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IL GATTO E LA VOLPE
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Nel mirino del grillo
(quando manca l’esperienza…)


03/02/2007 - ore 18:38

Il ragazzo aveva per le mani un fucile meraviglioso. Nonostante avesse iniziato a praticare le pedane da pochi mesi, grazie al suo amico Armiere di Brescia, era riuscito ad acquistare un’arma dalle caratteristiche perfette: canne pesanti da 75 centimetri e legni semi-lucidi di un marrone intenso tendenti al fulvo con venature orizzontali e neanche un nodo. Era un fucile usato, ma sembrava nuovo; chi lo possedeva non era neanche tiratore e si stava disfacendo, pezzo a pezzo, della sua collezione che aveva realizzato per investimento. Dando in permuta un onesto sovrapposto artigianale da Trap (che pure si era comportato bene…) il ragazzo era riuscito –con la consistente aggiunta di tutti i suoi risparmi- a permettersi un attrezzo da sogno che, in piccola parte, doveva ancora finire di pagare.
In pedana tuttavia i punteggi erano drasticamente scesi; se prima riusciva a chiudere una serie con 18 – 19 centri, adesso si era attestato nuovamente intorno ai 15 su 25 e –quando andava bene bene- faceva 16!
Che delusione… Possedere una “Ferrari” e giudarla come una “Panda”! Allora, il ragazzo si mise a provarle tutte. Si portava sui Campi di Tiro –da solo- il sabato pomeriggio appena uscito dal lavoro, senza neanche passare per casa, né pranzare, acquistava una scatola di cartucce da 250. Poi, fatta scorta di marche, si metteva in pedana e sparava una serie dietro l’altra, finchè la spalla non gli faceva male. Metteva la testa prima più avanti sul calcio oppure indietro, colpiva due, tre piattelli di seguito e poi… una barca di zeri. Provò a mettere la mano sinistra in avanti sull’asta e per un po’ sembrava andare meglio, poi come prima; allora la riposizionava indietro, al confine tra il legno e la bascula. Insomma, variata la voce sulla chiamata, mettendosi in attesa con le canne sopra la fossa e poi sotto sul cemento ed anche sull’erba, impostando il calciolo quasi sotto l’ascella oppure alto un centimetro fuori dalla spalla, alla fine della serie il punteggio era di 15 su 25!
Sembrava una maledizione e solo la sua travolgente passione per il Tiro non lo fece miseramente desistere in quel periodo.
Ovviamente non faceva gare, ma soltanto serie di prova e con sempre maggiore ansia, talchè poi finiva inevitabilmente per muoversi sulla chiamata oppure per “strappare” vistosamente, riuscendo in qualche serie a fare pure 12!
Un pomeriggio di quelli, mentre il ragazzo si stava riposando su una panca fuori della “club-house” dopo avere già sparato totalizzando un bel 46 (ma su tre serie…), gli si avvicinarono due figuri, uno alto e smilzo con due baffetti da sparviero, cortese e ciarliero, l’altro più piazzato e taciturno, con la faccia greve e apparentemente innocua.
Dopo i convenevoli di rito, il “Baffetto” esclamò: “Bel fucile… Complimenti! Permette?” e senza attendere risposta afferò il fucile che il ragazzo teneva aperto sulle ginocchia. Lo esaminò accuratamente, lo chiuse delicatamente (per fortuna), lo imbracciò, mirò all’orizzonte, lo aprì di nuovo e guardo dentro le canne, esaminò le venature dei legni, poi fece mellifluo: “Bello, davvero bello! E’ molto che ce l’ha?”
“No… Saranno un paio di mesi. Ci stò ancora prendendo la mano: non riesco a fare più di 16…”
“ Beh, certo… Quanto tempo è che spara al Piattello?”
“Ho iniziato sei mesi fa…”
“Allora è normale! Vede… L’SO4 è un fucile difficile. Soprattutto per chi non ha esperienza. Viaggia come un treno, và da solo dove gli pare… Non si riesce a capire neanche dove spara.”
“ Ah, non lo sapevo…” fece perplesso il giovane.
“Certo che è così!” intervenne il “Tarchiato”. “Scommetto che non riesce a fare più di 15 a serie…”
“Già, proprio così.”
“Ma per lei ci vorrebbe un fucile che “aiuti”; un’arma che non scappi dalle mani, solida, ben piazzata, che non rilevi tra il primo ed il secondo colpo… Ecco, guardi…” e così dicendo il “Tarchiato” estrasse dal cilindro il suo fucile, un FN-Browning da Trap (invero con belle incisioni ed assai maneggevole), che gli mise direttamente in mano.
“Vuole scommettere che se prova a fare una serie con questo lei risolve? Provi, provi, non si faccia scrupoli, glielo stò dicendo io…”
Il ragazzo, più confuso che persuaso, dopo avere affidato il suo SO4 al “Baffetto”, andò in pedana, seguito affettuosamente dai due marpioni incoraggianti, che sorridevano garbatamente.
Sarà stata una coincidenza, ma il fucile prestato gli veniva bene davvero, meglio del suo! I piattelli si frantumavano bene e, con gli inevitabili zeri, chiuse comunque con un bel 20 e solo quattro seconde canne. Incredibile! Solo una volta prima di allora era riuscito a fare quel punteggio e non con l'SO4. Mentre usciva dalla pedana, il ragazzo si convinse che forse avevano ragione i due “signori”: era proprio quel modello di fucile, così “difficile”, che non gli faceva rompere i piattelli.
“Ha visto che avevamo ragione?” esordì nuovamente il “Baffetto”. “Con l’FN del mio amico qui, lei potrebbe arrivare in breve tempo a fare 25. Le viene proprio bene, sà…”
“Ma lei lo vende?” domandò incautamente il ragazzo.
“Beh, si può vedere…” fece l’altro. “Ma a lei non conviene avere due fucili da tiro. Semmai, si potrebbe fare un cambio…” e attese fiducioso la risposta.
Il ragazzo, che non poteva certo permettersi di acquistare un altro fucile, pensò un attimo.
“Ma il mio credo che valga di più…” obiettò timidamente.
“Questo pure si può vedere… Se lei si trova bene con questo FN potremmo anche esaminare un piccolo conguaglio.”
La spesa per le cartucce e i piattelli era diventata per lui un vero salasso e la prospettiva di rientrare di un qualche soldo non gli dispiaceva affatto.
“E quanto, per esempio?” chiese.
Il “Baffetto” cominciò allora a decantare le innumerevoli doti e gli indicibili pregi del fucile del socio, anche quello “come nuovo” e che aveva “sparato pochissimo”, facendo poi un paragone fra i costi delle due armi da nuove che –a suo dire- non differivano di molto, per poi lasciar concludere magistralmente al proprietario: “Ascolti… Visto che lei si trova così bene col mio fucile, mi fa anche piacere darglielo, anche se avevo detto che non l’avrei mai venduto. Se le stà bene, facciamo a cambio e le do cinquecentomila lire in contanti…”
Il “Baffetto” obiettò che era troppo e rimproverò bonariamente l’amico, che però ormai si era sbilanciato e “…quello che è detto è detto”.
Il ragazzo pensò che con quella somma poteva finire di pagare subito l’SO4 e ci sarebbero anche uscite svariate centinaia di cartucce da tiro. In quel momento gli sembrò anche una vera fortuna avere incontrato i due soggetti e, senza ulteriore indugio, accettò l’offerta.
Il “Tarchiato” andò a prendere in macchina la denuncia dell’arma, lasciando il ragazzo in compagnia del socio, che continuava a magnificare l’acquisto e ripeteva: “Lei non si poteva trovare bene con l’SO4: troppo, troppo difficile! E’ un fucile che non aiuta i principianti…”, come se loro due invece fossero stati itineranti benefattori dei neofiti sui Campi di Tiro!
Il “Tarchiato” tornò con la denuncia e la valigetta dell’FN; dal portafogli -che sembrava una fisarmonica- contò cinque carte da centomila e le diede al ragazzo, che ringraziò.
I due se ne andarono e lui li guardò allontanarsi lestamente (mentre ancora si passavano di mano l’SO4), fermo in piedi in mezzo al prato, la valigetta in finta pelle sulla panchina, la denuncia in una mano, i soldi nell’altra, il suo “nuovo” fucile ancora aperto sulla spalla da quando era uscito di pedana.
Rimase così per un lungo istante e, tutto sommato, gli sembrava ancora di avere fatto un buon affare. Lunedì mattina sarebbe andato in Questura per regolarizzare la situazione e poi, nel pomeriggio, dall’Armiere a finire di pagare e a riempire il cofano di pacchi di cartucce.
Fu così che, dopo appena sei mesi dall’inizio dell’odissea di Tiratore, gli portarono via il suo primo SO4 -quello con le canne pesanti un chilo e 570 grammi- mai più rivisto.

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