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I FUCILI CHE NON ABBIAMO PIU'
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Nel mirino del grillo
(elementi che hanno fatto parte attiva della nostra esistenza)


29/05/2010 - ore 21:53

Come quasi sempre capita con le persone e per qualcuno con i cani e le automobili, anche i fucili che abbiamo posseduto ed usato -ma che adesso però non abbiamo più nella nostra disponibilità- hanno in qualche modo accompagnato parte della nostra esistenza e ci hanno regalato tanti momenti, quasi sempre piacevoli.
In ogni caso, col meccanismo tipico dell'archiviazione dei dati, la mente avrà provveduto a rimuovere i ricordi sgradevoli e così ci capiterà di ricordare soprattutto i 24 e 25 fatti con quel tale fucile, piuttosto che le gare “bucate” totalizzando 38 su 50!
Taluni fucili, sia per caccia sia per tiro, sono come certe persone: si apprezzano appieno solo dopo che si sono perse e quando è ormai troppo tardi per tirarci fuori il meglio.
Il fucile che acquistiamo, nuovo od usato che sia, ci entusiasma subito, con lui ci sentiamo di poter fare miracoli, diventeremo infallibili e saliremo sul podio una volta sì e quell'altra pure. Il bello è che all'inizio dell'avventura con l'attrezzo (per noi) nuovo è proprio così: risultati mai visti prima e con tutte le condizioni di tempo, in vari luoghi! Risolti tutti i problemi... Ma per quanto tempo? Come ogni bel sogno, anche per il Tiratore l'euforia dura poco. Quando si è finalmente acquistata la sicurezza e la scioltezza necessarie a non andare più in pedana col cuore in gola, ecco che cominciano a fioccare gli zeri come e peggio di prima.
Allora, dopo aver fatto finta di nulla per un po' verso il prossimo che popola i Campi di Tiro del Regno (per lo più malevolo ed invidioso), ecco che il “T.G.M.” (“Tiratore Generico Medio”, proprio come chi scrive..) ritornato di colpo “Ex-Aspirante Campione”, comincia a tormentare se stesso ed il calcio del fucile con ogni possibile modifica, aggiunta e variante sul tema, con interventi a volte tecnicamente validi, altre volte di pura fantasia e in alcuni casi addirittura dannosi.
Ma tant'è: ormai si è presa la discesa del “Devo sistemarmi meglio il calcio del fucile e stavolta lo voglio fare da solo...” che per molti Tiratori rappresenta l'inizio della fine. Inutile descrivere nel dettaglio le torture inflitte all'attrezzo, senza ovviamente venire a capo di nulla!
Ecco, giunti a questo punto, l'unica soluzione è quella drastica attuata già altre volte: il cambio del fucile.
Nessuna riflessione e/o rimpianto: detto fatto, con inevitabile permuta della quale assai spesso ci si pentirà amaramente. Ma tutto questo fa parte del gioco e serve anche a maturare come praticanti delle Pedane, oltre al fatto che la permuta per molti di noi si rende necessaria anche sul piano pratico, in quanto aiuta in modo determinante a pagare l'attrezzo nuovo.
In tal modo, nel corso degli anni, si finisce per cambiare tanti fucili, spesso anche con l'alibi di dedicarsi a differente disciplina tiravolistica, passando dal Trap all'Elica oppure dallo Sporting allo Skeet e così via, in un eterno minuetto che ha lo scopo di farci sentire sempre agli inizi di qualcosa di grande ma che -in buona sostanza- riesce soprattutto a farci spendere un sacco di soldi e a non diventare mai campioni di niente!
Comunque, la cosa che più dispiace è che si finisce sempre per rimpiangere qualcosa che non si ha più tra le mani solitamente quando è impossibile recuperarla. Chi di noi non ha avuto un fucile di valore e col quale sparava benissimo tanto tempo fa, poi venduto e spedito all'estero? Armi acquistate da sconosciuti praticanti che risiedono chissà dove a centinaia di chilometri da noi oppure l'attrezzo dei nostri sogni è nelle mani di qualcuno che “non spara più”, ma intende tenerlo comunque?
Personalmente ricordo spesso e rimpiango amaramente il mio primo “SO4” di quasi trent'anni fa col quale di fatto ho iniziato e mi figuro che sarà forse finito nella cantina umida di una villa di provincia, il cui benestante proprietario dice compiaciuto ai suoi amici, la sera intorno al caminetto: “Una resa balistica eccezionale! Canne così oggi non se ne fabbricano più…” e magari neanche va a vedere –una volta l’anno- se per caso si è arrugginito!
Eppure, di quando in quando, in occasione delle grandi competizioni, là dove si addensano le folle dei tiratori, sui grandi piazzali dei Campi blasonati, mi pare di intravedere nelle mani di un qualche anonimo pisquano il mio amato “SO4”, un po’ allentato ed acciaccato, però ancora bello a vedersi; elegante, con la sua linea filante e bilanciata che -per quanto facciano- gli altri fucili se la sognano…
Ah, il rimorso! Ma come avvicinarsi, come chiamarlo? Se poi non è lui? Non ricordo più neanche il numero di matricola… Ma mi volto ed è già sparito: un’ombra.

Grillo Saggio

(grillosaggio@iltiro.com)
Il "grillosaggio" spara RC