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LA CACCIA NEL CUORE
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Nel mirino del grillo
(una stagione di fede assoluta)


16/10/2009 - ore 23:01

Ogni anno, da sempre, quando arriva il periodo delle migrazioni autunnali degli uccelli, l’appassionato è pervaso da una strana “smania”, una sorta di euforia che gli fa relegare tutte le altre cose del mondo e della sua vita in un angolo remoto della mente, fino quasi a rimuoverle e cancellarle.
C’è chi conta dapprima i mesi, poi le settimane ed infine i giorni o addirittura le ore che lo separano dalle sue prime uscite stagionali e sembra vivere solo per quello, in attesa dell’evento.
Ovviamente, il resto dell’umanità che lo circonda non comprende l’agitazione che pervade il cacciatore nell’imminenza della battuta o dell’appostamento ai selvatici. Ma per lui l’importante è esserci, ancora una volta e sempre, come quando da ragazzo seguiva il padre o il nonno su per l’impervia collina fino a scoprire l’altopiano e il suggestivo lago verde lontano.
L’attesa da “Sabato del Villaggio” tipica della vigilia, i preparativi e l’attrezzatura, i richiami, i cani, l’abbigliamento tecnico in “gore-tex” o il vecchio “fustagno” marrone, gli stivali con la pelle di cammello dentro, il fido compagno in cal. 20 e le cartucce con la polvere “JK6” per tutti i venti, i guanti e il berretto impermeabile… Ma che tempo ci sarà domattina ai margini del bosco? Chissà, magari invece di piovere ci saranno 26 gradi e bisognerà sudare a gocce, pur stando in camicia! Ma cosa cambia, chi ci rinuncia? Al supermercato con la moglie chi ci va? Ma ci facciano il piacere, ci facciano… Grazie alle migrazioni e alla selvaggina stanziale evitiamo pure il pranzo domenicale dalla suocera: che vogliamo di più? Alla peggio, ci fotteranno per Natale ma intanto si sgambetta ansimando felici dietro agli instancabili cani, grandi cercatori, mai paghi di annusare in ogni anfratto della collina, tra rovi e sterpaglie.
E’ vero, le spese per praticare la nostra attività preferita aumentano di anno in anno, in maniera inversamente proporzionale alla disponibilità di selvatici in terreno libero, ma come pensare di smettere per davvero? E quando mai… Come per l’ultima sigaretta o per il pacchetto terminato, talvolta ci si ripromette di non ricadere ancora nel “vizio”, ma poi l’indomani sappiamo tutti come va a finire. E allora perché sentirci in colpa, se non si fa nulla di male e/o di vietato dalla legge?
Non sarà mica vero che tutto quello che è bello, buono e piace, o fa male o è peccato o fa ingrassare? A noi piace andare a Caccia con i nostri Amici e i nostri cani (se non abbiamo i cani potremo sempre trovare amici che assolvano entrambi i ruoli…): che colpa abbiamo se solo tra campi arati, distese d’erba medica, stoppie e macchie ci sentiamo felici?
Non a caso si dice “godere del lavoro dei cani” e si prova la soddisfazione per una levata difficoltosa, la gioia della raccolta dopo un tiro “impossibile”, la festa del ritorno a casa con le sudate prede e il calore della tavolata in Famiglia e con gli Amici di sempre per degustare le specialità confezionate da mani sapienti con ciò che si è riportato a casa dalla caccia!
Tutto questo e molto altro ancora è per gli appassionati ciò che resta del più antico istinto dell’uomo. Quando si è a caccia una cosa è vera all’alba e falsa a mezzogiorno e a questa cosa non si dà maggiore importanza che al bel lago dai contorni erbosi che si vede sull’altopiano, oltre la maggese cotta dal sole. La mattina abbiamo attraversato quell’arato a piedi e sappiamo che il lago non esiste: ma ora è là, assolutamente vero, bello e credibile.
Ogni mattina, quando si parte a buio da casa diretti verso l’altopiano è come se fosse la prima volta: con l’ansia e la passione di sempre, si va a vedere se quel lago c’è ancora.

grillosaggio@iltiro.com
Il "grillosaggio" spara RC