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IL FASCINO DEL “VERO” CAMPIONE
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Nel mirino del grillo
(...non basta vincere per essere ricordati)


09/06/2012 - ore 21:22

Mi è capitato spesso di riflettere che anche nel Tiro a Volo, come del resto per quasi tutte le altre attività ludiche e sportive, il fascino del “Campione” non è dato soltanto dai suoi risultati in pedana, dal “palmares”, dal chilo e mezzo di medagliette d'oro e lingottini d'argento che egli custodisce in cassaforte o dalle centinaia di coppe & trofei che non sa più dove mettere, dopo una vita di chiamate al podio! Infatti, il vero Campione è chi resta impresso nella mente e nel cuore della gente, cioè quello che al di là e ben oltre gli aridi resoconti delle graduatorie di fine-gara, si distingue anche per il suo modo di essere, per gli atteggiamenti, la disponibilità, la simpatia, i tanti vizi e le altrettante virtù, l'amore per il cibo, il buon bere e le donne, le cose che dice e quelle che tace: insomma, per il suo “stile di vita”.
Diciamo subito che -contrariamente ad ogni aspettativa- il Campione che si ricorda più volentieri, che viene esaltato anche dopo che ha smesso di calcare le pedane del Regno ed al quale si continuerà a voler bene anche dopo la sua eventuale dipartita, non è mai il più serio e rigoroso degli Atleti!
Infatti, il professionista votato alla causa, il “Mestierante” (cioè, chi pratica lo Sport di mestiere), colui il quale uniforma la propria esistenza alla preparazione atletica, attento maniacalmente alla forma fisica ed all'alimentazione, alle ore di sonno necessarie, all'alternarsi dei ritmi sonno-veglia, alle varie terapie per il controllo dell'umore e dell'ansia, assiduo praticante del Training Autogeno e dedito alla meditazione trascendentale per favorire la concentrazione, alla fine salirà pure e meritatamente sul podio, ma rischierà di essere guardato, certamente con rispetto, ma anche con distacco dal popolo pagante dei P.A.P. (“Praticanti Assidui delle Pedane”), che percepiscono il Campione di mestiere come “costruito in laboratorio” e, quindi, troppo diverso da loro.
Insomma, un modello distante, che per noi T.G.M. (“Tiratori Generici Medi”) appare impossibile da imitare, visto che noi siamo costretti a fare un altro lavoro per campare e non possiamo purtroppo dedicare al Tiro più di quella mezza giornata a settimana, talvolta chiamati in pedana con l'ultimo boccone ancora in bocca, reduci dal famigerato pranzo domenicale a casa dei suoceri!
Il Campione che è più vicino all'immaginario collettivo di noi “Seminatori di Piombo” è quello che riesce a vincere senza apparente fatica, il “bon vivant”, cioè chi sa vivere e tuttavia sale sul podio, nonostante le sue intemperanze e la scarsa attenzione alle petulanti imposizioni dei vari preparatori atletici e delle schede tecniche di allenamento progressivo. Il “CAMPIONE NATO” se ne fotte di tutte queste cose, tanto di moda al giorno d'oggi, per scimmiottare il modello americano... E' notorio, infatti, che gli americani -quando devono raggiungere un “target”- segnano e scrivono tutto ed hanno una risposta per ogni situazione di “training”... Sono forti e sicuri del fatto loro, si allenano sodo e seguono alla lettera le prescrizioni del preparatore, ma se gli nascondete il libretto delle istruzioni non riescono neanche più ad andare di corpo! Ma si sa che da noi tutto ciò che è “YANKEE” è buono e così adesso pretendiamo di costruire i Tiratori col manuale...
Comunque, tornando ai Campioni Veri, non è certo il caso qui di fare nomi, ma si favoleggia ancora di grandi Tiratori -taluni purtroppo prematuramente scomparsi- in grado di vincere “in scioltezza” Grandi Gare di Tiro al Piccione e Competizioni Internazionali di Piattello, dopo avere trascorso la notte precedente al tavolo verde, se non addirittura in buona compagnia, e senza aver rinunciato a memorabili cene presso i migliori ristoranti della parte di mondo dove la competizione dell'indomani li aveva portati! In taluni casi, non si omettevano giri notturni in allegra brigata di localini caratteristici, innaffiati -a stomaco ben pieno- da ottimo Rum giamaicano, alternato a Jack Daniels... Poche ore di sonno e l'indomani mattina sotto in pedana, a VINCERE!
Soggetti particolari questi, dotati di mira eccezionale e riflessi fulminei, sul Campo di Tiro erano gli Amici degli Amici, gran signori nell'animo, generosissimi col prossimo e prodighi di consigli, mai invidiosi, sempre pronti al sorriso e alla battuta, Campioni che un minuto prima di scendere in pedana erano ancora con le carte da gioco in mano e l'immancabile sigaretta fra le labbra: si decidevano a posarle solo sotto la concreta minaccia di vedersi assegnare lo “zero”. Fra questi, c'era chi -interrotta momentaneamente la partita- andava di corsa in pedana, prendeva un fucile a caso dalla rastrelliera, cercava una manciata di cartucce nella tasca del conoscente più vicino, abbatteva agevolmente i suoi piccioni, per tornarsene a riprendere la mano a ramino o “scala 40”, da cui era stato distratto! Poi, alla fine della giostra, veniva cercato a gran voce per tutto l'Impianto dovendosi procedere alla premiazione, mentre magari lui era già seduto al ristorante a mangiare e bere con gli Amici di sempre, invece di essere sul podio... Come negare che questi (rari) personaggi abbiano un fascino particolare e la loro memoria sia destinata a restare viva in tutti gli appassionati di Tiro che abbiano avuto l'onore di conoscerli?
Una volta, per concludere con un'esperienza personale, quando ero ancora un ragazzo -è il caso di dire- alle “prime armi” ed alle prese col sovrapposto Franchi “Alcione” bigrillo” di mio padre (tanto per far capire come stavo combinato...), cercava di darmi qualche utile suggerimento uno di questi personaggi. Romano, fotografo di scena, modesto figurante in alcuni film di cassetta, corpulento e gioviale, non più giovanissimo, già campione italiano di SKEET in qualche anno precedente del secolo scorso. Nei lunghi pomeriggi feriali trascorsi insieme, sulle pedane di un Impianto che da tempo non esiste più, consumando decine di cartucce sull'Uno-Pull al tiepido sole di giugno (la scuola era appena terminata), ricordo che mi faceva vedere come si “fumavano” i piattelli entranti tenendo il fucile con una sola mano ed altre mirabilie del genere, che mi lasciavano sbigottito... Divenne ben presto il mio idolo di “neofita” e parlavamo talvolta a lungo, anche per riposarci nelle ore più calde dalle estenuanti sedute di allenamento, fumando una sigaretta dietro l'altra. Una volta, con fare convinto ed abbassando la voce, mi confidò: “Senti, io mi sono sempre divertito: in vita mia ho speso una fortuna per il TIRO e le DONNE! Tutti gli altri soldi li ho BUTTATI...”.
Questi sì che erano Campioni!

Grillo Saggio
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