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LA RUGGINE IN AGGUATO…
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Nel mirino del grillo
(aspetto fondamentale nella manutenzione delle armi)


02/12/2009 - ore 21:37

Quella che noi, appassionati di Tiro e Caccia, siamo chiamati a combattere contro la ruggine è quasi sempre una guerra persa! Col trascorrere del tempo e grazie soprattutto alla nostra incuria, difficilmente riusciremo ad evitare brutte sorprese, la volta che andremo finalmente a riprendere in mano l'attrezzo, dopo un lungo periodo di letargo del medesimo nella sua valigetta o fodero che sia.
Infatti, nonostante si ricordi distintamente e si abbia la certezza di aver riposto l’amato fucile pulito e lubrificato, tuttavia si nota spesso una tendenza rugginosa dell’esterno delle canne, allorché ci passiamo un panno bianco asciutto per tutta la loro lunghezza. Oppure, peggio ancora, talvolta la patina marrone fiorisce –per così dire- dai gambi degli estrattori automatici od anche sul meccanismo di sgancio dell’astina (per i fucili semi-automatici, sul tappo del serbatoio o all’interno del castello, dove scorre l’otturatore).
Inutile dire quanto si rimanga male, dopo aver trovata una brutta sorpresa del genere, soprattutto perché mettemmo a dormire l’attrezzo nel soppalco con coscienza tranquilla, nella certezza che avevamo fatto quanto era in nostro potere per evitare la naturale tendenza alla ruggine che hanno tutti i metalli non cromati o altrimenti trattati.
Oltre alla manutenzione specifica dell’arma contano anche molto sia il contenitore, sia l’ambiente nei quali l’oggetto riposa. Infatti, in taluni casi, responsabile della cattiva conservazione del fucile è la valigetta che lo contiene, chiusa bagnata per aver preso un poco di pioggia oppure per aver assorbito umidità dall’ambiente circostante. Purtroppo, a volte il ripostiglio, il soppalco o lo sgabuzzino di casa sono più umidi di quello che riteniamo, soprattutto d’ inverno e non usando spesso il medesimo fucile, si rischia di trovarlo con piccole tracce di ruggine in qualche punto.
Inoltre, attenzione alle mani: può sembrare una sciocchezza, ma il nostro sudore è molto acido e quindi corrosivo! Pertanto è possibile provocare delle piccole macchie di ruggine addirittura con la forma delle nostre impronte digitali, soprattutto sulla bascula o sul ponticello del grilletto… Purtroppo è già capitato!
Va detto subito che nell’impari lotta tra uomo e forze della natura -che va sotto il nome di manutenzione e cura di qualcosa che ci preme- più si tiene a qualcosa e se ne ha rispetto, più aumentano le probabilità che l’oggetto delle nostre attenzioni si rovini, deperisca, finisca male, si ammali o muoia. Infatti, come per i cani degli zingari che anche se non vengono vaccinati, non conoscono il veterinario, non hanno il collare anti-parassitario, mangiano le ossa di pollo e dormono al freddo e al gelo sotto le roulotte del campo-nomadi, ma non si ammalano mai, così funziona anche per i fucili… Più ci si sta attento e più si graffiano, cadono dalla rastrelliera, si ammaccano sulla bindella, spezzano le molle, arrugginiscono in vari punti e alla fine –non potendo fare di meglio per dimostrarci che le nostre attenzioni sono inutili- addirittura si “grippano” a metà gara d’agosto, rifiutando di aprirsi, dopo che in pedana abbiamo appena sparato il sedicesimo piattello del “barrage”!
Poi, quando racconti il fatto con una punta d’amarezza, si incontra sempre qualche Pisquano che ci tiene a puntualizzare che lui spara da tre anni col fucile che ha in mano, “Non l’ha manco mai smontato E NON GLI E’ MAI SUCCESSO NIENTE!”
La cosa che manda al manicomio è che… E’ VERO! Ci sono soggetti che sparano col semi-automatico e non sanno neanche come fare a spezzarlo, mentre taluni asseriscono orgogliosamente di non aver mai dato un goccio d’olio o un “baffo di grasso” al loro sovrapposto nel punto di frizione tra canne e bascula, tuttavia l’attrezzo ha sempre fatto il suo dovere egualmente!
Per carità, non si vuole scoraggiare nessuno, bensì –a questo punto- è doveroso fornire qualche suggerimento per limitare i danni di una battaglia comunque persa… Niente di nuovo per nessuno, ma semplici accorgimenti forse utili.
Quando si fa manutenzione alle armi, dopo averle smontate, ripulite, scovolate e ben asciugate con un panno di lana o cotone chiaro (per vedere lo sporco che viene via…), si spande qualche goccia d'olio specifico (tipo “BALLISTOL”, “BREAK FREE”, “BIRCHWOOD” od altri simili) con un pennellino da 20 mm. dedicato. Si distribuisce l'olio come se si dovesse "verniciare" leggermente le parti metalliche dell'arma, evitando gli eccessi e gli scolacchiamenti vari. Anche all’interno della bascula va pennellata una piccola quantità d’olio, mentre un “baffo” di grasso o vaselina filante andrà applicato nel suddetto punto di frizione, dove vengono montate le canne. Uno spruzzo di olio spray per armi andrà riservato soltanto all’interno delle canne, ma sempre con moderazione, altrimenti si finisce per macchiare la valigetta col riflusso del lubrificante.
Fatto questo, si ripone il fucile evitando accuratamente di toccarlo ancora sul metallo, ma servendosi di fogli di “Scottex” per maneggiarlo.
Come detto, è fondamentale che la custodia sia asciutta e che la stessa sia stata tenuta aperta e vuota per un certo periodo in ambiente caldo secco, prima di richiudervi l’arma.
Nella fuciliera oppure nell’armadietto ove si tengono i fucili può essere utile mettere un cubo deumidificatore (contenitore per polvere assorbi-umidità), da cambiare periodicamente, gettando il liquido incolore e vischioso che si forma per reazione chimica a causa appunto dell’umidità, e ricaricando con granuli bianchi del tipo inodore.
Importante è pure non trascurare i fucili per troppo tempo: anche se la Caccia è chiusa o non si va al Poligono a causa della brutta stagione oppure si possieda più di un fucile, ma si finisca poi per utilizzarne sempre uno solo, non bisogna lasciar trascorrere più di due o tre mesi, senza andare a riaprire la valigetta ed accertare lo stato di conservazione dell’attrezzo. Solitamente, in un paio di mesi, l’olio che avevamo sparso col pennellino si sarà completamente asciugato e saranno altresì comparse vistose impiombature all’interno delle canne, che sembreranno sporche, mentre ci parvero perfette all’atto della pulizia… Allora, daccapo: una “sbroffata” d’olio nelle canne e giù dentro con l’elicoidale, col “riccio”, con la paglietta metallica, col “gratta tutto” e col pannetto, per far tornare tutto lindo e splendente, almeno fino alla prossima ispezione, quando ci troveremo nelle medesime condizioni di apparente trascuratezza dell’oggetto dei desideri!
A questo punto, mentre in casa (e, precisamente, sul tavolo della cucina) siamo intenti alla pulizia periodica di salvamento, solitamente interviene la moglie (o la compagna) che sentenzia: “Allora non è vero che non vai mai a sparare! No? Eccom’è che stai sempre a pulire ‘stì fucili se racconti che non li adoperi?”
Non sappiamo cosa rispondere e in tali momenti ci sorge addirittura il sospetto che ci sia qualcun altro che utilizza i nostri fucili per andarsi a divertire…
Sarà mica lo stesso soggetto che non sa smontare il suo semi-automatico e si viene a prendere il nostro quando gli serve? E poi, magari, già che si trova, si fa pure un giro con la compagna? Forse si conoscono...

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Il "grillosaggio" spara RC