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UNA GIORNATA FORTUNATA
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Nel mirino del grillo
(punti di vista)


11/05/2006 - ore 19:51

Quando presi la mia prima licenza di caccia nel secolo scorso, pochi anni dopo la fine della guerra, la domenica dell’apertura andammo a starne con i cani di mio zio e, a fine giornata, lui e io ne contammo diciotto da spennare. Allora mi disse che troppo tardi avevo preso la licenza, nonostante fossi ancora un ragazzo.
“Vent’anni fa” egli proclamò, “in una giornata come questa, di starne ne avremmo trovate almeno il doppio, se non di più… Ormai la Caccia è finita!” concluse laconico.
A me lo zio sembrava esagerato, comunque mi era impossibile immaginare di trovare in futuro giornate meno favorevoli di quella; in fondo bastava avere cani buoni e ben addestrati.
Potevano mancarci i mezzi, ma non certo scarseggiare i “branchetti” fra le stoppie assolate o al limitare dei campi di granturco, pronti a sparpagliarsi in volo quando il cane insidiava gli uccelli dappresso e allora decollavano con un fragore assordante. Fu allora che decisi di volere un cane tutto mio. Non appena fui maggiorenne a 21 anni e trovato un lavoro umile ma sicuro, cercai invano di mettere da parte i soldi necessari per comprare il cane “da penna” che volevo, una femmina di quei cani di razza continentale, da ferma, piccoli e col doppio nome… insomma: una “bretoncina” come si dice da noi, ma pura e proveniente da un allevamento blasonato. Non bastandomi però mai i risparmi, feci il conto che smettendo di fumare il mio pacchetto di sigarette al giorno dell’epoca, in qualche centinaio di giorni avrei potuto mettere insieme la somma necessaria per coronare il mio sogno di giovane cacciatore.
Scrissi al miglior allevamento di cani per quella razza che c’era allora e, avutane prontamente risposta, prenotai una cucciolina che mi fu inviata per corriere da mille miglia di distanza, dietro pagamento anticipato di tutti i soldi che avevo faticosamente sottratto ai Monopoli di Stato.
La “bretoncina” era bellissima e affettuosa; divenne ben presto grande in tutti i sensi e non ricordandolo, non potrò mai dire quante quaglie, starne e fagiani mi abbia “puntato” e fatto frullare sotto al naso! Non mi mancava mai la compagnia per andare a caccia e neanche chi mettesse la macchina o rimediava qualche invito in riserve remote.
Una volta di quelle, a caccia in riserva fuori regione con i soliti compagni di battuta, la giornata ci era stata particolarmente proficua; talchè il bagagliaio della nostra unica macchina era pieno di selvaggina “starnata” e la cagnetta si accucciò esausta nell’abitacolo con noi per tornare a casa.
Sulla via del ritorno, si era fatto buio e ben presto ci addormentammo tutti tranne il conducente che però, ad un certo punto, pensò bene di fermarsi su una piazzola di sosta per spandere acqua; dallo sportello lasciato aperto, “Laila” saltò giù e senza che nessuno se ne accorgesse, scomparve inghiottita dalla notte.
Sembra incredibile, ma solo una volta giunti a destinazione mi accorsi che la mia cagnetta non era più con noi in macchina. Contattata la Polizia Stradale competente su quel tratto di autostrada e forniti approssimativamente i parametri chilometrici della zona, potemmo all’indomani sapere che Laila era stata investita, probabilmente da un mezzo pesante –così dissero- almeno a giudicare da quello che ne restava addosso alla barriera metallica che divideva la grande arteria stradale.
Qualcuno mi fece anche notare che, tutto sommato, mi era andata bene… Perché se la bestiola avesse provocato un incidente, magari facendo sbandare una macchina i cui occupanti fossero rimasti feriti o peggio, allora avrei anche passato i guai seri e chissà quanti soldi avrei dovuto anche pagare di risarcimento! Meno male che è andata così, mi dissero, dal momento che lei non è assicurato contro i danni che poteva causare il suo cane…
Ma a me non era sembrata una giornata fortunata e anche adesso, ripensandoci per raccontarla, non mi sembra un granché come andò a finire la storia.

“grillosaggio”
Il "grillosaggio" spara RC