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IL MIO CANE
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Nel mirino del grillo
(anche i cani hanno un'anima)


05/12/2011 - ore 20:14

Quando avevo una trentina d'anni, pochi soldi in tasca (come peraltro adesso...) e tanta passione per la Caccia, il lavoro mi portò per un lungo periodo ad abitare in Umbria, dove avevo parenti ed amici sin dalle vacanze dell'infanzia e tutti, da adulti, eravamo diventati cacciatori.
Allora non possedevo alcun cane e -come potevo- praticavo la cosiddetta “caccia dei poveri”, cioè insidiavo la migratoria minuta col noto metodo “a scaccio”, cioè andando in giro per le stoppie, i campi arati, lungo i filari delle vigne, le piantate di granturco, le distese di erba medica e tiravo sassi negli ammassi dei rovi, sostavo dietro i fienili ed al limitare della macchia, sparando a quello che capitava della selvaggina consentita!
Certe giornate, all'epoca, furono molto fortunate ed ancora ne conservo piacevole memoria... Ovviamente, il fucile era il sovrapposto bigrillo di mio padre, un Franchi “ALCIONE” con canne lunghe cm. 71 e strozzature *** & * (le classiche “3 e 1”), mentre le cartucce -dovendo rispondere alla casualità degli incontri ed all'aleatorietà dei tiri a tutte le distanze possibili- erano uno studiato “mix” di piombo fino in 1a canna (quasi sempre il n. 10, detto appunto “TUTTACACCIA”) con cartuccia scrausa tipo1 da 32 grammi, mentre per la seconda botta si imponeva una cosiddetta “mezza - corazzata” della “RC” di colore verde, solitamente con 35 grammi di piombo del n. 8, buona per fermare a tiro anche una lepre (che era il selvatico più grosso che potesse capitare di far alzare al povero appassionato col metodo “a scaccio”), girovagando senza sosta per le campagne!
Un bel giorno, stanco di questa attività raminga e talvolta sconfortante, decisi che anch'io -benché sempre “povero”- meritavo di andare a caccia col cane “da penna” (cioè da ferma e riporto), da non confondere col suo cugino detto “da lepre”, in quanto da seguita ed adatto alla caccia in battuta.
Presa questa epocale decisione, stavo valutando le diverse razze di questo ipotetico cane “da penna”, la spesa che avrei dovuto sostenere, il posto dove tenerlo, come accudirlo ed addestrarlo, da chi farmi aiutare per “impararlo”, quando un giorno seppi quasi per caso da un mio conoscente (non cacciatore, ma amante di tutti i cani) che presso il suo allevamento di polli, ne era capitato uno che gli sembrava da caccia, alquanto malmesso, affamato e con una zampa anteriore gonfia come un salame. Il buon samaritano ne aveva denunciato il ritrovamento senza esito, ma non sapeva che farne... Andai da lui e mi trovai di fronte un pointer maschio di 4-5 anni veramente in stato pietoso, con le costole che, avendo preso il sopravvento sulla pelle, risaltavano sul manto bianco-nero come lo scheletro di una barca... Effettivamente la zampa presentava un gonfiore che arrivava al garrese: la povera bestiola aveva certamente una febbre altissima, tremava a tratti, il naso asciutto e lo sguardo umano di certi animali morenti... Era disteso su un fianco e accennava appena a sollevare la testa: non si mosse quando mi chinai su di lui, ma mi guardò in un modo che non potrò mai dimenticare!
Non mi persi d'animo e scesi in macelleria a prendere una buona dose di carne macinata cruda e, facendone polpettine, provai a farlo mangiare avvicinandomi a lui con voce calma e suadente, ma “con la pelle d'oca” di chi si aspetta un morso da un momento all'altro. Con una certa meraviglia, mi fece avvicinare a lui senza problemi, gli sollevai il capo e cominciò ad inghiottire il cibo dalle mie mani, dimostrandomi così che il suo attaccamento alla vita era ben saldo. Osservai da vicino che la zampa aveva un'infezione (forse da corpo estraneo penetrato fra le dita), che era ormai giunta alla spalla!
Fu così che decisi intanto di chiamarlo “SALEM” (con riferimento alla zampa “a salame”) e lo portai a casa mia, approfittando del fatto che in quel periodo ero in ferie. Ogni otto ore gli praticavo un'iniezione di antibiotico (che accettava di buon grado) per cercare di fermare l'infezione e, nella speranza di sfebbrarlo, gli somministravo anche dell'aspirina tra le polpettine di carne. In breve tempo sembrò reagire bene alla cura e gradiva cibarsi (sempre dalle mie mani) della carne abbondante che gli porgevo.
Dopo circa una settimana, Salèm era in piedi sfebbrato, debole e zoppicante, ma reattivo. Era giunta l'ora d'intervenire direttamente alla fonte del problema e, avendo terminato le sue ferie agostane, contattai un veterinario amico d'infanzia per capire se si poteva o meno operare la bestiola. Il dottore decise di farlo senza ulteriore indugio e sul posto. Mi chiese però sorreggergli il cane, in quanto avrebbe operato senza anestesia “per non correre rischi”, disse lui... Salèm, tutto sommato e benché malmesso, era comunque di buona mole e mi resi subito conto dei rischi che a quel punto avrei corso io, specie dopo aver visto le pinze lunghissime che si apprestava ad introdurgli nella ferita che aveva tra le dita, per andare a cercare il micidiale “forasacco” su per la zampa.
Il cane ululava pietosamente mentre lo tenevo ed a tratti latrava come un lupo, mentre le pinze sondavano la sua carne alla ricerca dell'ospite non gradito. Inutile dire che ero MOLTO IMPAURITO, costretto a sorreggerlo con una mano sotto il collo e l'altra intorno al torace, con l'attesa imminente di essere morso.
Come Dio volle, dopo alcuni interminabili minuti, la faccenda si risolse con un ultimo latrato orrendo del cane, unito alla nostra estrema soddisfazione nel vedere un “forasacco” intero che faceva bella mostra sullo strumento del veterinario!
Il pointer, terminato il suo strazio, mi leccava le mani con uno sguardo toccante, che mi sembrò colmo di riconoscenza: per la prima volta mi resi conto che i cani hanno un'anima e anche loro provano dei sentimenti... forse più di tante persone!
Bene, in seguito nessuno reclamò quel cane che ormai era mio! Infatti, una volta completamente guarito e rimesso in carne, si comportò sempre come se lo avessi allevato io sin da cucciolo appena svezzato dalla madre, cioè morbosamente affezionato ed ubbidientissimo... Fu allora che ebbi l'intima consapevolezza che mai mi sarei separato da lui.
Appena possibile lo condussi -invero con un po' di scetticismo- presso un quagliodromo e, dopo aver fatto rilasciare una decina di quaglie, lo liberai dal guinzaglio per vedere quello che sapeva fare!
In pochi minuti, canna al vento, Salèm individuò, fermò in modo statuario e mi riportò in mano i volatili facilmente abbattuti. Che altro aggiungere? Non ero più nella pelle, il destino ci aveva fatto incontrare ed io avevo trovato il MIO CANE!
Tutto questo accadeva tanto tempo fà, nei mesi precedenti l'apertura della stagione di caccia, l'anno successivo dal nostro fortuito incontro ravvicinato... A novembre sarei uscito con Salèm per la mia prima avventura a beccacce sulle pendici boscose del Monte Subàsio, che fu quantomai fruttuosa: ma questa è un'altra storia.

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC