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LA DIFESA DEL TIRO A VOLO
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Nel mirino del grillo
(lasciamo le nostre impronte sulla sabbia del tempo...)


29/12/2005 - ore 12:07

Si direbbe che molte cose siano state trascurate nella difesa della nostra attività sportiva. Finora non ce ne siamo curati e abbiamo pensato al nostro lavoro; però gli avvenimenti degli ultimi tempi ci preoccupano.
Gestisco, senza eccessive pretese, un piccolo bicampo di tiro alla periferia della capitale del Regno; a conduzione familiare, ne ricavo di che tenere aperto e di che arrotondare la mia pensione di ex-dipendente comunale.
Da un pò di tempo a questa parte, quando mi reco in centro, a qualsiasi ora del giorno per le varie incombenze burocratiche connesse alla pratica del Campo ed alla Società di Tiro ivi regolarmente costituita, si vedono le strade d’intorno ed i vicoli adiacenti il Palazzo Imperiale sempre occupati da uomini e donne manifestanti contro la pratica del Tiro a Volo e che chiedono anche l’abolizione della caccia.
Sono gente strana, una sorta di “lobby” trasversale cui difficilmente si può dare una collocazione ben precisa: sembrano quasi di altra nazionalità, forse nomadi della Papuasia.
I nostri soldati e le altre Forze dell’ordine non ci sono o, almeno, non si vedono.
In maniera a me incomprensibile, tale gente è penetrata sino alla capitale e pare che ogni giorno che ricapita di vederli, il loro numero aumenti.
Seguendo il loro temperamento, costoro si accampano sotto il libero cielo, perché detestano gli alloggi.
Si occupano di stilare proclami, leggere dichiarazioni d’intenti col megafono ai passanti, raccogliere firme per la via: della piazza antistante il Palazzo reale -sempre tenuta scrupolosamente pulita- hanno fatto un vero accampamento.
I cittadini e i negozianti del quartiere tentano, qualche volta, di lavare almeno le peggiori sozzure, ma accade sempre più di rado, poiché è una fatica inutile.
Parlare con i nomadi non si può: la nostra lingua non la conoscono; fra di loro si intendono con un latrare come di volpi. Il nostro modo di vivere, le istituzioni e i fondamenti del nostro Sport sono per loro tanto inconcepibili, quanto indifferenti. In conseguenza, si dimostrano recalcitranti a capire qualsiasi linguaggio anche a gesti!
Spesso fanno smorfie e trinciano proclami contro la caccia e il tiro, schiumando dalla bocca…
Ciò di cui hanno bisogno, lo prendono. Non si può dire che adoperino la violenza. Quando loro si fanno avanti, gli appassionati e i praticanti si tirano in disparte abbandonando tutto a loro.
I commercianti dei vicoli intorno al Palazzo perdono ogni giorno qualche “pezzo buono” delle loro provviste, ma essi incombono protervi ed incuranti del danno che arrecano alla popolazione.
Una volta, mentre mi trovavo in centro e le strade erano sature di tale gente, ho creduto di aver visto l’Imperatore in persona ad una finestra del Palazzo, nonostante si sappia che egli non viene mai in queste sale esterne: vive sempre e soltanto nel giardino interno, assorto in altre cure a noi ignote.
Questa volta, però, egli stava –almeno così mi è parso- a una delle finestre e guardava a capo chino il traffico indecoroso davanti alla sua dimora.
“Che ne sarà?” ci domandiamo noi tutti che, in qualche modo, abbiamo a che fare con la pratica del Tiro a Volo. “Quanto sopporteremo ancora questo peso?”
Il Palazzo Imperiale ha allettato i nomadi, però ora non sa come scacciarli: il portone principale rimane sempre chiuso. La Guardia Imperiale Territoriale –che prima sempre entrava e usciva sulle note di una marcetta gioiosa- ora resta dietro le finestre protette da robuste inferriate…
A noi gestori dei Campi, atleti, produttori di fucili e cartucce, commercianti di piattelli e di eliche, praticanti e semplici appassionati è affidata la salvezza del Tiro a Volo…!
Ma noi non siamo pari ad un simile compito: non ci siamo mai vantati nemmeno di esserne capaci.
E’ un malinteso... e da esso deriva la nostra imminente rovina.

(liberamente ispirato a F. Kafka)


“Le vite dei grandi uomini ci dicono
che possiamo rendere la nostra vita sublime
e, al momento di andarcene,
lasciare le nostre impronte sulla sabbia del tempo…
Leviamoci, dunque, e operiamo,
con un cuore per ogni destino;
in eterno perseguendo e in eterno raggiungendo,
impariamo ad attendere e ad agire"

H. W. LONGFELLOW by

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