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L’ANSIA IN PEDANA
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Nel mirino del grillo
(un nemico insidioso e subdolo)


06/09/2009 - ore 10:39

Dopo averne dette (da parte mia) e lette (da parte vostra) veramente tante intorno alle cose del Tiro a Volo (come testimonia l’ARCHIVIO della presente rubrica), eccoci finalmente ad affrontare uno degli argomenti più spinosi e dei quali si parla meno volentieri sui Campi di Tiro del Regno: l’ANSIA.
Prima o poi doveva accadere; infatti anche i cosiddetti “tabù” vanno abbattuti per poterli esorcizzare e l’ansia è certamente meritevole di attenzione in quanto può rovinare non solo una gara, bensì un periodo, se non anche l’intera carriera tiravolistica, di un bravo colpitore di bersagli in movimento.
Sembra eccessivo? Ebbene, vincendo le resistenze iniziali di taluni ed entrando in confidenza con i tanti Colleghi di pedana, si vengono a sapere aspetti particolari della preparazione atletica di ciascuno che inevitabilmente riconducono ad accessi d’ansia in pedana, i quali influenzano pesantemente i risultati ma di cui nessuno discorre volentieri nel dopo-gara, davanti al bancone della “club-house”, preferendo attribuire le responsabilità degli “zeri” al calcio del fucile, al tempo, al clima, al vento, alla cervicale od alle cartucce e, talvolta, persino al pranzo domenicale della suocera!
Al riguardo e a scanso di equivoci sarà bene dire subito che una certa dose d’ansia “da prestazione” è percepita in pedana da tutti quelli che prendono il fucile in mano e fin quando essa viene tenuta sotto stretto controllo può essere positiva ed anche funzionale ad aumentare la concentrazione. Pertanto, il problema risiede nel mancato controllo delle pulsioni ansiose, che spesso prendono il sopravvento sulla concentrazione di chi sta sparando e gli impediscono di ripetere il gesto atletico con fluidità e coordinazione dei movimenti.
In pratica, quando si sta tirando una serie al piattello-fossa nella garetta gastronomica o per il Campionato Italiano e si arriva immuni a 15 – 16 bersagli per poi sbracare con una “bicicletta” o un “triciclo” compromettendo la gara stessa oppure quando si finisce una buona serie sbagliando gli ultimi due piattelli, ecco quando ciò avviene e non sia accaduto alcuno stimolo negativo esterno, si dice solitamente: “E’ una questione di testa…” , “E’ la pompa che non regge…” ma in realtà si tratta di un mancato controllo delle pulsioni ansiose che determinano risposte muscolari non adeguate agli impulsi del cervello e ci fanno “muovere” alla chiamata in maniera non efficace, talché ne deriverà uno zero sul tabellone per ogni volta che sarà l’ansia a condurre il gioco.
Avrete notato che quando si incomincia a parlare di malattie non gravi ma fastidiose, con le quali bisogna però convivere e di cui si farebbe volentieri a meno, si crede di essere tra i pochi al mondo ad avere tali patologie, ma poi ci si accorge inevitabilmente che il problema è diffusissimo e anche soggetti insospettabili intorno a noi combattono con la stitichezza, le emorroidi o la colite. Parimenti (scusandomi per l’esempio), l’ansia in pedana colpisce indiscriminatamente e non per Categorie umane o federali, né per tipo di disciplina o bellezza del fucile. Persone che nella loro vita quotidiana gestiscono responsabilità notevoli, comandano altre persone, prendono decisioni per mestiere, aprono pance sul tavolo operatorio o muovono migliaia di euro in ardite operazioni finanziarie e decidono della vita altrui, una volta in pedana possono essere attanagliate dall’ansia, avere un tremore vago nelle gambe, un nodo in gola e non riescono più a fare quei movimenti col fucile in mano che tante volte hanno provato davanti allo specchio nel chiuso della loro stanza o, peggio, non capiscono più cosa stanno facendo! Nei casi più gravi, si verifica un vero e proprio “sdoppiamento della persona” (non in senso clinico, ma come sensazione), in quanto il soggetto –in epoca successiva e sotto tortura- riferisce che ad un certo punto della gara “era come se a sparare al suo posto fosse un altro” e lui fosse uno spettatore-tifoso che vedeva la scena dall’esterno, alle spalle di sé stesso. Può sembrare eccessivo, ma mentre si spara in pedana accade anche questo (od altre sgradevoli sensazioni analoghe) più frequentemente di quanto si creda e con inevitabile proliferazione di zeri sulla lavagna.
L’aspetto più subdolo della vicenda risiede nel fatto che -dal di fuori- non si nota nulla o quasi di tutto questo travaglio interiore che attanaglia il tiratore all’opera (meglio noto come “sofferenza in pedana”) e l’interessato, nel tentativo di controllare l’ansia che si impadronisce di lui e darsi un contegno, assume atteggiamenti per così dire “di sufficienza”, talvolta strafottenti o scanzonati (sorride allo zero scuotendo la testa oppure afferra i due bossoli al volo durante l’estrazione per poi scagliarli bruscamente nella rete a lato od anche si volta e cerca con gli occhi un conoscente fuori della pedana e scambia con lui un’occhiata espressiva a significare “Ma guarda te che cosa mi sta capitando oggi…” e così via), come a voler comunicare –“bluffando” col linguaggio del corpo- agli astanti: “Voi pensate che io sia teso, che “senta” la gara o che abbia paura di fare “zero”? Macché… Sono qui solo per divertirmi, fare un po’ di rumore e non me ne fotte niente del risultato finale!”
Ovviamente, la verità è ben altra…
Per correttezza, va detto infine che le reazioni all’ansia sono prettamente individuali e non c’è una regola matematica per riconoscerne i sintomi: ciascun tiratore, riflettendo nell’intimo sui propri “zeri”, potrà identificarsi o meno in taluno degli atteggiamenti e/o delle situazioni descritte, ma una cosa è certa: una volta acquisita l’impostazione tecnica corretta e con in mano l’arma adeguata, l’ANSIA non controllata è la principale responsabile degli insuccessi in pedana, sia per i neofiti sia per i praticanti abituali, che spesso non riescono a spiegarsi il perché dei tre piattelli di differenza tra la serie di prova tirata prima della gara e il risultato della medesima, sullo stesso campo, con lo stesso tempo, le medesime cartucce e a mezz’ora di distanza, senza che la visibilità sia cambiata o ci abbiano telefonato che è scattato l’allarme a casa!

Grillo Saggio
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