| ILTIRO.COM | Il portale del tiro a volo
Work On Web - realizzazione siti internet

 INDIETRO 
MESSAGGIO IN UNA BOTTIGLIA
Stampa questa pagina
Nel mirino del grillo
(in attesa del Ferragosto)


05/08/2006 - ore 09:09

Verso le cinque di mattina del 14 agosto il vecchio si alzò faticosamente dal letto, ove aveva atteso sveglio da più di un’ora il crepuscolo dell’alba. Fece piano per non disturbare la moglie che gli dormiva ancora profondamente accanto, la bocca semiaperta, russando a tratti.
Si recò in bagno, poi si diresse con passi felpati nel tinello, prese da un cassetto carta e penna e si sedette allo scrittoio, illuminato da una debole luce rossastra: ma già ormai stava facendo giorno.
Stamane avrebbe finalmente scritto quello che da gran tempo aveva in animo e lo avrebbe fatto all’insaputa di sua moglie, essendo cosa troppo intima quella della quale intendeva trattare.
Si fece coraggio e cominciò:
“Caro figliolo,
anche se ci siamo salutati brevemente l’altro giorno per telefono, sai quanto mi faccia piacere scriverti ogni tanto con la penna sulla carta, come ho insegnato a fare anche a te, sin da quando eri bambino. La preparazione di una lettera non è soltanto il momento della semplice scrittura di notizie ad una persona cara, ma è anche il prima e il dopo; la rilettura del testo, la piegatura precisa del foglio, la vergatura dell’indirizzo e del mittente sulla busta, la chiusura, il francobollo e la spedizione… Poi, finché la busta con il suo prezioso contenuto non giunge a destinazione, ci si può divertire ad immaginare il suo tortuoso percorso, le vari mani che la toccano, i timbri dei diversi uffici postali, le fasi del lento recapito dall’altra parte del mondo… Insomma: è anche per questo che mi fa piacere scriverti, ma non solo. Che ti voglio dire, allora, oggi? Le notizie di casa già le hai comunicate per telefono alla mamma e sarebbe superfluo chiederti qui di Maria e dei ragazzi: mi fa piacere sapere che state tutti bene e noi sempre vi pensiamo con tanto affetto.
Una cosa, invece, non ci siamo mai detti a voce e ci stavo pensando per l’ennesima volta questa mattina, verso le quattro, quando come al solito mi sono svegliato, sia per il caldo e sia per i consueti dolori alla schiena, e non ho più ripreso sonno. Allora, figliolo, mi sono ricordato di quando mi accompagnasti a Brescia –oltre trent’anni fa- a comprare quel sovrapposto “SO3 EELL” col quale poi entrambi abbiamo tirato per un certo periodo al Piccione… E anche di quando prendesti il diploma col massimo dei voti e con la mamma ti regalammo il Beretta “SO4” (col calcio che ti era perfetto), perché allora avevi manifestato il desiderio di sparare al piattello; cosa che hai pure iniziato a fare e con buoni risultati … Questo ricordavo stanotte nel chiuso della stanza afosa e ci tenevo a dirti che oltre ai due sovrapposti, ci sono anche la doppietta Franchi “Imperiale Montecarlo Extra” che era del nonno ed il Perazzi “SCO Cartelle” di quando ti sei laureato, che ti aspettano nella vetrina blindata in salone. Lo sai che, purtroppo, io ho smesso da tempo di sparare a qualsiasi cosa per quel problema alla spalla per cui sono stato operato senza successo. Ora, poi, che non guido neanche più la macchina a causa della vista, non ho più voglia (e neanche la possibilità) di andare la domenica sui campi di tiro, a vedere le gare degli altri.
Stai però tranquillo che, se anche sei lontano, i tuoi fucili te li tengo da conto io: una volta ogni paio di mesi –per lo più di domenica mattina- li tiro fuori uno ad uno dalla rastrelliera e, dopo avere apparecchiato il tavolo con la tela cerata e i giornali- li smonto, li pulisco e li lubrifico con la cura che ricorderai. Poi, ci passo anche un poco di olio sulle bascule, dentro e fuori, con un pennellino; insomma faccio tutto come quando tu eri qui con noi e la domenica andavamo a sparare insieme… Certo, la mamma ed io siamo molto contenti che il nostro unico figlio sia diventato un valente chirurgo e che l’ospedale di East London in Sud-Africa gli abbia offerto –subito dopo la specializzazione- un contratto vantaggioso, di quelli che non si possono rifiutare.
Mi fa piacere saperti felicemente sposato laggiù con una brava ragazza, figlia di nostri connazionali benestanti e il fatto che non ti manchi nulla neanche del superfluo è per noi motivo di grande consolazione.
Certo, ogni volta che ci sentiamo, mi prometti che presto verrai a trovarci qui a casa e andremo –almeno per una volta- ancora al Tiro insieme, come ai vecchi tempi. Un mese fa, in una delle tue rare lettere, mi avevi anche scritto che avresti fatto del tutto per essere qui con noi a Ferragosto ma, intanto, sono quasi vent’anni che sei partito e sette che non ti vedo: neanche conosco la mia ultima nipotina, che ho visto soltanto in fotografia. Poi, mi dici anche che da quando sei laggiù non hai più sparato un colpo… Qui il tuo papà ti aspetta: i fucili e le cartucce sono sempre pronti! Lo so che il viaggio è lungo anche in aereo e gli impegni della tua professione non ti consentono di lasciare il Reparto specialistico da te diretto, se non per pochi giorni… che non sarebbero sufficienti per venirci a trovare qui in Italia. Comunque, mi farebbe tanto piacere poterti riabbracciare almeno una volta e magari pensare anche al passaggio di proprietà delle armi. Più volte –ricorderai- ho proposto di spedirti i fucili in Sud-Africa: mi sarei occupato io delle pratiche burocratiche e delle relative spese, ma tu hai sempre risposto che avremmo fatto in tempo più avanti… Tieni tuttavia conto che io mi vado facendo sempre più vecchio e stanco.
Ti attendo dunque a breve, anche solo un giorno, per andare a sparare ancora insieme.
Intanto, ti saluto con l’affetto di sempre e ti abbraccio caramente.
Tuo padre.”
Il vecchio rilesse lentamente i fogli ricoperti dai propri segni e li mise piegati nella busta, poi vi scrisse con cura l’indirizzo che ben sapeva a memoria; la chiuse e la posò dritta al centro del tavolo, appoggiata a un vaso di cristallo. Erano appena le sette e trenta del mattino: giusto il tempo di preparare il caffè, custodirsi e vestirsi; sarebbe andato, ancora col fresco, a piedi sino all’ufficio postale per la spedizione via-aerea della missiva.
Era contento della lettera che aveva appena scritto al ragazzo e canticchiava piano nel mettere la caffettiera sul fornello, anche se dentro di sé ben sapeva che il figliolo sarebbe tornato a casa solo per il suo funerale.

grillosaggio@iltiro.com
Il "grillosaggio" spara RC