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I PROCONSOLI CHE SI SENTONO IMPERATORI
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Nel mirino del grillo
(quando l’Impero è troppo vasto e l’Imperatore è lontano…)


13/07/2007 - ore 17:14

Senza voler scomodare la Storia e tentare azzardati paragoni con imperi decadenti (e infine “decaduti”) realmente esistiti, si potrebbe però fare un’utile riflessione sul fatto che l’eccessiva estensione territoriale e la minore attenzione del Palazzo non giovano certo alla gestione centralizzata ed al controllo della struttura organizzativa.
Ciò, a maggior ragione, quando l’Imperatore è saldamente ancorato alla capitale, affaccendato ed oberato da molteplici impegni e da controversie che soltanto lui in persona può dirimere e amministrare, con l’inevitabile necessità di delegare buona parte delle funzioni agli Organi territoriali competenti, cioè ai cosiddetti “proconsoli”.
L’idea della delega delle funzioni potrebbe essere –di per sé- buona e, come stanno le cose in certe organizzazioni, diventa addirittura una necessità per la sopravvivenza della struttura medesima.
I problemi, purtroppo, iniziano quando i “proconsoli” delegati –attivi e zelanti nell’esercizio delle loro funzioni- ci “pigliano gusto” e finiscono per identificarsi con l’Imperatore e col sostituirlo anche in decisioni ed iniziative che non gli competerebbero.
Lontani dalla capitale, sicuri e protervi nella loro investitura, taluni “proconsoli” giungono con i fatti a teorizzare l’inutilità del Palazzo e della sua Corte, sentendosi gli unici paladini della Verità e della “giustizia sportiva” nell’angolino di mondo loro affidato. Da ciò, in breve tempo, derivano discrasie e malintesi con gli amministrati (il popolo “belante e pagante”, munito di regolare tessera federale), i quali si sentono appunto considerati come un gregge di pecore, talvolta in spregio alle direttive del Palazzo e dell’Imperatore medesimo.
Ma –si sa- l’Imperatore è uno, ha tanto da fare, è stato chiamato dalla “Provvidenza” a svolgere anche altri rilevanti incarichi istituzionali, pensa al futuro, deve incontrasi all’estero con altri omologhi per proseguire l’incessante attività diplomatica, a breve ci saranno addirittura le Olimpiadi dall’altra parte del mondo… Come pretendere che personalmente faccia di più?
Intanto, chi resta a casa, lontano dagli occhi e lontano dal cuore, forte della delega ed animato da volontà e smodata presunzione, cerca di far andare le cose a modo suo, favorendo talvolta piccoli interessi di bottega od anche semplicemente prendendo decisioni dettate dalla simpatia o dall’antipatia personale.
A chi faccia timidamente notare al “proconsole” che la tale imposizione normativa –poniamo- per lo svolgimento delle gare locali o per qualsiasi altra attività codificata, contrasta con le prescrizioni federali, emanate a livello centrale e valide per tutto l’Impero, questi risponde stizzito: “L’Imperatore comandasse a Palazzo, che qui ci sono io e si fa come decido io!” o qualcosa del genere, tanto per far capire agli “insoddisfatti” che aria tira da quelle parti.
Allora, visto che le cose si risanno e le voci girano per tutto l’Impero, ci si aspetterebbe una reazione dal Palazzo a stroncare l’eccesso di potere del tale o del talaltro “proconsole”, che dovrebbero essere richiamati ad una più aderente e puntuale osservanza delle “grida manzoniane” emanate a firma dell’Imperatore… Macchè! Non c’è pericolo… E poi chi ce lo fa fare?
L’Imperatore non si può occupare di tali quisquiglie, con tutti gli impegni che ha e la vita frenetica che conduce; i Consiglieri di Corte sono occupati a seguire gli sviluppi legati ai massimi sistemi e non importa loro più di tanto che –nella più lontana e sperduta provincia dell’Impero- qualcuno si sia arrogato il diritto di cambiare le regole da loro dettate ed abbia deciso di portare avanti la funzione delegata come fosse un’attività imprenditoriale privata (pur senza scopo di lucro).
Si potrebbe osservare, a questo punto, che qui si fanno questioni di principio, sterili e fini a se stesse, ma non è così: i principi, le regole, la subordinazione alla scala gerarchica e l’osservanza delle direttive sono le fondamenta che sorreggono ogni consesso umano che intenda svolgere un’attività organizzata e farla progredire.
Quindi, se un “proconsole”, responsabile delegato per un angolino di mondo a svolgere le funzioni in nome e per conto dell’Organizzazione alla quale appartiene, si permettesse di affermare –ad esempio- che la Federazione non può venire a “comandare in casa sua” indicando date, regole e modalità di svolgimento delle gare o dei passaggi di categoria, sarebbe forse il caso di rammentargli che “casa sua” è solo quella per la quale lui paga due volte all’anno l’ICI e che senza la delega del Palazzo ad operare, lui non è proprio nessuno!
Infine, se i praticanti-paganti di una data regione non si sentono equamente tutelati dal “proconsole” medesimo e dall’organizzazione territoriale che a lui fa capo, questi può rappresentare a malapena sé stesso…
Viene anche stavolta da chiedersi: “Chi custodirà i custodi ? Chi controllerà i controllori? Chi guarderà i guardiani?”
Lasciamo perdere… Per restare alla metafora dell’Impero, si può dire che “siamo ai piedi di Pilato”!

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