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OCCHI MORBIDI
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Nel mirino del grillo
(come mantenere lo sguardo all’insieme aumentando la percezione degli oggetti in movimento nel campo visivo)


30/04/2010 - ore 22:41

In talune discipline sportive (arti marziali, combattimento col bastone contro più avversari contemporaneamente) e –perché no- anche nel Tiro a Volo, può risultare utile al praticante una migliore percezione di ciò che accade davanti ai suoi occhi per meglio distinguere ciò che gli interessa per la sua attività specifica. Questa diversa e migliore percezione (nel nostro caso) dei bersagli in volo, si ottiene mediante una tecnica semplice quanto abbisognevole di allenamento, che altrove viene definita efficacemente “SOFT EYES” (più o meno “OCCHI MORBIDI” o meglio "sguardo leggero").
Le informazioni su questo fenomeno che ci interessa sono abbastanza sporadiche e le ricerche per ottenere spiegazioni approfondite sono risultate vane. Dopo avere letto tutto quel poco che si è trovato sull'argomento, si è giunti alla conclusione che… in effetti non c'è niente da sapere: il concetto è fenomenale nella sua semplicità.
Pertanto– senza alcuna pretesa scientifica e né potendo vantare ricerche condotte approfonditamente su altri soggetti- si è pensato qui di condensare i fondamenti della questione ed alcuni suggerimenti per provare questo nuovo modo di vedere il mondo stando in pedana. Un mosaico concettuale che potrebbe essere utile a tutti noi “T.G.M.” (“Tiratori Generici Medi”).
Dunque, dopo aver imbracciato il fucile, si tratta quindi di posare gli occhi defocalizzati nella completa direzione frontale e morbidamente ampliare al massimo il campo visivo in modo da percepire tutto ciò che ci circonda, piuttosto che focalizzarsi su un oggetto o una persona ed essere influenzati da essi.
In buona sostanza bisognerebbe percepire il mondo che ci circonda guardandolo “morbidamente” nella sua completezza, senza focalizzare su nulla di particolare, in modo da essere contemporaneamente consapevoli del campo visivo sia frontale, sia periferico.
Osservare tutto davanti a sé senza peraltro preoccuparsi di niente, mentre si sta per effettuare la chiamata in pedana: in tal modo la reazione anche ai più impercettibili cambiamenti nel campo visivo sarà fulminea.
Gli occhi vanno controllati con sereno intento ed intimo convincimento, affinché rimangano immobili e defocalizzati “davanti” al Tiratore. Tutto ciò produrrà una “distorsione temporale” con conseguente alterata percezione che farà sì che oggetti in rapido movimento (come pure gesti improvvisi di qualcuno), appariranno come al rallentatore.
Per allenarsi a sviluppare una visione periferica sarà sufficiente rilassare gli occhi frontalmente senza fissare nulla di particolare, dilatare le pupille e con calma ampliare il campo visivo, senza muovere minimamente la testa.
Paradossalmente non occorre abituare gli occhi ad osservare "perifericamente", occorre piuttosto cessare di ignorare la visione periferica stessa che è comunque sempre presente nel nostro campo visivo, anche quando non ce ne rendiamo conto.
Non bisogna guardare persone o cose, ma piuttosto vedere attraverso di essi.
A sostegno di quanto sono andato argomentando finora vorrei portare la testimonianza di Vincent, valente Tiratore e caro Amico (purtroppo lontano) che –dopo aver recepito la tecnica suggeritagli, sia pure con qualche sforzo iniziale- così mi ha recentemente scritto dall’Australia:
“Nei tentativi praticati ho effettivamente notato una piccola differenza su me stesso. Attualmente, quando riesco a mettere in pratica gli accorgimenti sopra menzionati, comincio a vedere i piattelli al rallentatore; inoltre l'uso degli occhi in tal maniera sembra mi conferisca un maggiore senso di serenità.
Infine, qualcosa di molto strano: in posizione eretta riesco infatti a prendere la caviglia del piede destro e a metterla sul ginocchio sinistro (o viceversa) e quindi a fare alcune flessioni sulla gamba sinistra, senza la minima difficoltà di equilibrio, anche se a pensarlo fa sorridere…
Però, nel momento che focalizzo su una qualsiasi cosa, diventa molto più difficile mantenere l'equilibrio e finisco per dovermi appoggiare.
Io comunque continuerò a perseverare, perché davvero mi sembra –grazie anche a te- di essere sulla strada giusta. In fondo, anche a parità di risultati, in questo modo almeno sono molto più sereno e riposato quando esco dalla pedana alla fine della serie…”

Per cercare di applicare questa nuova metodologia di vedere la scena del tiro, le difficoltà sono almeno due: la prima è quella di dover "rieducare" i nostri occhi (e quindi il cervello) a vedere in questa nuova maniera tanto efficace, ma purtroppo così insolita.
Mentre la seconda, nel nostro caso, è che sparare con occhi completamente rilassati e comunque non focalizzati richiede un abbandono completo (se non addirittura un sovvertimento) dei preconcetti che abbiamo sempre applicato nel nostro Sport (massima concentrazione, attenzione, consapevolezza, focalizzazione estrema del punto d’uscita del bersaglio, ecc. ecc.).
Insomma, come scriveva Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nel guardare i paesaggi di sempre con occhi nuovi”.

Grillo Saggio

(grillosaggio@iltiro.com)
Il "grillosaggio" spara RC