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UNA NOTTE, ALL'IMPROVVISO...
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Nel mirino del grillo
(nella nostra esistenza non siamo padroni di nulla)


02/09/2011 - ore 19:02

Dopo una vita trascorsa in pedana e prima di diventare troppo vecchio, nell'estate dell'anno precedente l'avv. Carmelo Cozzamara (nell'ambiente a tutti noto semplicemente come Lino) aveva avuto la ventura di vincere la Finale del Campionato Nazionale di Tiro al “Coriandolo Volante”, disciplina recente ma sempre più affermata tra i praticanti delle varie Specialità.
Questa vittoria, ancorché tardiva ed inaspettata, fu per lui di grande soddisfazione, soprattutto perché la nuova Specialità da quell'anno sarebbe stata dichiara disciplina olimpica, con l'inevitabile positiva risonanza planetaria ed i riflettori di tutto il mondo puntati sui praticanti di qualcosa fino ad allora riservata a pochissimi fortunati. Come primo segnale di questa maggiore attenzione, la primavera stessa fu dichiarata la “Prima Prova Sperimentale Intergalattica a Due Mani” di Tiro al Coriandolo Volante a CONCEPCION in Cile, in occasione dei mondiali delle altre discipline tiravolistiche. Ovviamente Lino, grazie ai risultati ottenuti in patria, fu convocato tra i primi e per il team nazionale rappresentava invero una “speranza (non più) giovane”, ma da spendere sui campi sud-americani con ottime probabilità di successo.
Sistemati i suoi affari di studio, personali nonché quelli privati, convinti faticosamente moglie e figli, dopo aver rabbonito -con promesse di ogni bene futuro- tutti quelli che avevano titolo a mettere bocca nei fatti suoi, Lino finalmente partì intruppato nella squadra nazionale e -come in un sogno- si trovò nella sua stanza singola d'albergo a Concepciòn, pronto a confrontarsi con i colleghi-campioni di tutto il resto del globo!
Superato un iniziale stordimento, dovuto anche al lungo viaggio in aereo, posti al sicuro i fucili e rassicurato che le cartucce sarebbero state fornite l'indomani mattina direttamente dall'armeria del Campo, dopo aver ricontrollato l'equipaggiamento, si mise finalmente a letto. Come prevedibile, prima faticò ad addormentarsi e dopo un breve sonno, si svegliò sudato e con un accenno di mal di schiena. Imputando ciò alla rete del letto, troppo allentata ed al materasso assai morbido, cercò una soluzione in piena notte. Non senza fatica e cercando di fare meno rumore possibile, spostò appunto il materasso e si diede a girare la rete del letto matrimoniale, mettendola prima in verticale fra le spalliere e poi cercando di rimetterla a posto nell'altro senso, che gli era sembrato meno sfibrato e più resistente. Nel sollevare a braccia tese la rete per risistemarla nel suo alloggiamento, Lino avvertì un dolore acuto a metà del braccio destro, come di una lama che gli trapassasse il muscolo e lasciò cadere tutto, con notevole fragore, tenendosi il punto dolorante con l'altra mano. Dopo pochi istanti però, il dolore si attenuò e sul momento poteva muovere l'arto senza eccessiva difficoltà... Pensando ad una semplice contrattura muscolare, finì con cautela di risistemare il letto, andò in bagno, poi si distese e riuscì finalmente a dormire che stava già schiarendo.
A metà mattinata, quando lo vennero a chiamare per andare alle prove sul Campo, Lino faticò a scendere dal letto e si accorse -con dolore e spavento- che non riusciva ad alzare il braccio destro tanto da potersi soffiare il naso! Inutile dire quelli che furono le sensazioni ed i pensieri tempestosi di quel momento... Con chiarezza Lino si rese subito conto di una cosa: l'occasione di una vita in pedana era stata sprecata per una banalità. Il suo futuro di Tiratore era in forte precarietà, in quanto il destino, cinico e baro, aveva evidentemente per lui deciso diversamente.
In effetti e come aveva subito temuto, la trasferta sud-americana era per Lino già terminata, non riuscendo egli a fine mattina nemmeno a “fare la mossa” di imbracciare il fucile.
Scattò il piano di assistenza sanitaria agli atleti e, condotto nel locale ospedale dove fu sottoposto ad una risonanza magnetica alla spalla destra, a Lino fu diagnosticato il distacco netto del tendine dalla famigerata “cuffia dei rotatori”. Insomma, il punto vicino a dove si appoggia il calcio del fucile e quello più interessato alle vibrazioni del rinculo all'atto dello sparo! Il colmo della fortuna per un Tiratore, come il legamento crociato del ginocchio per uno sciatore agonista o la frattura del gomito per chi gioca a tennis... Niente da fare più in Cile essendo necessario un intervento chirurgico per riattaccare il tendine al suo posto, Lino venne rimpatriato l'indomani stesso e cominciò il suo piccolo calvario per cercare di guarire, avendogli confermato il suo ortopedico di fiducia che l'intervento sarebbe stato indispensabile, se voleva tornare ad una vita normale. Tuttavia, questi precisò che c'era una lista d'attesa di almeno un mese per essere operati da lui, ma che più ancora sarebbe stata la convalescenza (il medico parlò addirittura di sei mesi...), non statica come per altre patologie e che almeno dopo l'operazione ti lasciano in pace per un po' di tempo, bensì in costante “riabilitazione” motoria sin dal terzo giorno dopo il fatto, mediante idonea fisio-terapia! Tradotto in termini concreti, questo significava per Lino saltare come minimo l'intera stagione (visto che si era a marzo) e poi... chissà! Nella speranza che tutto fosse andato bene...
Nei mesi che seguirono, durante le lunghe ore trascorse in poltrona, parzialmente immobilizzato dal tutore e costretto a fare qualsiasi cosa col solo braccio sinistro, dormendo a tratti sulla medesima poltrona non potendosi distendere senza dolore, Lino ebbe modo di pensare a tante cose, ma soprattutto approfittò per fare un bilancio della sua vita in pedana. Cosa restava di una trentina d'anni di onesta pratica sportiva, a sue spese? Giornate intere trascorse ininterrottamente sui Campi del Regno trascurando la famiglia lasciata a casa, trasferte in località remote, pioggia, vento, freddo, sole d'agosto, alberghetti per una notte in attesa della gara, per pranzo quante volte un panino alla “club-house” in attesa della serie successiva, file interminabili per il rientro a casa la domenica sera, senza neanche essersi avvicinato al podio... Tutto questo, accumulato in anni ed anni di sacrifici, era stato in un attimo vanificato dalla sorte avversa e chissà se mai tutto sarebbe tornato com'era prima. Intanto però, Lino si era reso ben conto che nella nostra vita non siamo padroni di nulla e le cose vanno, comunque, come devono andare! Anche quando noi pensiamo che si possa fare a modo nostro, che si possa sempre comprare tutto, basta una cosa di poco conto a fermarci per mesi ed a farci palese che -ad esempio- la salute è una di quelle cose che non si trovano a vendere, al pari della stima degli altri e della capacità di colpire i bersagli in volo!
Un forzato bagno di umiltà, un “anticipo di vecchiaia” (come amava dire Lino con un sorriso triste, disteso nella sua poltrona), gli avevano però fatto capire che -per quanto si sia bravi a sparare, belli, benestanti, potenti, famosi, atletici, ricchi, padroni del mondo- in fondo non siamo nulla, se qualcuno ha deciso per noi diversamente.
Dopo questa esperienza, positiva in quanto reversibile e certamente educativa, trascorso quasi un anno senza poter imbracciare il fucile, massacrato dalla fisio-terapia, Lino ricominciò finalmente a praticare le pedane con l'entusiasmo e la gioia delle prime volte, con la medesima passione di quando era ancora ragazzo... Ma mai più dimenticò la lezione impartitagli dal destino e, negli intervalli delle competizioni, fra i tanti discorsi che si fanno davanti al bancone del bar nella “club-house”, egli amava spesso dire -con profonda convinzione- ai colleghi di pedana più giovani, che talvolta noi ci comportiamo come quelle due pulci, le quali -trasportate da un cane- ad un certo punto si misero a litigare fra loro per stabilire di chi fosse il cane...
Certo era assai triste, per un Tiratore come lui, rendersi conto che anche sparare bene non significava un bel niente.

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC