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LA (S)MANIA DELLE CARTUCCE
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Nel mirino del grillo
(il piacere dell’assortimento è spesso fine a sé stesso)


11/04/2010 - ore 20:18

Per un Cacciatore e/o Tiratore di una certa età -come chi scrive- l’avere a casa o in cassaforte un assortimento policromo di cartucce di tutti i piombi e molte più di quante ce ne servano per le nostre abituali uscite sportive o venatorie, serve probabilmente a compensare quel senso di precarietà e ristrettezza di quando eravamo più giovani, ma anche più poveri.
Allora, infatti, avevamo tanto tempo per andarci a divertire, selvaggina abbondante in terreno libero e poche cartucce nella catàna a tracolla, per lo più ricaricate in vecchi e sfibrati bossoli di cartone e spesso non adatte al selvatico che ci si levava davanti ai piedi. Tuttavia avevamo tanta voglia di portare a casa qualcosa e l’istinto venatorio era così preponderante che riuscivamo a raccogliere una quaglia ferita all’ala da un pallino, dopo averla sparata col monocanna pieghevole cal. 24 che veniva tenuto nella cantina in campagna, come un attrezzo agricolo.
Negli anni ’60 del secolo scorso, una cartuccia “originale” in cal. 12 per la selvaggina migratoria (di quelle col piombo fino) costava in media 50 lire, cioè a dire esattamente come un caffè al bar o il giornale all’edicola! Effettivamente ed in proporzione, facendo un raffronto coi prezzi attuali dei beni citati, si concorderà che le cartucce da caccia all’epoca costavano più care di adesso. Questo dato di fatto, unitamente ad altri aspetti legati alla cultura contadina (fatta di sacrifici e modestia, onestà e ristrettezze, dignità e decoro) imponeva ai più il ricaricamento “domestico” delle cartucce a pallini per la Caccia.
Chi non ricorda di aver visto o non ha praticato egli stesso questa diffusissima attività? Bossoli di cartone raccolti, ricalibrati e riutilizzati anche due o tre volte, dopo essere stati magari anche “rifilati” perché il bordo si era talmente indebolito da non essere più ribordabile con l’apposito attrezzo a manovella, che veniva fissato al tavolino della cucina nelle lunghe sere d’inverno.
Per non parlare di tutta la “liturgia” dei temibili mischietti delle polveri (le più diverse e variegate) con ricette “segrete” che si tramandavano in famiglia a mezzo della tradizione orale, dei misurini per il dosaggio dei componenti, del borraggio fatto anch’esso in casa col sughero macinato mischiato alla semola. Per finire, è bene ricordare i pallini creati con la fusione del piombo, a seguito di caduta dall’alto in una bagnarola d’acqua fredda, talmente perfetti e sferici da sembrare dei chicchi di riso scuri (e ce ne fossero stati due eguali…)
Effettivamente tutto questo sembra oggi incredibile, anche se è trascorso mezzo secolo. Tuttavia, in questo aspetto “primordiale” che accomuna molti degli appassionati di oggi, riteniamo ci possa essere la spiegazione della smania che pervade taluni nel voler provare e possedere tutte le cartucce per loro nuove che scovano sugli scaffali delle Armerie o sui Campi di Tiro. Tale passione si manifesta con l’estrema curiosità di conoscere che cartuccia stia sparando il collega di pedana o il compagno di battuta, allorché fa un bel tiro o “rompe bene” i piattelli. Da questo deriva la furtiva raccolta del bossolo espulso dal fucile dell’altro e la successiva ricerca del prodotto per poterlo poi provare alla prima occasione utile.
Taluni di questi appassionati (i più morigerati) acquistano cartucce di vario tipo anche se non ne hanno bisogno, ma in modiche quantità: giusto quei tre o quattro pacchi per farsi un paio di serie al piattello quando capiterà od anche di meno, per quella giornata al passo delle allodole… Ma così facendo, un po’ di questo tipo, un po’ di quell’altra marca, qualcuna di piombo grosso che può sempre servire, riempiono comunque di cartucce lo scaffale in garage, per poi andare a caccia cinque volte in tutta la stagione. Altri “fissati” (in senso buono, ovviamente) lavorano invece sulle quantità. Nel senso che questi non si sentono tranquilli nell’affrontare la stagione venatoria o quella delle gare se non hanno una robusta scorta di munizioni, che basterebbe per fare una guerra! Spesso in barba a tutta la normativa vigente in materia, invocando la politica che sulla “quantità si può fare il prezzo”, si riempiono -nel vero senso della parola- di scatoloni da 500 cartucce (adesso è più frequente la pezzatura da 250) di varie marche e tipo, perfettamente impilati da qualche parte della cantina, se non addirittura in qualche angolo remoto della casa, altrimenti nel negozio, officina o magazzino, se ne hanno uno per il loro lavoro. Per tali appassionati (assai più numerosi di quanto si creda) è fondamentale avere sia la quantità, sia la varietà del prodotto e vanno spesso a controllare l’ammontare del loro “tesoro” con la soddisfazione della massaia che gode nell’aprire il congelatore o il frigorifero grande e verificare gli scomparti pieni di ogni ben di dio da mangiare! Qualcuno poi, data l’abbondanza delle scatole, finisce per utilizzare le cartucce imballate anche come elementi di arredo o di utilità: reggi porta aperta o per non farla sbattere col vento, impilate come sedili o piani di appoggio, divisori all’interno di piccoli locali o semplicemente sistemate a forma di cubo e coperte da un robusto telone cerato.
Insomma, l’importante è averne più di quante se ne possano sparare, soprattutto per chi ricorda in gioventù di avere più volte “scartucciato” (come si diceva una volta), mentre i tordi continuavano a passargli sopra la testa o le allodole “venivano allo zimbello”, che era spesso una semplice canna con infissa la “civetta”, un pupazzetto realizzato con carta pressata e due bottoni lucenti al posto degli occhi, ricoperto di stracci leggeri che si muovevano al vento a simulare le ali!
Altri tempi, altre storie, altre emozioni: pensate, invece, che bello adesso per noi appassionati che -non paghi della disponibilità e versatilità dei piombi n. 7 e n. 8- possiamo liberamente abusare del n. 7 e ½, in passato utilizzato esclusivamente per il Tiro e d attualmente diventato invece un piombo “Tutta Caccia”. Ma non ancora soddisfatti adesso avremo il piombo n. 7 e ¼ , già in uso per taluni caricamenti da 28 grammi per il piattello ed in futuro destinato a sempre maggiore diffusione data la sua caratteristica di “arrivare prima” del fratello minore 7 e ½ sul quale –orologio alla mano- ha un quarto d’ora di anticipo negli appuntamenti del mattino.
Innegabili meraviglie del progresso: comunque, cerchiamo sempre di “mirare dritto”, altrimenti è tutto inutile!

Grillo Saggio

(grillosaggio@iltiro.com)
Il "grillosaggio" spara RC