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IL PARADISO
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Nel mirino del grillo
(gli sterminati pascoli verdi di Manitoù...)


10/04/2006 - ore 20:03

Un uomo camminava per i campi con il suo cane, il fucile sulla spalla e l’occhio attento a scrutare nel mare d’erba che procedeva sconfinato dinanzi a loro. Si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si rese conto di essere morto; si ricordò quando stava morendo e che il cane che gli camminava al fianco era già morto da anni.
Si chiese allora dove li stesse portando quella strada appena accennata fra l’erba.
Dopo un poco giunsero ad un'altra strada che costeggiava un alto muro bianco e che sembrava di marmo.
In cima a una collina, il muro si interrompeva in un alto arco di vegetazione che brillava alla luce del sole.
Quando vi fu davanti, il cacciatore vide che l'arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro. Col cane si incamminò verso il cancello dove, a un lato, c'era un uomo che indossava un elegante completo grigio scuro e stava seduto a una scrivania.
Arrivato davanti all’impeccabile guardiano, il cacciatore gli chiese:
“Scusi, dove ci troviamo?”
“Questo è Il Paradiso, signore…” rispose l'uomo.
“E non si potrebbe avere un po' d'acqua?”
“Certo, signore. Entri pure, dentro può avere dell'acqua ghiacciata. Ma dovrà comunque lasciare per sempre il fucile fuori: qui dentro le armi non sono ammesse…”
L'uomo fece un gesto e il cancello si aprì.
“Non può entrare anche il mio amico?” disse il viaggiatore indicando il suo cane.
“Mi spiace, signore…Ma gli animali non li accettiamo.”
L'uomo ci pensò un istante, poi si girò bruscamente e tornò in strada con il fucile aperto sulla spalla e il suo cane che gli trotterellava allegramente davanti.
Dopo una lunga camminata giunse in cima ad un'altra collina in una strada sterrata, piena di pozzanghere e costeggiata da enormi ammassi di rovi, che portava all'ingresso di una fattoria; un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso. Non c'erano recinzioni di sorta.
Avvicinandosi all'ingresso, il cacciatore vide un uomo vestito comodamente in tuta che leggeva un libro, seduto con la schiena contro un albero.
“Mi scusi…” chiese. “Non avrebbe un po' d'acqua?”
“Sì, certo. Laggiù c'è la pompa del pozzo; entri pure.”
“E il mio amico qui?” disse il viaggiatore indicando il cane.
“Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.”
“Ma devo lasciare il fucile…?”
“No, perché? Non gradirebbe andare un po’ a caccia per queste belle vallate, dopo aver bevuto?”
“Magari… Ma è possibile?”
“Certo. Ci sono anche degli impianti per il tiro a volo, se crede…”
Attraversarono l'ingresso ed effettivamente poco più in là c'era un'antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola di acciaio luccicante, pulitissima.
Il viaggiatore riempì la ciotola di acqua freschissima e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane. Continuarono così finchè non si furono dissetati, poi tornarono dall'uomo seduto all'albero, che continuava a leggere il suo libro.
“Come si chiama questo posto?” chiese il viaggiatore.
“Questo è il Paradiso, amico mio”.
“Beh, c’è qualcosa che non mi è chiaro! Laggiù in fondo alla strada, sull’altra collina, un elegantone mi ha detto che era quello, il Paradiso…”
“Ah, vuol dire quel posto con la strada d'oro e la cancellata di madreperla?”
“Sì, sì…Proprio quello! E, in effetti, sembrava proprio…”
“No… Quello è l'Inferno.”
“E allora non vi secca che usino il vostro nome?”
“No, anzi ci fa comodo che selezionino i viaggiatori che per convenienza, pur di entrare abbandonano le loro passioni, trascurano i sentimenti, lasciano perdere i loro migliori amici…”.

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