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ELICHE GRIFAGNE…
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Nel mirino del grillo
(ancora Eliche da… “staccare”)


16/09/2006 - ore 20:17

Dal momento che un qualche interesse sembra essere stato suscitato col precedente brano nei rari lettori della rubrica intorno al mondo del tiro all’Elica, mi permetto –come minacciato- di integrare quanto sin qui detto in proposito con qualche indicazione ulteriore che, spero, sia poi utile a qualcuno.
Abbiamo visto come si presenta un Campo di tiro al “bersaglio rotante” e come la regola delle cinque “cassette” sia stata mutuata in buona parte dal tiro a Piccione, compresa la rete a fondo-campo che delimita l’area in cui deve cadere il “testimone” del bersaglio colpito e “staccato”, affinché esso sia considerato valido.
Ma prima di arrivare a far cadere “dentro” il testimone, vi è la fase più delicata di tutta la “liturgia”: mi riferisco alla “CHIAMATA”.
Essa, infatti, risulta determinante per la buona riuscita del tiro e del conseguente punteggio utile.
Per chi proviene dalla “Fossa” può riuscire spesso ostico il meccanismo della “doppia chiamata” e dello scambio di avvisi fra il Tiratore in pedana e l’addetto allo sgancio delle eliche medesime.
In pratica, il Tiratore –una volta preso posto in pedana (ove, come si ricorderà, è solo..) e trovata la giusta concentrazione individuale- caricherà e chiuderà il proprio fucile col sottofondo del rumore di rotazione delle macchinette, brandeggerà l’arma e -prima di imbracciarla- dirà “PRONTO” con voce il più possibile neutra ed incolore; a ciò verrà risposto “PRONTO!” dall’addetto alla “roulette”: da quel preciso momento il “phono-pull” sarà attivo ed al minimo fiato del tiratore il bersaglio sarà sganciato da una delle cinque macchine rotanti. Questo è il momento in cui si raggiunge il massimo della concentrazione e il tiratore deve essere “veramente pronto” a colpire!
Si consiglia di dare il “PRONTO” prima di imbracciare, in quanto – in caso contrario- vi può essere la tendenza a “scomporsi” nella foga della richiesta, con conseguenze immaginabili sia sull’impostazione, sia sul risultato finale.
Una volta in pedana per il nostro turno sarà bene non avere fretta (tanto si spara uno alla volta) e non fare gesti nervosi, né muoversi a scatti: la cosa forse più importante è quella di imbracciare lentamente ponendo le canne alla base della cassetta n. 3; inoltre è importante cercare di non muovere gli occhi (aperti) dalla linea di mira, dopo avere impostato per la chiamata. Può sembrare banale e scontato, ma spesso si tende a mettere correttamente il fucile alla spalla e alla guancia, muovendo però involontariamente gli occhi per cercare di abbracciare con lo sguardo le cinque cassette e poi tornare a guardare alla base della n.3 attraverso la bindella.
Questo atteggiamento, spesso inconscio, risulta deleterio al tiro e non favorisce certo la sinergia tra occhi, braccia, spalla e fucile che dovrebbero muoversi armoniosamente come un tutt’uno per raggiungere e colpire il bersaglio in volo.
Altro accorgimento che sarà bene adottare, qualora si sia chiamati a sparare più di un’elica per Campo, è quello di spostarsi col corpo a favore delle cassette residue, mettendo ovviamente anche le canne del fucile a metà tra le probabili uscite. In pratica, se si è già sparato alle eliche uscite dalla n.1 e dalla n. 2, per la terza elica ancora da tirare l’esecutore dovrà posizionarsi in attesa con le canne alla base della cassetta n. 4 e così via, adattando la posizione –anche del corpo- alle “cassette” ancora piene.
Ciascun Tiratore ha però la sua “bestia nera”: cioè la cassetta che patisce di più delle altre e che quasi sempre gli si aprirà alla chiamata, anche se dovrà sparare una sola elica per Campo!
Direi che i Tiratori d’Elica si suddividono in due grosse sottocategorie: quelli che temono la cassetta n. 1 e quelli che patiscono la n. 5. Poi ci sono quelli che sbagliano soltanto le eliche che escono dalla “centrale” n. 3, ma sono molti di meno e di solito ciò accade perché uscendo il bersaglio “davanti al naso”, si tende a sollevare leggermente il viso dal calcio (o, se preferite, “si stacca la faccia”). Tuttavia, tali “croci” -che affliggono più o meno tutti i praticanti della Specialità- col tempo si correggono perfettamente, con qualche semplice precauzione: peccato, però che quando saremo in grado di prendere tutte le eliche della n. 5, non staccheremo più un “testimone” di quelle uscite dalla n. 1 o viceversa! Sarà comunque il caso di agevolare la posizione in pedana a favore della cassetta che più si patisce, impostandosi leggermente –sia con i piedi, sia con le canne- verso di essa. Inoltre, se si stenta a percepire lo sgancio del bersaglio, si può provare ad abbassare di un metro circa il punto di attesa con le canne alla base della cassetta centrale, cercando di restare immobili sulla chiamata e sparando soltanto quando si sarà percepito il bersaglio in volo.
Certo, la valutazione immediata di un bersaglio e della sua difficoltà oggettiva è indispensabile per il buon esito del tiro. Il tempo di sparo per l’elica, infatti, non è quasi mai lo stesso per i diversi bersagli, anche se le differenze sono talvolta impercettibili persino per lo stesso Tiratore.
Tuttavia non è mai bene “tirare a zona” verso dove si è involato il bersaglio: bensì esso dovrà essere prima nettamente percepito (anche perché l’elica cambia direzione per mille motivi! Non è mica un piattello…) e subito dopo sparato, come un cacciatore farebbe con un merlo che frulli da dentro un ammasso di rovi o nella macchia fitta.
Mentre, il “muoversi sulla chiamata” e fare fuoco “da quella parte” è il modo migliore di mettere insieme tanti di quegli zeri, che la metà sarebbero sufficienti a convincere chiunque ad andare a pesca.
Le Eliche che si incontrano in gara possono essere facili o difficili, ma mai impossibili! Quelle difficili se ne vanno da sole, vanamente inseguite dalle due fucilate (a volte lasciando cadere qualche frammento arancione all’interno del campo… come beffa!) e uscendo di pedana si trova sempre qualcuno che ci dice: “Che brutta elica!” oppure: “Uguale a quella che è uscita al Campione del Mondo in carica e ci ha messo zero pure lui!” od anche: “Certo che sempre a te capitano queste schegge…”. Tuttavia c’è anche il buon Tiratore (agile e veloce sui bersagli difficili) che tende però a sbagliare le eliche facili, verosimilmente per eccesso di sicurezza o perché le guarda (quasi a volersele “assicurare”) oppure perché raggiunge il bersaglio con gli occhi ma non riesce a portarvi sopra le canne, tanto l’impresa sembra facile….
Insomma, oltre alle mere “padelle”, i motivi per i quali un’elica non si stacca sono tanti, ivi compreso il fatto che spesso il bersaglio si “buca bene”, ma il testimone non fuoriesce dal suo alloggiamento nell’anello solidale alle pale. Qui si potrebbe aprire un lungo discorso infarcito di balistica e fisica aerodinamica che vi risparmio, anche per evitare di dire fesserie; tuttavia, una cosa è certa: le cartucce troppo veloci e troppo potenti spesso “bucano”, “spalettano”, “spingono fuori il testimone” e fanno tante altre cose, tranne staccare il bianco e lasciarlo cadere dentro la rete!
L’impatto della rosa dei pallini con l’elica in volo deve determinare “morbidamente” l’uscita del testimone dal suo alloggiamento: in caso contrario spesso le palette “spariscono”, ma l’anello arancione resta attaccato al bianco ed è egualmente “zero”.
La distanza media alla quale si spara ad un’elica è intorno ai 30-35 metri, con punte massime di 40: oltre tale distanza, si rischia egualmente di colpire il bersaglio ma esso cadrà quasi sempre fuori della rete. Pertanto non risultano utili “cartuccioni” spinti da 420 metri al secondo di V/0 che –oltretutto- sfondano la spalla al Tiratore (soprattutto d’estate); anzi spesso tali munizioni “super” sono controproducenti per i motivi sopra esposti.
La cartuccia per l’Elica deve essere equilibrata in tutti i suoi componenti e con pressioni relativamente contenute, pur rammentando che si sparano comunque 35 – 36 grammi di piombo ed il rinculo prodotto non sarà mai lieve come quello delle cartucce da piattello.
Alla fine di tutto, per riuscire bene nel tiro all’Elica serve anche quella buona dose di fortuna che deve assisterci in Pedana e che solitamente vediamo capitare sempre agli altri, soprattutto se sono più bravi di noi e –quindi- ne avrebbero in fondo meno bisogno! Ma così è la vita…
Buon divertimento.

(nella foto: il delicato momento del “PRONTO”).

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