| ILTIRO.COM | Il portale del tiro a volo
Work On Web - realizzazione siti internet


SIETE SU UNA VERSIONE NON PIU' AGGIORNATA DEL SITO

Per andare al nuovo sito visitate la pagina
WWW.ILTIRO.COM

CLICCARE QUI


 INDIETRO 
IL MANICOMIO
Stampa questa pagina
Nel mirino del grillo
(il seguito di: “LETTERA AL MAESTRO” del 18.01.2007)


08/11/2009 - ore 21:27

Trascorsi sette anni in Svizzera, presso un’attrezzata Casa di cura per malattie nervose e mentali (essendo ormai da tempo stati aboliti per legge i cosiddetti manicomi…), l’avv. Lino Cozzamara finalmente fu visitato dalla Commissione Medica di 2a Istanza in Italia e trovato “clinicamente guarito”, anche se –come era stato scritto dal primario sulla cartella di dimissione- continuava a necessitare di guida costante e controlli periodici, al fine di poter accertare che le turbe psichiche dalle quali era stato affetto non si ripresentassero nuovamente, influenzandone i comportamenti futuri. Comunque, di poter riprendere il porto d’armi e tornare a calcare le pedane del Regno, come ai vecchi tempi, non se ne parlava proprio! Al limite poteva frequentare l’ambiente del Tiro a Volo ed i vari campi; anzi, questo veniva fortemente consigliato dai Sanitari, dal momento che gli scompensi caratteriali si erano a suo tempo evidenziati proprio in tale ambiente ed asseritamente a causa di personaggi influenti, all’epoca ai vertici del sistema che governava tale pratica sportiva.
Ovviamente con gli anni tante cose erano certamente cambiate nell’ambito federale e sugli impianti di Tiro, pensava l’avvocato mentre era in attesa di essere riaccompagnato –con una macchina a noleggio- presso la sua abitazione e dalla quale mancava da così tanto, troppo, tempo.
Certamente i personaggi che gli avevano stravolto la vita non c’erano più o, almeno, non occupavano i posti e gli incarichi di una volta, quando facevano e disfacevano a loro piacimento tagliando le gambe a chiunque provasse ad opporsi a quello stato di cose.
Ora sicuramente la democrazia era una prassi consolidata anche nel Palazzo e le cariche interne erano di certo state assegnate in base a rigidi criteri meritocratici, in modo che ciascuno potesse fornire il proprio contributo nel migliore dei modi, per il bene comune e nel perfetto andamento della Cosa Federale.
Mai più –riteneva sempre il Cozzamara- avrebbe dovuto assistere a tutto quello che in passato aveva stigmatizzato -che adesso gli faceva male anche solo ricordare- ed al quale aveva tentato invano di opporsi, ottenendo solo di essere internato in quel posto lindo e pulito, dove gli infermieri e i dottori lo avevano invero trattato bene, ma pur sempre simile ad un manicomio e con tutto quello che si può immaginare.
In tutti quegli anni, Lino nulla aveva saputo dell’andamento e degli sviluppi del suo amato Sport e –tranne alcune lettere da lui scritte al Maestro ed a qualche raro amico, peraltro rimaste senza risposta- non era in condizioni di sapere a che punto fosse la questione e, soprattutto, come sarebbe stato accolto al suo improvviso rientro nell’ambiente.
All’indomani del suo ritorno fra le mura domestiche venne raggiunto da una telefonata con la quale lo si invitava a presentarsi –allorché fosse stato comodo- presso la sede federale per una piccola cerimonia di bentornato: questa cosa lo lascio sorpreso, anche se in fondo gli facilitava in qualche modo il compito di riprendere una vita normale. Accettò l’invito con malcelato stupore.
Nei giorni successivi cominciò a ricevere posta di amici e conoscenti che si rallegravano per la sua guarigione e si auguravano di poterlo presto incontrare nuovamente sui Campi. Cercò telefonicamente qualche persona fidata e poté così apprendere che il Sommo –oltre a mantenere il suo consueto incarico al vertice federale- aveva nel frattempo intrapreso una brillante carriera politica e faceva parte di numerosi Organismi internazionali che presiedevano all’andamento planetario del Tiro a Volo. Nel Palazzo, tutti quelli che aveva conosciuto mantenevano i propri incarichi od avevano fatto carriera, assurgendo a sempre maggiori responsabilità e potere, mentre qualche persona perbene se ne era irrimediabilmente andata, in un modo o nell’altro. A fronte di questo, l’andamento della situazione si era mantenuto costante e ben poche novità di erano verificate in quegli anni in cui lui non era stato presente. Chi andava a sparare lo faceva a proprie spese, oltreché a proprio rischio e pericolo, mentre i campioni veri erano stati tutti arruolati in qualche Corpo dello Stato, a spese di “Pantalone” e risolvendo così definitivamente il problema del loro mantenimento da parte della Federazione.
Le cartucce avevano raggiunto prezzi proibitivi a causa del costante aumento del piombo che ormai costava quanto l’argento, tanto che si stava pensando di caricare le munizioni direttamente col prezioso metallo bianco. Anche il costo di una serie di piattelli era aumentato, pur risultando i dischetti fabbricati con materiali meno idonei di un tempo che, col pretesto della biodegradabilità, risultavano meno frangibili ai pallini. Ma questo era il male minore nella considerazione che tanto i bersagli, ancorché legnosi, almeno erano uguali per tutti!
Lino si stupì come, nonostante il progresso che c’era stato in tutti i settori dello scibile umano, nel Tiro in fondo nulla fosse cambiato ed anzi tutti si erano più o meno adattati alla situazione, continuando a esercitare l’attività sportiva con pacata rassegnazione e trovando come una specie di compromesso tra le cose giuste e quelle opportune, che consentiva alla gran parte dei praticanti di campare senza eccessivi traumi.
I colleghi di pedana che lo chiamavano o andavano a fargli visita, non mancavano di manifestargli la loro stima ed il sincero piacere di averlo nuovamente tra loro, dopo la “brutta avventura” (così la chiamavano…) che gli era toccata. Tuttavia, dopo i convenevoli di rito, non nascondevano un certo disagio alle domande che lui gli poneva, tese a sapere come stessero in realtà le cose nel Palazzo e sui Campi. Più di qualcuno gli disse chiaramente che non era più il caso di mettersi a fare polemiche: adesso le cose andavano abbastanza bene, essendosi di fatto raggiunta una sorta di compromesso tra i praticanti e chi era chiamato a gestirli ed a farli divertire. Perché turbare questo equilibrio che era stato faticosamente raggiunto? Chi glielo faceva fare? Non gli era bastato quello che aveva passato in quegli anni per essersi schierato dalla parte sbagliata? E pensasse dunque a godersi la ritrovata buona salute, cercando di sfruttare al meglio il tempo che gli restava da vivere, che gli interlocutori auguravano lungo e sereno.
Più chiaro di così… Cos’altro gli dovevano dire i conoscenti e gli amici per convincerlo?
Un bel mattino di tiepido sole, l’avv. Cozzamara -elegante e rimesso a nuovo- ad appena un mese dalla sua dimissione dalla clinica, si presentò da solo e nel giorno stabilito a Palazzo, dove venne accolto con tutti gli onori che si potevano riservare ad un ex-nemico, a chi -pur avendo militato dall’altra parte- non si poteva non riconoscere coerenza, decisione e coraggio. I toni furono pacati e quasi festosi, gli antichi avversari apparivano come una congrega di “compagni di merende” che in fondo avevano obbedito agli ordini, ma non avevano verso di lui alcun risentimento personale. E che motivo c’era, dunque, che lui ne avesse contro di loro?
Tutto era ormai acqua passata: gli apparati repressivi e di rieducazione non esistevano più da tempo, i dissidenti erano attualmente inesistenti e non c’era più alcuna necessità per il Palazzo di mantenere attiva un’onerosa rete “intelligence”, al fine di conoscere gli umori e le iniziative del popolo per poterle contenere.
Allo stupore di Lino per queste affermazioni, fu risposto che anche il muro di Berlino era stato abbattuto e adesso pure lì vivevano tutti felici e contenti, prosperando nei commerci e nelle attività collaterali più varie, che portavano benessere a tutti, se però tutti avessero continuato a remare dalla stessa parte… Sì, proprio così gli era stato detto: “Remare dalla stessa parte!”, intendendo che ogni accenno che potesse suonare contrario alla proba ed ineccepibile gestione della Cosa federale sarebbe stato oltremodo inopportuno e finanche scorretto…
In fondo che andava cercando, il vecchio leone incartapecorito? Non era forse stato guarito, finalmente?
Le sue esternazioni di un tempo erano certo frutto della malattia allora sofferta e non vi era stata certamente da parte sua la volontà cosciente di fare del male a nessuno!
Infine al termine della mattinata, dopo aver visitato vari uffici e piani, egli venne accompagnato nel Salone delle Feste, ove fu ricevuto dal Sommo in persona, che purtroppo si poté trattenere soltanto alcuni minuti, essendo chiamato di lì a poco ad altri prestigiosi impegni per il bene della collettività e del Paese. Tuttavia, riferendosi all’ex-nemico, l’Egemone non mancò di sottolineare con enfasi retorica l’importanza di avere il coraggio delle proprie opinioni e di un sano contrasto nella gestione dell’interesse comune; magnificò le doti umane e le indubbie capacità di Tiratore di Lino e si rallegrò di averlo nuovamente tra loro, ora che era “perfettamente guarito”!
Sancita con notevole trasporto la riabilitazione dell’avvocato, dopo avergli tenuto per buona parte del discorso un’amorevole mano sulla spalla, lo abbracciò davanti a tutti i convenuti, ai quali lo additò come raro esempio di serietà, coerenza e rettitudine. Dopo di ciò, approfittando che i presenti ad un suo cenno benedicente si erano gettati in ordine sparso sul ricco “buffèt”, l’Egemone si eclissò lasciando Lino fermo in piedi al centro del salone ed un lieve odore d’incenso nell’aria.
Nella confusione generale tipica dei rinfreschi che si consumano in piedi, egli ora si stava interrogando su chi glielo avesse fatto fare ad armare tutto quel casino, passando i suoi guai, rovinandosi la salute e la carriera di Tiratore negli anni della “guerra fredda”, quando oggi tutti erano contenti e soddisfatti di come erano andate le cose, anche se dall’epoca nulla era cambiato in meglio. Guardandosi attorno nel salone vide l’intero apparato federale, varia umanità sorridente, persone di successo e semplici portatori d’acqua, taluni più scaltri ed altri meno, altri ancora che mai avevano imbracciato un fucile in vita loro pur avendo fatto fortuna grazie a chi invece era appassionato di questo Sport: tutti parlavano contemporaneamente fra loro o a piccoli gruppi dei più svariati argomenti e sembravano felici...
Bene, il tempo è una grande medicina e la politica è un’arte: si vede che doveva andare così!
Senza sentire il bisogno di salutare nessuno, l’avv. Cozzamara si avvicinò in punta di piedi alla porta sul fondo e muovendosi lentamente, senza voltarsi indietro, uscì definitivamente dalle loro vite.

Grillo Saggio

grillosaggio@iltiro.com

AVVERTENZA: Nomi, fatti, eventi, personaggi, situazioni e ambientazioni che compaiono nella serie di racconti (di cui il presente è l’epilogo), sono interamente frutto della fantasia dell’Autore e non hanno attinenza alcuna con la realtà, né con “Entità Superiori” realmente esistenti.

NOTA: Per una migliore comprensione del testo, si segnala che il primo brano della raccolta collegata è intitolato: “L'INIZIO DI UN INCUBO”, presente in ARCHIVIO alla data del 16.07.2006.
Il "grillosaggio" spara RC