv. Cozzamara ha le mani come due spugne e gli occhi appannati dalle gocce di sudore che gli sono scese dalla fronte, mentre il vociare aumenta e lui vorrebbe sprofondare, ma non riesce a fare un movimento; il corpo non gli ubbidisce....
Gira appena la testa verso di me, che sono a meno di due metri. Allora mi guarda e -fermo in pedana- rantola disperato: “E' un sogno, vero? E' SOLO UN SOGNO, VERO...?”
E io, con un sorriso beffardo, rispondo: “BE', QUESTO LO VEDREMO DOPO...”

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC