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LO SPIRITO DEL TIRO
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Nel mirino del grillo
(Notte Santa a Botticino)


21/12/2006 - ore 20:59

Tetra e sconfinata è l’antica fabbrica d’armi quando è chiusa, grande quanto svariati campi di calcio, olezzante di olio minerale e acciaio, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente magazzino è immenso, con la vicina galleria di tiro e le stanze dei legni… A girarla tutta, la fabbrica, non basta una vita: anche taluni operai che da anni vi lavorano non conoscono ancora tutti gli anfratti e i meandri dell’immenso opificio.
Che farà la sera di Natale –ci si domanda- lo scarno proprietario, mentre la città industriale e tutte le valli alle sue spalle sono in festa? Come potrà vincere la malinconia vedendo la sua fabbrica chiusa per il lungo ponte sino a dopo l’Epifania?
Eppure, tutti hanno una consolazione: i bambini hanno i doni sotto l’albero, la mamma ha i figli intorno a sè e cenerà col marito, la sorella e i genitori, il malato sente nascere una nuova speranza, il godereccio incontrerà il compagno di dissipazioni, il detenuto sentirà la voce di un altro dalla cella vicino. Come farà il padrone?
Sorrideva il fedele Ambrogio, 32 anni, cresciuto in azienda e segretario del titolare, pensando così, perché ben sapeva che lì – all’interno della fabbrica- il proprietario aveva lo Spirito del Tiro, la sera di Natale.
Seduto sulla sua poltrona nel mezzo della fabbrica gelida e deserta non sarebbe stato certo solo, non avrebbe avuto neanche freddo e non si sarebbe sentito affatto abbandonato.
Nella sera di Natale, lo Spirito dilaga nel tempio del Tiro a scaldare il proprietario, a dare un senso alla sua vita spesa per consentire agli altri di battere le Pedane del mondo e salire sui podii con i suoi fucili.
Così quella sera la fabbrica: traboccante di Spirito! E benché sapesse che non gli competeva, il segretario si tratteneva volentieri a preparare la poltrona e apparecchiare un tavolinetto con il frugale pasto di mezzanotte al proprietario, che stava appunto per arrivare.
Nel mentre, si sentì bussare alla pesante porta metallica e Ambrogio –seppure stupito- andò ad aprire. Gli comparve un vecchio Tiratore, tremante per il freddo, con un giubbino sbiadito e un cappellino con il logo della ditta… Certamente l’uomo sembrava aver conosciuto tempi migliori.
“Che quantità di Spirito!” esclamò sorridendo costui, guardandosi intorno. “Lo si sente perfino da fuori. Signore, me ne potrebbe lasciare un pochino? Pensi, non riesco a prendere più un piattello, ho fatto tanta strada per arrivare qui e... è la sera di Natale”.
“E’ del proprietario della fabbrica” rispose il segretario. “Serve a lui fra un paio d’ore. Il padrone già lavora tutto l’anno senza neanche andare in ferie l’estate, non pretenderà mica che adesso rinunci pure allo Spirito del Tiro?”
“Neanche un pochino, signore? Ce n’è tanto! Il proprietario non se ne accorgerebbe nemmeno!”
“Le ho detto di no… Può andare… La fabbrica è chiusa al pubblico” e congedò il vecchio regalandogli una borsina di plastica floscia per le cartucce.
Ma come il Tiratore fu uscito dalla fabbrica, nello stesso istante lo Spirito scomparve. Sgomento, Ambrogio cominciò a cercare dappertutto con lo sguardo, ma non c’era più traccia del vero Spirito del Tiro.
La sconfinata distesa di banconi, i macchinari, le vetrate divisorie, i rulli trasportatori immobili avevano assunto un aspetto inospitale e sinistro. E tra un paio d’ore il padrone sarebbe arrivato.
Con apprensione, il segretario uscì sul piazzale deserto della ditta, andò nel magazzino e fece il giro interno della recinzione. Niente: anche fuori non c’era più traccia dello Spirito, benché fosse Natale.
Vedeva correre le macchine sulla vicina statale trasportanti persone che si affrettavano all’appuntamento con qualcuno; i fari vorticavano incontrollati, come lame nella notte invernale.
Un sottile strato di brina ricopriva l’ampia distesa d’asfalto del piazzale, solitamente gremito di camion. Ambrogio, sempre più agitato, uscì nella notte col furgone aziendale e se n’andò per le strade profane, tra il fragore di scatenati banchetti. Lui però sapeva l’indirizzo giusto; quando entrò nella casa, la famiglia amica stava sedendosi a tavola. L’atmosfera era quella giusta ed intorno a loro c’era un poco di Spirito.
“Buon Natale, Ambrogio” gli dissero. “Vuoi accomodarti con noi?”
“Ho fretta, amici” rispose lui. “Per una mia leggerezza lo Spirito del Tiro ha abbandonato la fabbrica e il padrone tra poco, come ogni Natale, verrà a trascorrervi la notte. Non mi potete dare il vostro? Tanto voi siete in compagnia, non ve ne accorgerete nemmeno…”
“Caro amico” fece il capofamiglia. “Dimentichi che qui siamo tutti appassionati e sportivi veri… Poi è Natale e proprio stasera i miei figli dovrebbero fare a meno dello Spirito? Mi meraviglio di te…”. E nell’attimo stesso che l’uomo diceva così, lo Spirito uscì dalla stanza e i sorrisi di tutti si spensero, lasciandoli a guardarsi come estranei, come rivali sui Campi di Tiro.
Via di nuovo, allora, nella notte, lungo le strade deserte. Dopo innumerevoli giri, il segretario infine lo rivide. Era giunto all’imboccatura della valle e dinanzi a lui si stendeva nel buio, biancheggiante per la caligine, la grande campagna. Sopra prati d’erba spagna e brulli filari di viti, ondeggiava lo Spirito del Tiro, come aspettando. Il segretario cercò di avvicinarsi, ma incontrò un vecchio cacciatore che stava rientrando alla sua vicina casa.
“Ma che fa, Ambrogio?” gli domandò l’appassionato. “Vuol prendersi un malanno con questo freddo?”
“Guarda laggiù, amico. Non vedi?”
Il cacciatore guardò senza stupore. “E’ nostro” disse. Ogni Natale viene a benedire la stagione di caccia in questa zona, che è una delle migliori della regione”.
“Senti” disse il segretario. “Non me ne potresti dare un poco? In fabbrica siamo rimasti senza ed anche i dintorni sono vuoti. Lasciamene un pochino che il padrone possa almeno fare un Natale decente nell’azienda…”
“Ma neanche per idea! Chissà che cose avete combinato per far sparire lo Spirito da voi! E’ colpa vostra… Non se ne fa niente” esclamò il cacciatore, ma immediatamente lo Spirito si sollevò dai suoi campi e scomparve nel buio.
Andò ancora più lontano, cercando. Il vero, autentico Spirito del Tiro pareva farsi sempre più raro e chi ne possedeva un poco non voleva cederlo (ma nell’attimo stesso in cui lo negava a qualcuno, lo Spirito scompariva definitivamente).
Ecco quindi Ambrogio fermare la macchina ai limiti di una stretta valle e scendere nel buio: al confine delle montagne incombenti, proprio dove la notte impediva la vista, risplendeva serenamente lo Spirito, in forma di nube ogivale. Il segretario, disperato, corse sulla brina verso la nube. “Aspettami, o Spirito” supplicava. “Per colpa mia il padrone è rimasto solo, e stasera è Natale!”
Aveva i piedi gelati, la nebbia lo avvolse completamente e ogni tanto inciampava stramazzando a terra. Chissà dove era andato a capitare… Quanto ancora avrebbe resistito, così senza neanche il cappotto?
Finchè udì come un coro di “evviva”, applausi da podio olimpico, ovazioni, feste, gioia pura, solidarietà sportiva, passione viva, calore da dentro: un raggio di luce filtrava nella nebbia.
Aprì una porticina metallica: era una grandissima fabbrica illuminata a giorno e nel mezzo –visto da dietro- un uomo anziano, piccolo, i capelli brizzolati, seduto beatamente su una poltrona. E la fabbrica era piena di paradiso: il vero Spirito del Tiro traboccava per ogni dove.
“Fratello” gemette il segretario, al limite delle forze, avvicinandosi alla poltrona.
“Abbi pietà di me. Il padrone della fabbrica, per colpa mia, è rimasto solo e ha bisogno dello Spirito del Tiro. Lui ha dedicato tutta l’esistenza a far diventare campioni gli altri e non può fare a meno anche di questo. Dammene un poco, ti prego”.
Lentamente si voltò colui che stava in poltrona al centro dello stabilimento e il segretario per poco non cadde letteralmente a terra.
“Buon Natale a te, Ambrogio” esclamò il titolare dell’azienda facendosi incontro al suo segretario, tutto recinto di Spirito.
“Benedetto cristiano, ma dove ti eri cacciato? Si può sapere cosa sei andato a cercare fuori, in questa notte da lupi?”

Grillo Saggio

(liberamente ispirato a D. Buzzati)
Il "grillosaggio" spara RC