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 INDIETRO 
LA RIEDUCAZIONE
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Nel mirino del grillo
(il seguito de: “IL DIFFERIMENTO”)


10/01/2007 - ore 21:56

Erano ormai circa sei mesi che l’avv. Lino Cozzamara lavorava senza compenso e senza speranze per il “Palazzo”, curando il sito federale e scrivendo pezzi molto apprezzati sul Notiziario mensile.
Ormai maturo, anche come Tiratore, Lino si accontentava –in cambio- di avere la possibilità di poter partecipare alle Gare di cartello ed ai Campionati di Elica, riuscendo talvolta anche a salire sul podio.
Certo, la sua condizione di collaboratore forzato non gli andava a genio, ma –per poter mantenere il “differimento a tempo indeterminato” della propria condanna, inflittagli a suo tempo dal Giudice Unico ed Inappellabile della Federazione- non aveva avuto altra scelta che, appunto, “collaborare”.
Tuttavia, nonostante i suoi sforzi per compiacere il “Palazzo” e l’entourage del Sommo, veniva sempre guardato con una certa diffidenza ed il sospetto che egli facesse una sorta di doppiogioco (collaborando segretamente anche con siti WEB indipendenti) era per taluni della Struttura più che fondato.
Effettivamente Lino, per conservare un minimo di dignità ed ubbidendo al suo indomabile amor proprio, aveva gratuitamente continuato a scrivere anche per altri siti dedicati al Tiro a Volo, unica passione della sua vita (il meglio della quale era ormai dietro le spalle).
Certo, il tenore dei suoi interventi sui “siti liberi” non era proprio a sostegno della Federazione e non aveva perso occasione per stigmatizzare le irregolarità, le omissioni e l’andazzo che aveva riscontrato in tutti i settori dell’”AMBARADAM”, a maggior ragione adesso che era costretto a frequentare con regolarità il “Palazzo”, godendo così di un osservatorio privilegiato dall’interno. Ingenuamente riteneva che la Struttura, anche se si fosse avveduta di ciò, non avrebbe intrapreso iniziative coercitive nei suoi confronti dal momento che egli si era piegato a elogiare il Sommo e la proba gestione federale in tutte le salse e nelle più diverse circostanze, dando prova di puntualità nell’osservanza dei patti non scritti, a suo tempo impostigli.
Tuttavia, un pomeriggio, mentre stava uscendo da casa per recarsi a compiere il suo dovere di “elogiatore ufficiale”, fu silenziosamente avvicinato da una Mercedes grigia con i vetri laterali oscurati dalla quale scesero tre uomini elegantemente vestiti, che gli si fecero incontro circondandolo.
“Avv. Cozzamara, ci segua!” fece brusco il più piccolo dei tre che sembrava essere il Responsabile dell’operazione. “L’Egemone le vuole parlare immediatamente…” e senza lasciargli il tempo di rispondere che lui si stava appunto recando a “Palazzo”, i due più grossi lo presero sottobraccio mentre dall’interno veniva aperta la portiera posteriore della macchina, sulla quale fu caricato quasi a forza.
“Ma, ma…. Che succede?” chiese Lino credendo di vivere un film.
“Niente di particolare, avvocato. Abbiamo avuto ordine di accompagnarla dall’Egemone: tutto qui.”
Intanto la Mercedes S600 era ripartita col rombo di tutti i suoi otto cilindri e percorreva a velocità sostenuta le corsie preferenziali cittadine.
Lino si trovò stretto fra due energumeni in giacca e cravatta sul sedile posteriore, mentre quello con cui aveva parlato era davanti accanto al conducente.
“Scusi, avvocato, ma per la sua sicurezza siamo costretti a bendarla…”.
Immediatamente i due a fianco di Lino gli posero una pesante benda nera sugli occhi che legarono intorno alla testa; lui capì che era inutile protestare e tanto meno cercare di abbozzare una qualsiasi reazione. Rassegnato e senza fare altre domande intraprese un viaggio verso l’ignoto, rivedendo rapidamente la sua intera esistenza durante il tragitto e sentendosi ormai prossimo alla fine.
Dopo circa un paio d’ore, ormai a buio, la macchina si fermò e Lino fu fatto scendere in un piazzale deserto: gli fu tolta la benda e la luce arancione di un lampione lo colpì violentemente. Superati i primi momenti di stordimento, si rese conto di conoscere quel posto, c’era certamente già stato… Ma quando? Sembrava il parcheggio di un Campo di Tiro in Umbria… Non gli fu dato tempo per guardarsi meglio intorno: fu trascinato di peso dentro una Range Rover attrezzata come per un safari, che attendeva col motore acceso. Il mezzo partì subito addentrandosi per una strada sterrata attraverso una landa sconfinata, perfettamente pianeggiante e circondata da colline mollemente adagiate come elefanti grigi nella notte incombente. Non chiese nulla ai due nuovi Guardiani che lo avevano preso in consegna, tanto sapeva che sarebbe stato inutile.
Percorsi alcuni chilometri, il mezzo si fermò dove la strada sterrata sembrava finire: un enorme cancello a due ante sbarrava una recinzione metallica sormontata da concertine di filo spinato a perdita d’occhio. Dal corpo di guardia a lato uscirono due Sorveglianti che aprirono il cancello e la Range Rover entrò fin dentro il campo. Lino fu fatto scendere e consegnato ad altri Guardiani, mentre il mezzo ripartiva.
Nel campo recintato c’erano alcune baracche di legno ed un edificio centrale squadrato ad un piano, con alcune luci accese all’interno. Lino fu accompagnato dentro l’edificio e fatto entrare in una stanza spoglia, ove fu accolto da una bionda Funzionaria che ebbe la sensazione di avere già visto, ma era troppo confuso per ricordare esattamente quando e dove.
“Ben rivisto, avv. Cozzamara!” fece lei con un sorriso ironico. “Non avrei mai creduto che fosse arrivato sin qui: errare è umano, ma perseverare è diabolico!” e rise divertita alla sua stessa battuta.
“Ma lei… lei è… Sì, sì ora ricordo” esclamò debolmente Lino, quanto mai confuso.
“Esatto Lino… Sono proprio io, la dottoressa Andersen. Si ricorda il trattamento con la “macchina strizzafegato”, vero?”
“E come potrei dimenticarlo…” gemette con gli occhi a terra.
“Evidentemente non è bastato, caro avvocato! E nemmeno la generosa opportunità che le è stata offerta dal Palazzo sembra essere stata sufficiente a farla desistere dalle sue insane abitudini di attaccare il Sommo e la sua proba gestione della Cosa federale…", proseguì la donna, seduta dietro una semplice scrivania, al riparo dalla luce di un faretto che investiva impietosamente Lino, fermo in piedi al centro della stanza.
“Pertanto” proseguì la Funzionaria, “è stato deciso che lei sia sottoposto ad un ciclo di 'rieducazione' presso questo campo, destinato agli oppositori del regime federale…”
Lino non osava chiedere nulla; rimase in silenzio come se avesse saputo che –prima o poi- si sarebbe arrivati a tanto e in fondo contento che gli “oppositori” venivano rieducati e non eliminati.
“Lei resterà qui fin quando sarà necessario, ma dovrà egualmente continuare a lavorare per la Federazione, scrivendo soltanto per noi a sostegno della “giusta causa”, mentre i Rieducatori si occuperanno di convincerla che quella attuale è la migliore gestione possibile ed ogni altra alternativa è inconsistente. Comprende?”
Lino accennò di sì con la testa e la Funzionaria continuò: “La prego di non deluderci ulteriormente, avvocato. Il Sommo è stato fin troppo paziente con lei… Adesso vada a mangiare qualcosa e poi subito a riposare: domattina si comincia presto. Buonanotte.”
La donna si alzò ed uscì, lasciandolo solo nella stanza, ove Lino notò una branda con sopra una coperta ed un lavandino di lato: una piccola finestra in alto, nient’altro. Non chiamò nessuno per mangiare e si gettò sul duro giaciglio, ove si addormentò quasi subito, visitato da sogni tempestosi.
L’indomani mattina, alle 6.30 precise, fu bussato energicamente alla porta e una voce sgraziata intimò: “Si svegli, avvocato! Si prepari: fra mezz’ora in aula per la prima lezione…”
Lino si alzò, si lavò e si risedette sulla branda ed alle sette fu accompagnato da un silenzioso Guardiano in una delle baracche del campo: era una specie d’aula con banchi e la cattedra; alle pareti gigantografie sorridenti del Sommo benedicente e poster che lo raffiguravano in visita nei più remoti mono-campi del Regno, acclamato da folle esultanti o mentre guariva i lebbrosi.
Dentro erano già seduti ai loro posti altri Tiratori, dichiarati come lui "riottosi”, una ventina in tutto: gli sembrò di intravedere qualche viso noto, ma nessuno fece mostra si riconoscerlo, né gli rivolse la parola.
Nel più assoluto silenzio entrò il “Rieducatore politico” e tutti si alzarono in piedi.
“Bene signori, seduti!” questi cominciò. “Da oggi il campo ha un nuovo ospite in trattamento: mi riferisco all’avv. Cozzamara, che certamente qualcuno di voi avrà già sentito nominare…”
Si levò un brusìo e Lino, imbarazzatissimo, non sapeva più dove guardare.
“Ebbene, nonostante fosse stato raggiunto e pesantemente colpito dall’infallibile Giustizia federale, il nostro nuovo amico qui non ha inteso ravvedersi ed ha continuato a scagliarsi inopinatamente contro il “Palazzo” e la sua proba gestione…”. Un mormorio di disapprovazione si diffuse fra gli astanti.
“Calma, calma, signori…” fece bonario il Commissario. “C’è una cura per tutte le deviazioni qui da noi e vedrete che presto il nostro avvocato si dimostrerà certamente grato a chi ha avuto con lui tanta pazienza…”.
Lino voleva sprofondare: non osò aprire bocca ed attese.
“Comunque, non perdiamo altro tempo: cominciamo stamane con un ripasso dell’ultima lezione della materia “Conosci Chi ti Ama”… Chi vuole rammentarne i principi-base?”
Si alzò un uomo maturo, alto e distinto, i capelli d’argento e gli occhiali, che era seduto davanti a Lino; con inconfondibile accento napoletano, questi enunciò:
“Io sono l’Egemone tuo: non avrai altro Presidente all’infuori di me!”
“Bravo CP-822”.
Lino capì che gli “ospiti in trattamento” erano appellati col numero di Tessera federale, riportato con lettere adesive sul petto del camiciotto arancione che tutti –tranne lui- indossavano.
“Poi…?” chiese il Commissario.
“Chi critica il “Palazzo” è un nemico del popolo dei tiratori e danneggia anche te…”
“Bene, continua…”
“Mentre noi la domenica ci andiamo a divertire sui Campi di Tiro, c’è chi lavora per noi e per il nostro benessere: lunga vita all’Egemone ed al suo “staff” che, nella loro infinita misericordia, si prodigano sempre in favore dei tesserati, anche per quelli che non se lo meritano, come eravamo noi!”.
“Basta così, CP-822. Vedo che sei preparato.”
L’anziano si rimise a sedere, soddisfatto dalla lode.
Al termine della lezione, per consentire al Commissario-Rieducatore di inviare in fax al “Palazzo” un primo rapporto sull’andamento della giornata, vi fu una pausa di un quarto d’ora, da trascorrere senza poter uscire dall’aula. In quella, “CP-822” si girò verso Lino: “Come stai LZ-2369?” gli chiese con un sorriso. “Alla fine hanno fottuto pure a te, avvocato delle cause perse!”
Lino si strinse nelle spalle e chiese: “Dove siamo?”
“Dove vuoi che siamo, in vacanza?” fece il napoletano. “Qua meritavi di finire, con tutte le cattiverie che hai scritto contro l’Egemone su quel sito…”
“E tu allora?” replicò Lino stizzito. “Parli proprio tu che ne hai fondato addirittura uno di sito, per dare addosso al “Palazzo”… Insieme a quegli altri due: come si chiamano? Non vi andava mai bene niente di tutto quello che facevano l’Egemone e gli Organi Territoriali!”
Si sentì battere sulla spalla da dietro e nel voltarsi riconobbe quelli che aveva appena definito “gli altri due”, i soci-fondatori del sito-forum che era stato infine oscurato, con apposita ordinanza, dalla proba e democratica gestione federale.
“Anche voi qui?” esclamò Lino sinceramente stupito.
“Già… Ci sono anche altri che forse conosci, un po’ da tutto il Regno. C’è Cazzaniga dal Piemonte (Poveretto! Ha osato lamentarsi pubblicamente per la chiusura di alcuni Campi da Tiro nella sua regione…), Rino da San Benedetto del Tronto, il vecchio Crapanzano (quello che prima collaborava col Notiziario) ormai irriconoscibile, Clerici e altri laziali come te: tutti in cura! Ma vedrai che guariremo presto e potremo tornare a casa… Dipende da noi, come ci dice sempre il nostro Rieducatore…”.
Lino capì che stavolta c’era poco da fare: o bere o affogare! Si rallegrò però della buona compagnia che, nonostante tutto, aveva incontrato al campo e si rassegnò ad essere “rieducato” pure lui, visto che gli altri stavano già un pezzo avanti e qualcuno degli “ospiti” –nei periodi di “dibattito autorizzato assistito”- era già pronto ad affermare che effettivamente il Sommo poteva essere in grado di camminare sulle acque e –perché no- anche di far vedere i ciechi, oltre ai sordi…
Una sera dopo il rancio, attraverso la sottile parete della camera, uno dei “riottosi” napoletani gli aveva sussurrato: “Coraggio, avvocato. Ha da passà ‘a nuttata…!” e poi si era messo silenziosamente a piangere.
La situazione era disperata quasi per tutti: i Campi chiusi venivano riconvertiti in luoghi di rieducazione per i “riottosi”; nel Palazzo era stato recentemente costituito il “Dipartimento per il Mantenimento del Consenso” con numerosi “collaborazionisti” a tempo pieno e non si contavano più i Tiratori avviati al “trattamento”…
Quando ci sarebbero state le prossime elezioni federali? E chi poteva dirlo: tutto sembrava così lontano ed irreale… Forse anche ciò che Lino stava credendo di vivere, magari non era vero!

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(il seguito ne: "GLI ELOGIATORI DEL SOMMO")
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