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OGNI OCCASIONE LASCIATA E’ PERSA
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Nel mirino del grillo
(se si mettono da parte i soldi forse si ritrovano, ma altre cose sono perdute per sempre…)


20/01/2006 - ore 19:04

Non era molto tempo che il Comm. Rino Molteni aveva preso possesso della sua nuova abitazione, una stupenda villa su tre livelli a circa metà della via Panoramica, verso il monte che sovrasta la città e le sue industrie fumiganti.
Un pomeriggio rincasando, a bordo della sua rombante Jaguar coupè, avvistò da lontano un uomo alto e robusto –quasi un gigante, sembrava- che con una cassa sulle spalle usciva dal cancello laterale del muro di cinta della villa, e caricava la cassa su un camion.
Pensando a un ladro, accelerò sugli ultimi due tornanti che lo separavano da casa, ma non riuscì a raggiungere l’uomo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto: il camion stava percorrendo una lunga strada tortuosa verso il Monte Maddalena e lui gli si mise dietro, finché questo si fermò sul ciglio di un profondo dirupo.
Il Molteni scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e –fatti pochi passi- la scaraventò nel vallone sottostante, che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse eguali.
Allora, si avvicinò all’uomo e lo affrontò: “Ti ho visto portare fuori quella cassa dal mio giardino. Che cosa c’è dentro? E cosa sono tutte queste casse che riempiono il burrone?”
L’uomo, effettivamente gigantesco, lo guardò e sorrise: “Ne ho ancora parecchie sul camion, da buttare… Come, non sai? Sono i giorni.”
“Che giorni?”
“I giorni tuoi.”
“Come sarebbe? Ma è uno scherzo…?”
“No, affatto! Nelle casse ci sono i giorni che hai perduto. Li aspettavi, vero? Sono venuti… Che ne hai fatto? Guardali sono ancora pieni, intatti. E adesso…”
Molteni guardò. Formavano un mucchio sconfinato . Scese allora con cautela giù per la scarpata e ne aprì uno.
C’era dentro uno splendido pomeriggio di sole, forse nel mese di maggio. Sul Campo di Tiro a Montecarlo, i suoi compagni di un tempo stavano disputando gli ultimi piccioni al Campionato del Mondo e lui non c’era. Aveva rinunciato per trattare un affare con certi arabi venuti apposta dal loro paese per incontrarlo, e dal quale dipendeva –almeno, così sembrava allora- il suo avvenire di imprenditore. Vedeva gli amici sparare felici ed abbracciarsi a fine gara, con le lacrime agli occhi…
Ne aprì un secondo. C’era dentro un Campo soleggiato su una pianura erbosa di un verde cupo uniforme, in una tiepida domenica mattina di settembre. Grande gara internazionale all’Elica, con montepremi a quattro zeri e leggero vento alle spalle, che rendeva tutto più difficile ed appassionante. Vide il suo “maestro” e altri amici, che lo avevano invitato, dicendogli chiaramente che per la gara sarebbe stato loro ospite e lo aspettavano. Ma lui era in giro per affari.
Ne aprì un terzo. Il suo migliore amico Paolo, ora scomparso, stava sparando in una batteria di “barrage”, gli ultimi piattelli alla prova “open” di Coppa del Mondo di “Fossa” e si guardava intorno –quando passava dalla quinta alla prima pedana- per vedere se lui fosse arrivato.
Dovevano partecipare insieme, glielo aveva promesso a Paolo, ma poi l’opportunità di concludere un vantaggioso contratto per la fornitura di trivelle al governo della Papuasia, lo aveva dissuaso all’ultimo momento e l’altro lo aveva atteso invano per tutto il giorno…
Molteni si sentì prendere allo stomaco, come se una mano artigliata lo stringesse senza tregua.
Lo scaricatore era rimasto immobile sul ciglio della strada, incombente come un giustiziere.
“Signore!” gli gridò allora Molteni. “Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La prego: almeno questi tre. Io sono ricco… Le darò tutto quello che vuole!”
Lo scaricatore sorrise beffardo e fece un gesto con la destra verso il cielo, come per dire che era troppo tardi e nessun rimedio era più possibile, a causa della sua ingordigia e del suo egoismo.
Poi, di colpo, tutto svanì nell’aria: il gigante del tempo, il cumulo delle casse misteriose, il camion e lui si ritrovò solo, a calpestare l’erba umida del dirupo.
Era un pomeriggio infido e nebbioso d’autunno e tra poco sarebbe arrivata la sera.

(liberamente ispirato a D. Buzzati)

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