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LA CARTUCCIA: NIENTE E’ SCONTATO!
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Nel mirino del grillo
(la componente essenziale per la riuscita nel Tiro a Volo)


19/09/2007 - ore 22:10

Nella nostra attività di Tiratori diamo spesso soverchia importanza al fucile, al suo calcio, alla lunghezza al peso ed alla strozzatura delle canne, alle venature e al colore dei legni, addirittura alle smussature arrotondate del calciolo in gomma, ma talvolta tendiamo a trascurare la componente essenziale per la frantumazione del bersaglio e la riuscita del gesto atletico: la Cartuccia.
Merita effettivamente la “C” maiuscola, quando il prodotto è di marca e realizzato con ottimi componenti, al fine di dare una resa balistica eccellente.
In questo periodo se ne parla tanto di cartucce sui Campi di Tiro del Regno, soprattutto in relazione al loro costo, più volte aumentato dall’inizio dell’anno ed anche nel corso dell’estate appena terminata.
Ma non è di questo che vogliamo parlare qui e adesso: altri brani della rubrica sono già stati dedicati alla questione dell’aumento del prezzo del piombo ed al conseguente maggiore costo per l’utente del prodotto finito.
Attenzione particolare merita invece la qualità della cartuccia e dei suoi componenti per la realizzazione dei punteggi in pedana, ovviamente dopo aver sistemato tutti gli altri aspetti tecnici connessi all’arma (peso, pieghe e deviazioni del calcio, ecc. ecc.), nonchè alla forma fisica e mentale del Tiratore.
Non è vero infatti che le cartucce sono tutte eguali! E quelli che dicono di essere “di bocca buona” e vanno cercando per le armerie quelle che “costano meno”, ricordano tanto quegli altri che asseriscono di mangiare di tutto, ma poi al ristorante si dimostrano particolarmente esigenti e fanno un sacco di storie ad ogni portata col cameriere, tanto da farci vergognare di averli invitati a pranzo.
Anche per le munizioni, infatti, tutti vorrebbero spendere poco, ma poi pretenderebbero cartucce “velocissime”, con poco rinculo e che “rompono bene” i piattelli (la rottura cosiddetta “stellata” e da preferire alla brutale “fumata”…).
Oltre alle interminabili discussioni davanti al bancone del bar nella “club-house” se sia meglio sparare ai piattelli con cariche da 24 grammi oppure da 28 (le prime sono più veloci ed hanno meno rinculo, mentre le seconde dispongono di 4 gr. di piombo in più e quando uno se la passa male si attacca a tutto…), si sente dire spesso che per le cartucce “è tutta una questione di testa”, che “se ci prendi i piattelli si rompono comunque” e che “le cartucce migliori sono quelle che costano meno”… Opinioni da rispettare, ma comunque opinabili: gli stessi soggetti che si accalorano tanto nel sostenerle sono gli stessi che poi vanno fino a Brescia per cambiare le canne al proprio sovrapposto e farsene fare un paio che pesi dieci grammi in meno di quelle che hanno oppure si recano in pellegrinaggio da Mastro Geppetto al Paese dei Balocchi per accorciare il calcio di mezzo centimetro o modificare la piega al tallone di un millimetro!
Però, a ben guardare, anche chi sostiene che una cartuccia vale l’altra, quando si tratta di una gara importante oppure di fare scorta cerca sempre per sé il prodotto buono, mentre tenta di convincere gli altri che “tutto fa brodo”, proponendosi di rivendere scatoloni di cartucce scrause che aveva preso d’occasione chissà dove.
La quadratura del cerchio, anche in questi casi è impossibile: se si scelgono cartucce artigianali caricate con la “STRADITE” (la nota “polvere di strada”…) e il piombo cubico per quanto è deformato, certo si risparmierà qualche decina di centesimi al pacco da 25, ma non si potrà poi pretendere che la resa balistica di tali munizioni sia costante e con pressioni contenute allo sparo, soprattutto col caldo.
Infatti, come noto, è più facile “sopportare” una cartuccia scadente in inverno, quando si spara indossando due maglioni ed il giubbino di velluto pesante: il rinculo sarà comunque meno avvertito e resta solo la questione della completa combustione della polvere, che alle basse temperature tende a lasciare vistosi residui incombusti nelle canne. Inoltre, con la pioggia battente o il vento di tramontana laterale sarà più agevole giustificare la “barca di zeri” che si staglieranno nitidi sul tabellone impietoso a fine-serie.
Però, l’estate la musica cambia: quando si va in pedana con la magliettina fina fina di cotone (rigorosamente senza collo…) e il giubbino a rete da pescatore, le cartucce caricata con le economiche polveri cosiddette “vivaci” (complici anche i potenti inneschi “doppia forza” attualmente in uso per risparmiare propellente) forniscono un rinculo a dir poco fastidioso, che in fondo ad un paio di serie si traduce per l’utilizzatore in un consistente livido nell’incavo della spalla, se non anche nella guancia dolorante!
La cartuccia cosiddetta “buona” altro non è se non quella prodotta da una ditta seria ed affermata nel settore, che sottopone il singolo prodotto a controllo nel proprio Banco di Prova interno durante le operazioni di caricamento, verificando periodicamente (di solito ogni 3.000/5.000 pezzi) dosaggio del propellente, peso della carica di pallini, pressioni e qualità della rosata ottenuta.
La pressione, appunto, insieme alla velocità alla bocca (detta V-0) ed al “tempo di canna” sono parametri essenziali per conoscere –prima ancora di spararla sul Campo- se si sta caricando una “buona” cartuccia; vi sono degli accorgimenti tecnici indispensabili (ben noti ai “balistici” del mestiere) che vanno assolutamente rispettati per ottenere una munizione da tiro equilibrata, efficace ed efficiente.
Il difficile è conciliare la messa a punto di cartucce che abbiano tali requisiti contenendo, per quanto possibile, i costi: ma si sa, la roba buona si paga e anche per le cartucce niente è scontato…. Neanche il prezzo!

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC