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IL “SUPERCAFONE” ALL’OPERA
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Nel mirino del grillo
(ciascun Campo di Tiro ha i suoi…)


16/11/2006 - ore 20:18

Come avrete notato, ogni Campo di Tiro a Volo del Regno è frequentato sia da praticanti di passaggio, sia da quelli cosiddetti “stanziali”. Questi ultimi si recano sull’impianto con regolarità durante il corso dell’anno, con l’afa e col gelo, a volte sparano a volte no, ma sempre comunque trascorrono il pomeriggio o la giornata domenicale fra il bar, “la “club-house”, il ristorante e la pedana, impegnati in interminabili discussioni su fucili, cartucce, regolarità dei lanci e partite a “scala 40” o “burraco”. Pur lamentandosi costantemente per la suddivisione del montepremi delle gare in cartello o per la mancanza delle medesime, essi non mancano comunque mai; costituiscono, di fatto, quel bacino di “utenza fissa” sul quale i Gestori del Campo fanno affidamento per non chiudere e sono, pertanto, sempre graditi, benvenuti e trattati “da amici”.
Ovviamente, non essendo il mondo perfetto, tra di essi si annida il “supercafone” che fa sempre sentire la sua voce, spesso “alta”!
Ciascun Campo ha il suo od i suoi e si riconoscono (o meglio, “si fanno riconoscere”…) anche da chi è di passaggio o si trovi sul tale impianto per puro caso.
I “supercafoni” sono una categoria umana “trasversale” (nicchia nella nicchia dei tiratori) che prescinde dal grado d’istruzione, dall’età o da altro.
Necessitano però talune condizioni essenziali perché il soggetto in esame si sviluppi e cresca: deve avere buone disponibilità economiche (oggi per disporre di tempo e soldi da spendere sui Campi di Tiro non serve essere notai, proprietari di farmacie o dentisti, basta avere una carrozzeria o fare l’idraulico o il bancario…) e deve effettivamente sparare bene.
Se risponde a questi due requisiti essenziali, il nostro da sfoggio di tutte le sue potenzialità sia in pedana, sia fuori. Sempre presente, colonna della “squadra” della Società per le trasferte e per i Campionati, tenuto in giusta considerazione per le sue effettive capacità tecniche, lui però critica costantemente la gestione dell’impianto e i suoi responsabili, predicando a capannelli di gente a bordo campo alla quale ci tiene a precisare: “Io le cose le dico in faccia, perché non ho paura di nessuno!”. Accende pretestuose discussioni ad alta voce, mentre altri praticanti sono in pedana e stanno sparando; si “appiccica” con gli arbitri e, prendendo spunto da un banale evento qualsiasi, rinfaccia loro brutalmente l’incompetenza dimostrata nella fattispecie, cercando di accreditarsi come il “detentore unico” della dottrina delle norme in materia di Tiro. Riprende gli altri tiratori se “respirano col fiatone” quando lui sta in pedana e poi, allorché ha finito la serie, si mette a raccontare il perché ed il percome dei suoi rari zeri ad alta voce, alle spalle di chi è sta sparando.
Fa battute ironiche e talvolta volgari all’indirizzo di questo o quel “conoscente di pedana”, magari al momento assente, e viene lasciato fare e dire perché –paradossalmente- conoscendolo tutti per quello che è (qui non si può scrivere, ma basterebbe una sola parola che comincia per “st…..”!), nessuno se la sente di mettercisi a discutere per rovinarsi la domenica e la gara appresso a lui.
Dal momento che nessuno trova la voglia od il coraggio, al termine di una “performance” dell’interessato, di prenderlo da parte e comunicargli, ad esempio: “Guardi che qui il suo comportamento è tollerato, ma non è gradito!” oppure “Gli altri tiratori non vengono su questo campo per farsi insultare da lei…” od anche “Lei non ha alcun diritto di assumere questi atteggiamenti scortesi e gratuiti nei confronti di chi dirige l’impianto e di chi ci viene a sparare…” (garbati eufemismi per rappresentare al tizio che sul campo ha rotto le palle a tutti), allora questi si sente autorizzato a perseverare nei suoi censurabili comportamenti, sentendosi addirittura bravo (certamente più bravo di tutti gli altri “pisquani” che frequentano il medesimo Campo) ed alza di volta in volta “la posta”, con asserzioni del tipo: “Me ne devo andare da questo campo, che è un casino…” oppure “Ma gli arbitri che stanno qui li hanno fatti con i punti “miralanza” e manco conoscono il regolamento!” od anche “Ma che ci sto a fare io qui, fra questa massa di pecoroni?” (quest’ultima domanda se la pongono spesso anche i “pecoroni”medesimi, nella segreta speranza che il soggetto vada a pigliarsela “in saccoccia” da qualche altra parte).
Tuttavia, per fortuna, il “supercafone” alla lunga cambia sempre Campo di Tiro e, dopo avere inquinato pesantemente l’ambiente, finalmente andrà a farsi godere da qualcun altro. Questo solitamente avviene per un qualche evento per così dire “traumatico”, allorché una volta riterrà di non essere stato tenuto nella giusta considerazione per la composizione della Squadra, subirà un “ingiusto danno” dalla decisione arbitrale nel corso di una gara importante, non avrà potuto sparare all’ora e con la luce che diceva lui perché c’erano altri tiratori già iscritti o, più semplicemente, perché avrà infine percepito la meritata ostilità da parte di tutto l’ambiente e deciderà di “cambiare aria” per ricominciare daccapo su qualche altro Campo lontano, dove magari lo conoscono meno.
L’epilogo è scontato e sembra un lieto fine per il buon andamento dell’impianto ma, attenzione, perché “la mamma dei supercafoni è sempre incinta” e per uno che se ne va, c’è il rischio che ne arrivino due per “allearsi” fra loro ad allietare le domeniche dei “Tiratori Generici Medi”, che non vogliono attaccare briga.
Vale sempre (anche sui Campi di Tiro) il detto: “chi si fa pecora, il lupo se la mangia…!”.

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Il "grillosaggio" spara RC