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PARLIAMO DI “SKEET”
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Nel mirino del grillo
(disciplina meno praticata della “Fossa Olimpica”, ma comunque sempre foriera di medaglie per l’Italia)


23/06/2007 - ore 19:53

Invitato recentemente per iscritto da qualcuno dei rari lettori della rubrica a non trascurare il Tiro a Piattello “SKEET”, mi avventuro stavolta a trattare di una disciplina difficile e dai contenuti altamente tecnici, rispetto ad altre Specialità. Tale pratica è certamente affascinante e spettacolare da vedere sui Campi: purtroppo il saperla praticare con successo è tutta un’altra cosa!
Nondimeno essa coinvolge un consistente numero di Tiratori ed è per il nostro Paese una realtà che ci ha portato innumerevoli soddisfazioni in termini di medaglie ed allori anche olimpici (e tanti ancora ce ne porterà).
Per la pratica del Tiro a Piattello – Specialità “Skeet” è da preferirsi un fucile in cal. 12 con canne sovrapposte (come per il “Trap”), ma aventi differenti profili interni delle canne (che dovranno essere cilindriche) e lunghezza variabile da 68 a 71 centimetri.
Per quanto riguarda, invece, la morfologia del calcio e della relativa pistola risulta necessaria una “personalizzazione” in quanto il Tiratore di “Skeet” non ha la possibilità di “trovare” la linea di mira col fucile già in spalla prima di chiamare il piattello. Quindi, la personalizzazione consente, dopo una corretta imbracciata, di essere perfettamente in linea col bersaglio.
In particolare è utile dire che dei tre valori di piega che convenzionalmente vengono rilevati su di un calcio, determinante e di fondamentale importanza per una mira corretta è quello in cui lo zigomo tocca il legno. Questo valore di piega è legato alle caratteristiche individuali: ogni Tiratore curerà di determinarlo sia con l’aiuto di esperti sul Campo, sia con l’esperienza e con tecniche empiriche che comunque si avvicinano molto all’ideale teorico.
Dopo aver imbracciato correttamente il fucile, l’occhio di mira dovrà distinguere in maniera netta soltanto gli ultimi 4 -5 cm. di bindella prima del mirino. Comunque –in modo pratico- si può dire che il calcio “giusto” è quello che, durante un’imbracciatura corretta, tocca in maniera naturale col calciolo il suo punto di appoggio, senza la necessità di effettuare altri movimenti per consentire il contatto. Quindi per ogni lunghezza di braccio, una sua lunghezza di calcio, al pari della “pistola anatomica”, da considerarsi un’altra necessità. Infatti, il polso e la mano dx (viceversa per i mancini) assumono un ruolo fondamentale al fine di ridurre all’essenziale il movimento delle braccia nel portare il calcio del fucile alla spalla.
Pertanto, la “pistola” deve tener conto delle dimensioni del palmo della mano e della sua robustezza, nonché della lunghezza delle dita. Una mano correttamente posizionata su di una pistola giusta dovrà “sentire” un adeguato rigonfiamento al centro del palmo, mentre il dito indice teso dovrà incontrare il grilletto sull’articolazione della prima falange. Il pollice dovrà chiudere saldamente la parte superiore della pistola, per evitare spostamenti del palmo della mano in avanti dopo aver sparato il primo colpo.
Infine, grande importanza ha il “pitch” (“inclinazione” o “pendenza”): ogni fisico ha il suo “pitch” ottimale. Un Tiratore robusto, con pienezza di petto, necessiterà di una notevole inclinazione che si ridurrà per un soggetto diremo “normale”, sin quasi a scomparire per un altro che sia magro. In pratica, se l’inclinazione dell’arma è minima e il fisico del Tiratore non ha tali caratteristiche, il colpo sparato risulterà più basso del punto mirato. Inoltre, la giusta inclinazione del fucile mitiga l’effetto del rinculo al momento dello sparo.
Per quanto riguarda, invece, la mano che impugna l’asta (o “sottocanna”) sarà necessario trovare la giusta angolazione che si stabilisce portando il fucile alla spalla: il braccio (solitamente il sx) dovrà formare un angolo variabile da 150 a 160 gradi e mai essere tenuto completamente teso: questo consentirà una perfetta rotazione del busto da sx verso dx e viceversa.
Le canne del fucile andranno tenute con un’angolazione di 45 gradi rispetto alla pedana.
Da un punto di vista squisitamente tecnico, va detto che il fucile si carica e si scarica unicamente in pedana e che esistono dei principi di base che valgono per ciascuna delle otto pedane.
Per grandi linee possiamo affermare che in pedana ci si colloca rivolgendo il corpo verso il punto dove dovrà essere colpito il piattello; la posizione deve essere comoda al momento dello sparo; i piedi e gli arti inferiori devono essere posizionati in modo da favorire il movimento di rotazione del busto, indispensabile per rompere i bersagli.
La posizione dei piedi varia di poco per ogni piazzola: essi devono essere tenuti divaricati a seconda dell’altezza del Tiratore (solitamente lo spazio fra i due talloni varia da 25 a 35 cm.). La punta del piede sx va rivolta verso il “palo” di centro (viceversa per i mancini), mentre il corpo sarà leggermente “sbilanciato” con i due terzi del peso sulla gamba sinistra..
Le gambe non vanno mai tenute rigide, bensì leggermente piegate, mentre i muscoli dorsali e addominali saranno in tensione al momento dell’imbracciatura del fucile e della torsione del busto.
In posizione di attesa, la punta estrema del calcio del fucile dovrà essere visibile sotto il gomito e collocata all’altezza dell’anca.
Il piattello nello “Skeet” non esce alla chiamata (e così non si potrà mai invocare la scusa del “fuori-tempo”, tanto cara ai “Trappisti”), ma intercorre un tempo variabile –regolato automaticamente da in “timer”- da 0 a 3 secondi.
Se il Tiratore sparerà appena sorpassato il piattello avrà eseguito la tecnica detta “a sorpassare”: tiro veloce, ma frequentemente suscettibile di errore. Mentre, se seguirà il bersaglio, lo supererà appena e lo precederà continuando a ruotare sul tronco per un tempo brevissimo (mantenendo in questo tempo le canne davanti al piattello e premendo il grilletto, sempre ruotando anche dopo lo sparo) avrà attuato il tiro cosiddetto “accompagno a precedere”. Tale ultima azione risulterà più sciolta, più “continua”, meno irruenta e perciò meno suscettibile di errore.
Infatti è bene ricordare che –anche per lo “Skeet”- il piombo va dove è indirizzato e non dove si vorrebbe che andasse.
Provare per credere!

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