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APRITE GLI OCCHI!
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Nel mirino del grillo
(quando si apre un mondo nuovo)


11/11/2007 - ore 11:01

Il giovanotto aveva iniziato a sparare al piattello Fossa da pochi mesi, ma se la cavava già abbastanza bene, forse grazie ai suoi trascorsi di cacciatore della domenica a passeri e fringuelli. All'epoca aveva già un lavoro sicuro e una giovane moglie a casa, una macchina tutta per lui e tanta voglia di sparare.
Grazie ai preziosi consigli di un Amico, eccellente Tiratore e armiere, era riuscito in breve tempo a farsi il fucile e il “corredino del neofita” a prezzi decenti, ma soprattutto evitando di commettere buona parte degli errori che toccano a tutti quelli che cominciano senza guida.
Un eccellente fucile preso d’occasione e una buona posizione in pedana gli consentiva di salvare la faccia sui Campetti della zona, dove si recava appena aveva un attimo di tempo, per le sue serie di prova.
Tuttavia, nonostante l’impegno, lo zelo e la concentrazione nell’esecuzione del gesto atletico, si era arenato su punteggi non entusiasmanti, chiudendo la serie sui 15 – 16 piattelli buoni (ma con punte di 18 quando proprio andava bene), ovunque si trovasse a sparare.
Una volta che il Maestro lo fece imbracciare “in bianco” mettendosi davanti alle canne osservò con disappunto che il giovane teneva chiuso l’occhio sinistro, come quasi tutti i Cacciatori.
“Se non imparerai a sparare con gli occhi aperti, in questo gioco non andrai mai da nessuna parte!” sentenziò lapidario il Maestro. “Comunque fai un po’ come ti pare: se i piattelli li rompi ugualmente va bene anche così…” sapendo che quello era l’unico modo per far fare al ragazzo qualcosa di cui non era convinto, piuttosto che insistere con mille suggerimenti e snervanti raccomandazioni, come si vede fare a tanti “scienziati” in pedana quando hanno per le mani un neofita.
Col Maestro presente, il ragazzo non riusciva proprio a sparare con entrambi gli occhi aperti; tirava due o tre piattelli di seguito facendo altrettanti zeri e poi tornava a chiudere inconsciamente l’occhio sinistro per mirare il bersaglio, traguardandolo con la bindella e il mirino.
Una domenica mattina di bel tempo, stanco di non arrivare mai almeno a 20 su 25, il ragazzo lasciò la moglie ancora addormentata nel letto e partì deciso –armato ed equipaggiato- alla volta di un campetto sul lago, ove in verità non era mai stato e perciò si era fatto spiegare dettagliatamente la strada il giorno prima dall’Amico. Vi giunse senza intoppi e senza traffico che erano ancora le 9.30 e il Gestore stava caricando le macchine al secondo dei due impianti. Non conoscendolo fu particolarmente disponibile e gli disse che, se intanto voleva cominciare a sparare da solo in pedana, gli avrebbe messo in funzione il primo campo che era già a posto.
Casualmente e senza preavviso, il ragazzo si trovò col tiepido sole di maggio sulla sinistra, nessuno intorno (neanche il Gestore), il campo tutto per lui con i piattelli che si stagliavano contro l’azzurro del lago e la possibilità di fare ciò che voleva. Decise allora di provare un’intera serie tenendo gli occhi aperti, succeda quello che succeda!
Con calma e concentrazione, imponendosi di non chiudere l’altro occhio, cominciò a sparare colpendo un solo piattello nei primi dieci. Per fortuna non c’era nessuno a guardare o commentare e lo stesso Gestore –ancora nella buca- manco lo aveva mai visto. Continuò con rabbia e cominciò a fare qualche “pezzetto” (il classico “uno sì e due no”), finché andò spedito sino in fondo colpendo gli ultimi sei piattelli della serie.
Che soddisfazione, che gioia! Gli si era aperto un mondo: a quel punto quasi gli dispiacque che non ci fossero testimoni alla sua impresa.
Aspettò una decina di minuti e andò a cercare il Gestore per avvertirlo che intendeva fare un’altra serie. Nel frattempo erano arrivate un paio di macchine sul piazzaletto e quattro o cinque appassionati volevano sparare anche loro. Il ragazzo prese posto in pedana e chiuse la serie con facilità a 18, che solitamente era il suo punteggio di vertice. Avrebbe voluto dire ai presenti della sua svolta tecnica, partecipare loro il suo entusiasmo e la gioia di avere scoperto come si rompevano bene i piattelli con quel sistema, ma non conoscendo nessuno non osò farlo e tenne per sé quella stupenda esaltante sensazione di quando –dopo tanti sforzi, fatiche e delusioni- si arriva all’improvviso, un giorno qualsiasi, ad ottenere quel qualcosa di buono che si credeva per noi impossibile e la cui mancanza ci faceva sempre sentire inferiori agli altri.
Da quel momento, il ragazzo continuò a sparare tenendo gli occhi aperti, non guardando più né le canne né il mirino e arrivando nel tempo a ottenere bei punteggi (come accade a tutti quelli che si impegnano seriamente nelle cose).
La soddisfazione più grande fu per lui -appena quattro mesi dopo quella domenica mattina sul lago- riuscire a fare 24 un sabato pomeriggio in gara a Lonato battendo il suo Maestro che comunque realizzò un 22 nella medesima batteria, dicendo poi di aver tirato male per essere stato “distratto” dal fatto che quando sparava il ragazzo “il campanello non suonava come al solito…”. Che infame!

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