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IL RE DI MONTECARLO
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Nel mirino del grillo
(oltre un secolo fa una delle più grandi imprese dello sport nazionale: protagonista il Tiratore cremonese Ippolito GRASSELLI)


31/03/2007 - ore 22:52

La gradita segnalazione di un lettore ci porta oggi a ricordare la nobile figura di Ippolito Grasselli, che fu non solo un mecenate e un uomo di grande cultura agli inizi del secolo scorso, ma anche e soprattutto uomo di sport, uno dei più grandi Campioni che lo sport cremonese possa ancora vantare. Ippolito Grasselli fu infatti il maggiore esponente cremonese della specialità del Tiro al Piccione e per questo, all'epoca, osannato non solo in Patria.
Nessuna città probabilmente ha mai dato allo sport del Tiro a Volo tanti Campioni quali Cremona può vantare. Del resto non avrebbe potuto essere altrimenti nel rispetto di una tradizione più che secolare che vanta un invidiabile primato, quello della costituzione del primo sodalizio di carattere sportivo nato in Italia, la "Società del Tiro", che risale al 1859.
Solo trent'anni più tardi, il 20 marzo del1889 sarebbe invece sorta, al termine di una lunga assemblea tenutasi in un salone dell'Albergo "Roma", la "Società di Tiro al Piccione" votata ad una pratica che stava riscuotendo grandissimo successo in tutto il mondo: entrarono a farvi parte Campioni che già si erano affermati a grandi livelli come Giorgio Grasselli e Mario Soldi, come Delfino Giudici e Ruggero Ruggeri e, con loro, molti giovani ancora alle prime esperienze agonistiche, ma in grado già di proporsi al meglio come Annibale ed Ippolito Grasselli, come Aristide Genala ed il conte Adalberto Sicardi. Tradizione quindi antichissima, ma capace di produrre talenti fuor del comune per oltre un secolo nella storia del Tiro al Volatile. Non v'era week-end, a fine ottocento in provincia, in cui non si allestissero gare di tiro a segno ma soprattutto al volo: era in fondo, l'unico sport che godesse di un'abbastanza solida struttura, dovuta in buona parte anche all’appoggio delle organizzazioni militari che se ne giovavano per l'addestramento della truppa e degli ufficiali.
In ogni fiera di paese si sparava alla quaglia, allo storno e spesso al più economico passero, mentre in città (il primo Campo di Tiro a Volo era stato allestito nei pressi di "San Sigismondo") i nobili ed i ricchi si dilettavano nel più difficile, tecnico e naturalmente costoso Tiro al Piccione. Riportano addirittura le cronache di una "gara al tacchino" dal1a distanza di trecento metri con fucile da guerra cui parteciparono, ma senza troppa fortuna, i campioni di casa nostra al Poligono di tiro di Lodi, ma proprio il Piccione finì per diventare il bersaglio classico e il più ambito dai migliori fucili del mondo. Questi, a partire dal 1872, presero a darsi appuntamento a Montecarlo, regolarmente ad ogni inizio d'anno, per disputarvi il "Gran Prix du Casinò", una competizione di enorme prestigio, subito entrata nel novero degli appuntamenti mondani più importanti e capace di calamitare nel "parterre" monegasco il fiore del1a nobiltà più titolata d'Europa, nordica e britannica.
La prima vittoria di un italiano in tale competizione risale al 1884, appannaggio del Conte di Caserta. Fu pure italiana la prima vittoria di un personaggio di non alto lignaggio, il sorprendente bolognese Giuseppe Guidicini, che fece incidere il proprio nome sulla lapide che ricordava i vincitori per ben tre volte a partire dal 1890. Eguagliare la sua triplice impresa, nel corso della secolare storia del "Grand Prix" fu possibile a due soli tiratori, entrambi di Cremona: Ippolito Grasselli appunto, nobiluomo cremonese che fu il più grande Tiratore al Piccione dei suoi tempi, e l’altrettanto bravissimo conte cremasco Federico Fadini, un ventennio più tardi. Ma non possiamo dimenticare gli altri due trionfatori del "Grand Prix du Casinò": Giorgio Grasselli (nel 1897) e Gianni Bodini (nel 1960).
Quando Ippolito Grasselli si affacciò per la prima vo1ta alla ribalta di Montecarlo, non era affatto uno sconosciuto nel mondo del Tiro al Piccione: già da una decina di stagioni calcava le pedane europee sulla scia dei formidabili cugini Giorgio e Annibale. Intorno al 1890, a soli 18 anni, era già considerato tra i migliori fucili cremonesi e si distingueva in un gruppo di cui facevano parte Campioni di valore internazionale.
L’11 agosto di quell’anno, a Monticelli d’Ongina, aveva battuto con un ottimo 16/16 il validissimo Delfino Giudici, una della canne più temute non solo in provincia di Cremona, un vero maestro, ed era già considerato un abilissimo cacciatore avendo del resto la possibilità di esercitarsi in una pratica che solo era concessa, per dovizia di mezzi, alla nobiltà terriera. Ippolito, quando si presentò al "Grand Prix" del 1902, s’era già assicurato i doviziosi Gran Premi di Bologna e Montecatini, del1e Cascine e di Ostenda; a Verona s’era pure aggiudicato l’affollatissima "Challenge Cup", ma già era famoso in campo intemazionale da almeno sei anni, da quando, nell’ottobre del 1896, a Sarajevo, aveva sbaragliato il campo, insieme all’amico bolognese Marconcini ed al russo Hordetsky, un altro dei grandi del tempo.
A Sarajevo si davano allora appuntamento non solo i grandi Tiratori, ma i cacciatori più provetti: il Gran Premio di Bosnia era frequentatissimo in quanto, nei giorni liberi dalle gare, ci si potevano concedere cacce eccezionali: si parlava di centinaia di volatili abbattuti, di daini, gatti selvatici, linci e persino di qualche lupo.
Aveva trent’anni esatti ed entrava nell’età aurea per un tiratore. Il "Gran Prix du Casinò" disputato nelle giornate del 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio aveva radunato la bellezza di 187 iscritti (48 gli italiani). Figuravano nell’elenco alcuni vincitori degli anni precedenti: Salina e Guidicini (entrambi bolognesi) Journu e Moncorgier, francesi, lo spagnolo d’origine anglosassone 0’ Brien.
Dopo la prima giornata, in cui si sparò a due piccioni, rimasero in gara in 66, ridotti a soli 19 dopo la seconda serie di altri due volatili. Nella terza fase, il regolamento prevedeva si sparasse a 4 piccioni e la gara divenne oltremodo emozionante quando, dopo questa serie, i tiratori in gara si ridussero a sei.
Ippolito, freddo, compassato, precisissimo, totalizzò il 12 su 12 che gli permise di superare l'inglese Woot (13 su 14), il varesino Schianini, che era sorprendentemente alla pari con O'Brien (12 su 14 per entrambi) e un altro cremonese che gareggiava con uno pseudonimo, ma che oggi, ad un secolo di distanza, si può tranquillamente ricordare, l'ing. Francesco Anselmi.
"Il Corriere della Sera" e "La Gazzetta dello Sport" esaltarono l'impresa di Ippolito Grasselli con ampi servizi in apertura di prima pagina; il "Tempo" di Milano ne tracciava un esatto profilo sportivo ed umano: «Nato nel 1872, Ippolito Grasselli, appartenente ad una delle più facoltose famiglie di Cremona, frequenta i principali Stand d'Europa nei quali va cogliendo meritati allori. Sarebbe troppo lungo fare un elenco per enumerare tutti i premi da lui conseguiti e per i quali è stimato uno dei più forti Tiratori al mondo. Di media statura, robustissimo, di aspetto marziale ed è simpatico per innata affabilità e signorile cortesia. Note sue caratteristiche: la calma, il sangue freddo, la precisione, la costanza, che fanno di lui uno dei più temuti concorrenti nelle gare internazionali di Tiro. Cugino di Giorgio Grasselli, che tre anni or sono vinse lo stesso premio di Montecarlo, e pure cugino del dr. Annibale Grasselli, vincitore del Gran Premio di Ostenda, che da tre anni ha abbandonato i Campi di Tiro per dedicarsi alle grandi cacce e ai viaggi. Per festeggiare la vittoria del Grasselli a Montecarlo verrà murata sotto la tettoia dello Stand infaccia al mare una lapide a caratteri d'oro che ricorderà il nome del vincitore e, per una combinazione, sorgerà accanto a quella del cugino, a perpetuare la tradizione della città che in questo genere di sport gareggia con le consorelle italiane.»
Grasselli, aggiudicandosi la gara, si portò a casa non solo onori e trionfi (tra cui, tradizionalmente, uno splendido oggetto d'arte), ma anche il lauto premio di ben 21.220 franchi-oro, parecchie decine di migliaia di euro al cambio odierno.
Il nostro campione era notissimo nella sua città e non solo per le imprese sportive, ma per una generosità e simpatia senza pari che lo portavano sempre ad essere al centro delle compagnie e delle riunioni di amici. Generosissimo, era capace di entrare in un negozio e pagare il conto di tutti coloro che vi si trovavano.
Cremona e gli amici accolsero pertanto il trionfatore in una serata che si tenne nelle sale del "Ridotto Ponchielli". Presero la parola il presidente della Società di Tiro, l'ing. Remo Lanfranchi, poi Annibale e Giorgio Grasselli (il dominatore dell'edizione di cinque anni prima) e si notò la presenza di tutti i migliori fucili cremonesi, dal nobile Cavalcabò, al dr. Binda, da Mario Soldi a Francesco Anselmi, amici ed avversari in tante avventure.
La vittoria non fu sporadica. L'appuntamento di Montecarlo non fu mai trascurato, negli anni seguenti, dal nobile tiratore cremonese Ippolito Grasselli, che certamente non disdegnava, oltre agli impegni sportivi, quelli più propriamente mondani. Erano generosamente offerti dalla corte del principe Alberto Primo. L'atmosfera gaia e spensierata che aleggiava in Costa Azzurra, il pubblico eterogeneo presente ad ogni gara erano lo sprone ideale, unitamente al grosso premio in palio (e probabilmente alle forti scommesse), per l'aitante rampollo della nobile famiglia cremonese il quale, tre anni più tardi, nel 1905 si confermò il migliore in assoluto in un "barrage" che fu tutto italiano.
Le cronache dell'ultima giomata riportano che al terzo turno caddero gli italiani Schiannini e Perego, il barone tedesco Von Eicke, lo svizzero Geynet e il nobile francese De Warelles; solo al settimo si ebbe l'eliminazione dello scozzese Mac Intosh e al nono del conte De Meran, seguito da Valdegrana e Thonier; al decimo si fermò il pericolosossimo De Gresy, all'undicesimo altri due grandi, Eze e Beresford. Le gara fu allora nelle mani di due italiani: Grasselli e Marconcini, i soli ad aver freddato, nelle tre giornate di gara, undici piccioni su undici. Ippolito appariva in uno stato d'animo impossibile a descriversi: girava su e giù in preda all'emozione mandando al diavolo chi osasse rivolgergli la parola. Aveva apparentemente perduto il freddo distacco che aveva caratterizzato la prima finale alla quale era giunto con l'animo sgombro da preconcetti e la certezza di non aver nulla da perdere. Stavolta sentiva invece sopra di se la responsabilita di dover difendere la sua supremazia intenazionale. Marconcini, un simpatico veronese di Caprino, dotato di tutt'altro carattere, rideva e scherzava con tutti nascondendo così una tensione che si poteva sentire sulla pelle e nell'eccitata animazione di tutti. All'inizio del dodicesimo turno, il silenzio si fece profondo, assoluto, quasi palpabile. Grasselli, adesso, si presentava in apparenza tranquillo, ma si indovinava quell'emozione che poteva attanagliare i riflessi. Al "pull", la quarta cassetta si aprì lasciando sortire un piccione straordinario, velocissimo: un attimo di "suspence" nel pubblico attentissimo, ma Ippolito lo fulminò lontano, di prima canna, mentre i connazionali esultavano alla vittoria ormai sicuramente italiana. Marconcini prosegui nel suo show, tra una battuta e l'altra, ribattendo colpo su colpo ma, alla diciassettesima cassetta, un sorprendente volatile lo ingannò volando basso e decretandone l'eliminazione.
Il corrispondente del "Resto del Carlino", che aveva vissuto dappresso la sfida, tracciò un preciso profilo del dominatore del "Grand Prix": "Ippolito Grasselli è di una distinta e ricca famiglia di Cremona. Agricoltore appassionato, intelligente, egli dedica il suo tempo alle cure del patrimonio avito ed allo sport. Tiratore eccezionale da stand ed anche buon cacciatore, il Grasselli è un habitué dei Gran Premi: a Ostenda, a Spalato, a Montecarlo, dovunque egli sia sceso sulla pedana raccogliendo allori e quattrini: il suo nome ha figurato sempre nelle grandi finali."
Ci sarebbe ancora molto da scrivere circa le imprese tiravolistiche del grande cremonese Ippolito Grasselli, ma per ora ci fermiamo qui e ringraziamo Il "T.G.M." sig. Martino LAZZARINI (ovviamente l'acronimo sta per "Tiratore Generico Medio"...) per il contributo fornito.

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