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COSE CHE CAPITANO
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Nel mirino del grillo


16/06/2006 - ore 03:12

Dagoberto Quartana, pluri-titolato Campione internazionale di Piattello – Fossa, con all’attivo un podio alle Olimpiadi, si stava preparando per scendere in pedana in una stupenda giornata primaverile, alla Prova di Campionato del Mondo di Trap in Guatemala.
Per la circostanza, oltre a lui, erano presenti i migliori Tiratori del globo e tutti lo salutavano in varie lingue, ma sempre con palese deferenza e quasi un’ombra di timore: in fondo era lui l’uomo da battere.
Quartana si estraniò dall’ambiente circostante per raggiungere la necessaria concentrazione in pedana; infatti la prima serie stava per cominciare.
Negli ultimi due anni di attività agonistica –nonostante l’età non giovanissima- egli aveva saputo mantenere la media di 24.10 piattelli a serie e questo lo faceva ancora sentire tranquillo quando si apprestava a scendere in pedana; anche se in precedenza, con i suoi 24,60 di media, le strade erano certamente tutte in discesa.
Quest’oggi, però, i suoi avversari storici (i grandi del Tiro a Volo Mondiale) lo studiavano con particolare insistenza e non sembravano avere occhi che per lui.
La gara finalmente ebbe inizio e con uno zero al secondo piattello, Quartana sembrò perdere ulteriormente un po’ di quella sicurezza che aveva sempre contraddistinto le sue prestazioni da grande Campione. La serie si trascinava nervosamente e prima della fine qualche altro zero si iscrisse sul tabellone elettronico digitale. Certo, un 22 non era molto per quella gara (il peggiore punteggio della batteria…), ma lui era sicuro che alla distanza le sorti si sarebbero invertite e sarebbero stati gli altri ad essere in sofferenza.
La giornata proseguì con un passabile 24, ma alla terza serie –inspiegabilmente- uscì un 20/25; punteggio che mancava all’attivo del Quartana da almeno cinque anni! Che stava succedendo?
Il CT, i tecnici ed i connazionali che assistevano (chi preoccupato, chi facendo finta di nulla, chi incoraggiando con frasi inopportune…) acuirono ancora di più il disagio del “campione”, anche perché ciascuno a suo modo, aveva qualcosa da dirgli.
La sera, al ristorante prima ed in albergo poi, gli avversari blasonati quando lo incrociavano –pur senza fare riferimento alla giornata per lui nefasta- pare avessero nei suoi confronti un atteggiamento meno deferente e di minor rispetto del solito o, almeno, così gli era sembrato. Quartana andò comunque a letto presto: domani ci sarebbe stato un lavoro serio da terminare!
Trascorsa una notte inquieta e popolata da brevi sogni sconclusionati (quelli nei quali si vorrebbe fuggire chissà dove, ma si è inchiodati finché non ci si sveglia di soprassalto madidi di sudore), Dagoberto Quartana –alzatosi di buon mattino e recatosi in bagno- avvertì un leggero tremito alle mani ed una sorta di malessere in tutto il corpo: forse aveva la febbre.
Il solerte medico federale, subito accorso col termometro e gli altri ferri del mestiere, potè tuttavia constatare che egli stava benissimo: né febbre, né altro… Anche la pressione era eccellente. Tutto a posto, insomma: non c’era nulla di cui preoccuparsi.
Eppure qualcosa era successo: lo lesse negli sguardi degli avversari, allorché si ritrovarono nella sala-mensa dell’hotel per la prima colazione, mentre insieme facevano la fila davanti al dispensatore di yogurt e cereali. Il modo strano (quasi ammiccante) con cui continuavano a scrutarlo e a parlottare poi fra loro, lo infastidì a tal punto che egli lasciò sul tavolo le cibarie prelevate e se ne tornò in camera sua, fino a quando vennero a prenderlo per andare sul campo di gara.
In una giornata climaticamente perfetta per sparare alle undici del mattino, egli si accorse però di non riuscire a comandare al proprio corpo come avrebbe voluto, né a coordinare i movimenti come di solito. Nulla di grave, per carità: qualcosa che soltanto lui riusciva appena a percepire, una sensazione, una sorta di inquietudine, un’ombra davanti agli occhi, uno stato d’animo che si trasformò rapidamente in ansia palpabile…
La prima serie della giornata non andò bene e la seconda peggio. Quartana non ricordava neanche quanti anni fossero che non aveva più sparato così male, né quando avesse fatto per l’ultima volta un tale punteggio…“Forse mai!” si disse e gli sembrò di vivere ancora dentro un brutto sogno, come la notte precedente.
Quel giorno non lo fecero neanche avvicinare al podio. Ebbe la sensazione che anche gli amici presenti gli prestassero minore attenzione o, comunque, fossero meno espansivi del solito…
Allora si sentì prendere allo stomaco come se una mano artigliata lo stringesse senza posa: a nulla valsero le consolazioni telefoniche internazionali dei famigliari. Egli aveva ben compreso tutto. Purtroppo lo aveva visto succedere altre volte: se lo sentiva dentro e lo ebbe chiaramente confermato in viso guardandosi allo specchio. Il grande Campione pluridecorato che era stato, senza che nulla di particolare fosse accaduto, se ne era semplicemente andato e non sarebbe tornato mai più.

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