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PAROLE IN LIBERTA'
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Nel mirino del grillo
(assembramenti davanti al camino)


19/02/2009 - ore 21:52

Eravamo sul Campo, in un primo pomeriggio soleggiato di febbraio. Se non fosse stato per la tramontana che ci tagliava la faccia e le altre parti del corpo non coperte, ci si sarebbe potuti pure accontentare! In corso, una gara di quelle giuste a cento piattelli quotidiani (quattro serie da mattina a sera) con l'impegno e la passione di sempre, come se fossimo stati all'ombra in un tiepido giugno.
In un angolo riparato della Casa del Tiro (pomposamente appellata da qualcuno “club-house” e da qualche altro confusa con “play-house”, che poi sarebbe il casino...), il fuoco consumava robusti tronchi nel camino e attirava noi poveri derelitti come l'acqua nel deserto. Naturalmente, nei lunghi intervalli tra una serie e la successiva, si stava volentieri accanto al focolare, chi seduto sulle panche e chi in piedi, fumando, bevendo e chiacchierando. Ovviamente gli argomenti erano i soliti: zeri, padelle, lanci irregolari dei piattelli, “fuori-tempo” e “fuori-buca” (uno spiritosamente disse: “fuori di testa!” riferito anche a se stesso e tutti risero...) eppoi cartucce. Alla fine e come sempre si finì per discorrere animatamente di fucili. Al riguardo, poche novità: Beretta o Perazzi? Altro non esiste per il Tiratore nostrano e cercare di spiegare la resa balistica delle canne, l'eccellente bilanciamento e il modesto rinculo di un “FN – BROWNING” vecchia maniera (il mitico “B25”) è tempo perso. Non desta interesse neanche il fatto che lo stagionato belga possa montare canne da Trap lunghe come le fanno gli altri, ma che pesano però quasi un etto di meno... Niente, noi siamo sempre per l'italico dualismo: Guelfi o Ghibellini, Coppi o Bartali, Inter o Milan, Benzina o Gasolio, ferie a Luglio o ad Agosto? E, per i Tiratori, i fucili Beretta o Perazzi?
Non c'è verso di sentire altro e durante questi assembramenti casuali davanti al camino spunta sempre chi viene oltre e comincia a magnificare agli infreddoliti appassionati le doti del suo momentaneo fucile (infatti, tra sei mesi l'avrà già cambiato con qualcos'altro che lo attizza di più e che gli consentirà di criticare quello che ora ha per le mani e di cui sta tessendo sperticate lodi...).
Il tizio narra di come l'oggetto sia leggero e maneggevole, di come rompa bene a tutte le distanze, di come sia bello di legni e perfetto di meccanica e -infine- di quanto lo abbia pagato poco: un vero affare che, si badi bene, poteva capitare solo a lui, perché lui “ne capisce”, “se ne intende”, “conosce gli armieri e i tiratori giusti” e così via, nel tentativo consueto di far sentire gli altri come poveri neofiti, pellegrini nelle Armerie del Regno, sprovveduti da far interdire o per i quali richiedere l'accompagno alla Prefettura competente. Insomma dei Bantù con l'osso al naso e la lancia che hanno acquistato i loro fucili verosimilmente per corrispondenza, dopo averli visti in fotografia, pagandoli troppo cari e prendendo attrezzi comunque non adatti alla specialità da loro praticata...
Quando mi imbatto in questi soggetti sui Campi, mi intrattengo sempre volentieri ad ascoltare le loro convinte esternazioni su ciò che sanno e -soprattutto- su ciò che credono di sapere, le quali sono assai più divertenti.
A questo punto non vorrei aver fatto io la figura del presuntuoso saccente (ma, sennò, che “grillosaggio” sarei?) e per fugare ogni eventuale dubbio vorrei precisare che ciò che vado scrivendo è quasi sempre frutto delle esperienze altrui, di modi di fare e stili di vita attuati da chi è certamente migliore di me e che mi ha spesso fornito, magari non volendo, spunti per le mie riflessioni.
Ad esempio, talvolta penso che in quei capannelli vicino al focolare ci sarebbe stato bene il mio amico Vincent, ormai stabilmente residente in Australia, ove emigrò ragazzo dalla natìa terra di Sicilia. Validissimo tiratore (certamente superiore a me) nella sua vita ha vinto tutto, inoltre
è accreditato arbitro internazionale di Tiro a Volo, è stato uno dei giudici di gara alle Olimpiadi di Sydney e mi sembra abbia presieduto una volta pure nella nostrana Montecatini.
In buona sostanza, un “mostro” del piattello-fossa nella grande Isola.
Ci conosciamo da circa quarant'anni e lui ha sempre usato il suo Beretta SO4. Questo fucile ha senz'altro sparato "vagoni" di cartucce e tutt'ora -tranne che per la sostituzione delle molle e dei percussori- non ha mai avuto bisogno di un armaiolo. La zigrinatura sia dell'impugnatura, sia dell'asta è oramai del tutto scomparsa, entrambe le superfici sono completamente lisce.
Così una volta, per scherzare ma con fare sprezzante, gli dissi: " Ma facci rifare la zigrinatura sui legni, che il fucile ti ritorna come nuovo!"
A questo lui, serio serio, rispose: " Neanche per sogno! Non capisci, amico mio, che questa per me è la testimonianza delle mie battaglie, le cicatrici di tutte le mie ferite. Se lo facessi rifare, sarebbe come cancellare parte del percorso della mia vita: la zigrinatura non esiste più perché essa è stata soppiantata dalla mia caparbietà e dalla dedizione a questo Sport, dai miei trionfi e dalle mie delusioni. Io non voglio il fucile nuovo, voglio il mio Amico di sempre, logoro e stanco ma sempre pronto per i prossimi 25... Proprio come me!"
Ecco, cari (e rari) lettori: ho voluto dirvi questo per meglio indicare da quale "direzione" io provenga. Se a qualcuno piace ciò che vado scrivendo è perché ho avuto la fortuna di poter apprendere dai migliori sia della pedana, sia della vita. E davanti al fuoco della “club-house”, l'Australia è così lontana.

grillosaggio@iltiro.com

   
Il "grillosaggio" spara RC