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 INDIETRO 
FU LA FORTUNA O COS’ALTRO?
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Nel mirino del grillo
(passione, gioventù e buona compagnia producono sensazioni che si ricordano per sempre)


29/01/2012 - ore 20:08

La memoria di ciascun Cacciatore, lasciata libera di vagare all'indietro fin dove è efficace a suscitare ricordi, ci porta inevitabilmente a parlare (e scrivere...) di cose di qualche anno fa e che sarebbe più giusto definire remote. Attingendo, appunto, al pozzo della memoria, ricordo quando ancora giovane mi trovavo per lavoro in Sicilia.
In particolare quell'anno era un novembre tiepido, anche se bagnato dalle prime piogge autunnali e che ci aveva già regalato fortunatissime uscite a beccacce. Un pomeriggio di questi mi telefona il mio amico Pierluigi per propormi una cacciata per l’indomani mattina. La cosa, di per sé, sarebbe stata normalissima se -per la verità- non si fosse trattato di una giornata feriale, usualmente dedita alle attività lavorative. Gli chiesi il perché di questa straordinarietà e la risposta, per certi versi piacevole e per altri invece no, fu che ci avrebbe accompagnato il nostro comune amico Lino, anch'egli ingegnere come Pierluigi, per una delle sue ultime cacciate in quella Sicilia che ci aveva accomunato -nel tempo- con la gratificazione di momenti venatori assolutamente indimenticabili. Forse sarebbe stata proprio l’ultima delle piacevolissime uscite insieme a Lino, che per motivi di lavoro si sarebbe trasferito a Milano, di lì a qualche giorno.
L’indomani mattina, come al solito molto prima dell'alba, ci ritroviamo tutti e tre in piazza al “Caffè Impero”, per la fugace colazione di rito. Cani, fucili e cartucciere piene ci aspettano in macchina. Si parte subito dopo per San Cono, un paesino della provincia di Catania -per chi non lo conoscesse- proprio al confine con i territori di Enna e Caltanissetta. Qui i boschi di essenze autoctone frammiste, talvolta impenetrabili, alternandosi a zone rimboschite con eucalipti, fanno da corona esterna ad una depressione pianeggiante intensamente coltivata a fichi d’india, vigneti, uliveti ed agrumeti, che si interpone tra le colline boscose e quelle sulle quali insiste l’abitato.
Un quadro piacevole quello che si offre alla vista, spesso ritratto da artisti locali più o meno conosciuti, ma comunque non esclusivo dato che frequentemente nel paesaggio siciliano si ritrovano molte delle caratteristiche di quella zona. Giunti sul posto di caccia, la giornata si presenta sotto i migliori auspici, la temperatura ci consente tranquillamente di indossare il giubbino dalle mille tasche sulla camicia estiva, il terreno è ottimo per umidità e praticabilità, non c’è un alito di vento... Possiamo così raggiungere tranquillamente la solita piazzola al bordo dei boschi dove la vetusta “Range Rover” che ci ha trasportato fin lì viene parcheggiata. All’apertura del cofano Lilla, Perla e Giana, splendide ausiliare di razze diverse, schizzano fuori ed iniziano una frenetica corsa nei paraggi, a manifestazione sia dell’apprezzamento della libertà ritrovata e sia del desiderio d’iniziare subito la caccia. Qualche attimo per prendere i fucili, scegliere le cartucce adatte secondo il consigli dei miei amici che si professano (e posso dire non a torto), grandi intenditori ed appassionati anche di balistica, e via all’attività di ricerca dei cani.
Occorre dire che Lilla e Perla erano rispettivamente una sètter ed una pointer come difficilmente si è potuto vedere di meglio a caccia. La prima trovava le beccacce come se avesse avuto uno speciale radar, per poi fermarsi a distanza senza insospettire il selvatico immancabilmente fino al nostro arrivo per “servirla” adeguatamente. Se poi qualche volta, un selvatico particolarmente smaliziato s’involava prima della fucilata, Lilla abbaiava per avvertirci di controllare e “marcare” la rimessa. Unico neo il mancato riporto, ma a tale carenza rimediava Perla che, pur non raggiungendo le doti di Lilla nella cerca, in quanto a recuperi si poteva assolutamente considerare infallibile per capacità e qualità. Giana, infine, era una pointerina bianco-arancio di sette mesi, bella di linee, ma nonostante non le mancasse il cibo ed il veterinario asseriva che godesse di buona salute, appariva piuttosto ossuta e male in arnese...
Insomma, così armati ed in parte equipaggiati, con queste valide ausiliarie che ci precedevano, ci siamo addentrati nel bosco e dopo appena dieci minuti il campanello di Lilla tace. La scorgiamo da lontano in ferma sotto una grande quercia da sughero, circondata da un fitto cespuglio. Perla consente e Giana, per la prima volta, si avvicina alla due vecchie e stampa un consenso da fotografia. C’era abbastanza spazio, prendemmo posizione e la malcapitata “arciera” cadde con onore sotto una fucilata del mio Franchi in cal. 20, caricato con le consigliate “JK6” da 26 grammi di piombo n.8 della “RC”.
Nel prosieguo, la giornata fu assolutamente da iscrivere negli annali della storia venatoria (almeno della nostra...), ma alle diverse beccacce che il l'amico Lino poté portare con sé a Milano, si aggiunge il ricordo di un fatto piacevolissimo e tutto da condividere. Ad un certo punto, mentre eravamo intenti ad attraversare un tratto di terreno impervio, mi accorgo che manca all’appello Giana, la pointerina. Avverto allora i due amici di aspettarmi e torno indietro alla sua ricerca. Sulla mia destra, fatti una cinquantina metri indietro, c’è un folto quasi impenetrabile e mi convinco che la cagnetta possa essersi incautamente addentrata nel roveto misto a macchia, tanto da rimanere suo malgrado là dentro. Faticosamente mi inoltro anch'io e, fatti pochi metri, la vedo impietrita, in ferma statuaria. Misurata la situazione, mi convinco senza sforzo che difficilmente avrei potuto sparare se si fosse involato qualcosa e perciò mi accingo a dare una voce agli amici, ma non faccio in tempo! Improvvisamente, sulla mia voce, sento il frullo ben noto dell'arciera... Istintivamente porto il fucile alla spalla e tiro una fucilata attraverso il fitto della macchia.
“Bravo!” sento il grido all’unisono dei miei amici che, trovandosi in posizione più elevata rispetto a me, sopra il folto mi hanno visto centrare il bersaglio. Ancora oggi, a ripensarci ed a raccontarla sinceramente, non saprei dire se quella fucilata sia stata indirizzata solo dal rumore del frullo, dall'istinto, dalla volontà di non deludere la pointerina che tanto bene stava lavorando oppure dalla fortuna o non so dire da cos’altro! Dopo qualche minuto di ansiosa attesa, fermo nello stesso punto in cui avevo esploso il colpo, ho visto ricomparire Giana con in bocca una beccaccia enorme, che sembrava fare fatica a trasportare fino a me... Di sicuro è stato allora che ho deciso di collocare quella giornata tra i ricordi più belli della mia vita di cacciatore, quei momenti che ci fanno comprendere la differenza che c'è tra il vivere veramente oppure limitarsi a far trascorrere i giorni della propria esistenza!
Dopo tanti anni ancora adesso, talvolta la sera prima di addormentarmi, ripenso a quella beccaccia incarnierata per il molto merito della cagnetta in uno alla mia buona sorte... Allora mi rivedo con le aspettative e l’entusiasmo dell’epoca: anche ora infatti, come cacciatore ho un grande avvenire… dietro le spalle.

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC