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IL CAMPIONE
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Nel mirino del grillo
(nessuno è profeta in Patria…)


09/02/2007 - ore 22:53

Sfidando il tempo inclemente e la sorte, dopo l’inevitabile discussione il sabato a cena, riuscite a partire domenica di buon mattino alla volta di un Campo lontano dove è in programma una gara “gastronomica” a cesti di tutte le misure. Montepremi “dichiarato” per migliaia di Euro.
Vi è stato rinfacciato che andate solo a spendere soldi al Tiro e non portate mai niente a casa e quando anche andate a premio, la vincita non copre le spese. Vi è stato pure detto che sarebbe ora di cambiare la macchina grande (che ormai è ridotta un “catorcio”), invece di continuare a cambiare un fucile all’anno e a far fare calci su misura ogni sei mesi!
Allora stavolta avete scelto una gara che può fruttare qualcosa di tangibile, qualcosa che si possa “mettere sotto i denti”, invece delle solite coppe e medaglie di latta che a casa impicciano pure. Soprattutto i trofei (impietosamente definiti “barattoli”), che non si sa più dove metterli e –di tanto in tanto- bisogna pure spolverarli.
La strada è lunga, fa freddo e prima di arrivare sul campo comincia pure a piovigginare, ma ormai è deciso: vada come deve andare, ma non tornate indietro.
Parcheggiata la macchina in uno spiazzo sterrato e fangoso, già gremito come una fiera di paese, vi andate a iscrivere, ma c’è da aspettare… Poco male: cappuccino, cornetto e sigarette, quattro chiacchiere sul tempo e sul clima davanti al bancone nella “club-house”, poi finalmente i preparativi per andare in pedana.
In verità aveva smesso di piovere, ma ricomincia puntualmente quando tocca a voi. L’orizzonte è grigio scuro e i piattelli si vedono bene, ma il vento laterale e la pioggia sugli occhiali non aiutano.
In pedana cacciatori e tiratori accomunati da un unico destino, ad affrontare le avversità meteorologiche: lanci malefici, a sfidare ogni parvenza di schema federale (chissà che sostanze assume il “regolatore” delle macchine?), favoriscono zeri a tutti; meno male che ogni tre piattelli ne esce uno rotto, così si può fare la serie con calma; per finire la prima ci vogliono quarantacinque minuti… Ma non c’è fretta, tanto poi mica dobbiamo andare allo stadio.
Incredibilmente il vostro 22 è in miglior punteggio della batteria e i presenti vi guardano già storto, come se foste venuto a “rubare” un prosciutto ai bisognosi!
Per non darvi tregua, vi piazzano a fare la giuria col “pallottoliere” a lato, dove piove a vento e non c’è manco la sedia.
Appena terminato, già vi aspettano in pedana per la seconda serie, senza darvi il tempo di andare neanche in bagno. Con la vescica come un tamburo correte a prendere le cartucce in macchina, mentre vi sentite chiamare a gran voce: di nuovo al tiro, col fiato corto e la gola secca.
Sarà per la rabbia di tutta la situazione ed anche perché non vedete l’ora di finire, ma sparate come un diavolo: piattelli impossibili battuti dal vento che “fumano come turchi” nel cielo plumbeo e si vede la rosata dei pallini fendere la pioggia battente, da tanta che ne viene giù!
Intorno al 15° piattello (con un solo zero sul centrale di quarta pedana, che è salito di una cinquantina di metri nell’acqua) cominciate a sentire la “Madonna di Fatima” che vi parla e vi augurate solo che tutto ciò finisca presto.
Non vi ci è mai voluto tanto per fare dieci piattelli, ma alla fine chiudete a 23… Ancora il migliore punteggio! Basta: avete fatto la vostra parte e decidete di andare a casa, stremato, bagnato, esausto… Ma niente, vi tocca aspettare la fine perché siete in zona-premio ed i sontuosi cesti ammiccanti, disposti ordinatamente sul lungo tavolo nella “club-house”, aspettano il padrone.
Attesa infinita, poi la gara ha termine e neanche piove più. E’ stata una competizione dura per tutti ed alla fine esce soltanto un altro 45/50 come il vostro: vi propongono uno spareggio per il primo premio, davvero imponente. Come tirarsi indietro? In pedana, ancora: l’altro è uno smaliziato frequentatore abituale, un avido pisquano di quelli che hanno la cantina piena di prosciutti e ogni tanto ne regalano uno anche alla serva e al portiere come mancia! Avrà dieci anni meno di voi, ma vuole a tutti i costi il vostro mega-cesto! Con la forza della disperazione, praticamente digiuno e dopo aver fumato mezzo pacchetto di sigarette in poche ore, vi imbarcate nell’impresa di non farvi fottere il primo premio: col cielo schiarito, ma senza più vento, andate alla grande.
Un altro bel 23, mentre il vorace pisquano si ferma a 22: ben gli stà!
Una volta tanto avete vinto anche voi e, quel che più conta, qualcosa che si può portare a casa agli “affamati”. Caricate il trofeo infiocchettato nella macchina sul sedile posteriore, perché neanche entra nel cofano per quanto è grande e vi dirigete felice verso casa: chissà cosa avrà mai da dire la “signora” stavolta? Già assaporate il momento in cui entrerete dalla porta col cesto e i bambini vi verranno incontro di corsa facendovi festa, ma la strada è lunga e sta già facendo buio: ricomincia pure a piovere.
Finalmente siete a casa: sfinito, soddisfatto, fradicio e contento. Ma i piccoli sono davanti alla televisione a vedere i cartoni e la mamma è al telefono.
Nessuno vi degna di uno sguardo, come se fosse entrato un fantasma. La centrifuga della lavatrice ha preso velocità con stridii insopportabili e sul fuoco la minestra ribolle, giallastra melma calda.
State ancora sistemando le vostre carabattole del tiro e il trofeo campeggia al centro del tavolo in cucina, quando inaspettatamente suonano alla porta.
Mentre la donna al telefono prosegue la sua conversazione, la bambina fa capolino: “La mamma ha detto se vai ad aprire, chè hanno suonato…”
Già nel corridoio, involontariamente ascoltate: “Sì, sì... Sta andando lui, mio marito il campione…” poi ride a lungo, come se avesse detto una cosa divertente.

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