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PIOGGIA D’AGOSTO
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Nel mirino del grillo
(in attesa dell’”apertura” )


25/08/2007 - ore 08:12

Dalle nostre parti, dopo tanto tempo è finalmente venuto a piovere. Al termine di parecchi mesi di caldo umido e nuvole aride è arrivato uno di quei temporali estivi che fanno però decretare la fine dell’estate.
Anche quando eravamo ragazzi sempre arrivava puntuale –giorno più, giorno meno- quel nubifragio devastante tra Ferragosto e l’ultima domenica del mese (giorno che attendevamo con particolare ansia) e ci rovinava la festa.
Infatti, quando si stava peggio e non eravamo né europei, né animalisti (ma come avremo fatto a campare…?), la Caccia si apriva appunto l’ultima domenica di agosto e gli acquazzoni improvvisi, dopo tanta siccità, facevano partire anzitempo le tortore dalle stoppie verso il caldo sole del sud e rendevano i terreni impraticabili. Hai voglia a “segnare” i capanni al limitare della macchia e a rinnovarli periodicamente con frasche verdi! Quando pioveva per due o tre giorni una settimana prima dell’apertura, c’era poco da fare per tutti, anche per chi snobbava le saette cinerine e sarebbe andato con i cani nel bosco.
Una volta piovve dal venerdì al sabato notte e noi la domenica mattina –ancora a buio- non sapevamo nemmeno se uscire di casa. Poi sciogliemmo i cani e partimmo per l’irta salita che portava alla sommità del colle, facendo due passi avanti e uno indietro con gli stivali “Superga” (all’epoca c’erano solo quelli…) che pesavano chili per il fango ammassato e, come si dice, “non si ricacciavano i piedi”. Col bagnato i cani non sentono nulla (almeno, i nostri…) e si infangano pure loro le zampe, povere bestiole. Così, tanto per dire di aver fatto anche quell’anno il consueto “purgatorio”, ce ne tornammo a casa prima di pranzo e dopo ci mettemmo a dormire, sazi di tutto.
Questo ricordavo oggi, nel guardare la pioggia battente che sferzava la tettoia del giardino e gonfiava di torbidi rivoli gli scoli che trascinano veloci foglie morte lontano.
Anche quest’anno le tortore migreranno anzitempo e raggiungeranno l’Africa mentre ancora tra le stoppie e i campi arati ci sarà qualcuno che preparerà il capanno, ma per settembre inoltrato –grazie alla vigente normativa- quando le tortore sarebbero comunque andate via anche col bel tempo.
Certo, poi non c’è da meravigliarsi che tanti cacciatori abbiano abbandonato la loro passione per dedicarsi ad altre attività ludiche od anche soltanto per rimanere a letto la domenica mattina tra le braccia della moglie!
La Caccia vera, quella libera e alla portata della maggioranza degli appassionati non esiste più, se non per qualche rara eccezione (ho sempre invidiato chi sa andare a beccacce con un paio di cani giusti!). Altrimenti è rimasto lo sparare a volatili comprati, vagare in zone dove gli animali sono stati “seminati” poche ore prima dell’arrivo degli ospiti paganti e godere del lavoro dei cani che –se sono bravi davvero- finiscono per “abboccare” il fagiano o la quaglia senza neanche farli volare.
Magra consolazione è l’osservare che si può sempre andare a caccia all’estero… Intanto non è così scontato che tutti possano permetterselo: sia in termini di soldi, ma anche di tempo (visto che taluni lavorano per campare…). Poi, anche a Caccia, andare troppo sul sicuro toglie all’avventura parte del suo fascino e viene meno il sapore della conquista di una cosa che non è per tutti, ma che bisogna guadagnarsi con passione, abilità e sacrificio.
Chissà perché, ma quando sento di quegli appassionati che qui non vanno più da nessuna parte ma due o tre volte all’anno girano il mondo a caccia per le riserve e i parchi sconfinati di vari paesi, mi viene alla mente il tizio non avvenente, né dotato e manco spigliato che a casa sua con le donne non batte un chiodo, ma mette da parte i soldi e va una volta all’anno a Cuba per… mettere in pari!
Le cose facili e che si pagano non hanno mai il sapore della conquista e la soddisfazione di chi vede ricompensato un sacrificio; senza contare che ben presto stancano, al pari dei troppo facili amori caraibici…
In bocca al lupo, quindi, a chi ancora se la sente di rischiare per provare emozioni vere e sopportare delusioni cocenti, mimetizzato col fucile in mano in cima a un filare di viti nella brezza dell’alba, scrutando impaziente il limitare del bosco nel lusco e brusco, in attesa di un sogno che esca a zig-zag incontro al capanno: veloci però, che con due battiti d’ala in deviazione la tortora è già fuori tiro!

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Il "grillosaggio" spara RC