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LA NOTTE PRIMA DELL’APERTURA
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Nel mirino del grillo
(esiste, o forse esisterà un giorno, un luogo dove sarà possibile far rivivere la nostra memoria)


22/05/2006 - ore 18:10

Mio padre giaceva, ormai da tempo gravemente malato, nel suo letto d’ospedale.
Appena possibile, mi recavo per la notte presso di lui e gli porgevo assistenza, anche se solitamente non necessitava di granché in quelle ore.
Spesso trascorrevo il tempo guardandolo mentre dormiva e lo vedevo agitarsi nel sonno da cui si svegliava a brevi intervalli, come succede agli ammalati.
Una notte, alla vigilia dell’apertura di caccia, mentre lo assistevo sonnecchiando sulla poltrona ai piedi del letto, si destò bruscamente ponendosi a sedere al centro del giaciglio, lo sguardo vivo e penetrante; mi avvicinai e lui, deciso: “Figliolo, dai andiamo! Chè è tardi…”
“Dove andiamo?” chiesi allora, non capendo a cosa si volesse riferire.
“Su! Non perdere altro tempo che è ora… Comincia a staccare questi affari” riferendosi ai tubicini che lo alimentavano, “che è quasi giorno.”
Lo trattenni dal togliersi quella roba e lui mi guardò irritato, ripetendo: “Ti ho detto che è già tardi… Prendi i fucili, sciogli il cane e andiamo…”.
Poi, vedendo che lo fissavo serio senza rispondergli, tornò a sdraiarsi e lo udii mormorare “Eppure, quando eri bambino, ti ho sempre portato con me…” mentre risprofondava nell’oblìo.
In quel momento, riconosciuto il lampeggiare dei suoi occhi nel buio e udendogli pronunciare ancora una volta quelle parole, mi illusi che mai mio padre sarebbe potuto morire.

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