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SPIEGAZIONE (DIFFICILE) DI ME STESSO
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Nel mirino del grillo
(dalla illegittimità della “cattura” alla necessità della “cottura”)


01/10/2010 - ore 20:28

Un mio sincero amico, gentiluomo dalle tante virtù, tiratore per diletto ma appassionato cacciatore nell'amore per la Natura, mi ha scritto una gradita lettera, credo per lasciare traccia nel tempo della sua opinione sull'argomento venatorio. Ovviamente per me nulla di nuovo, dal momento che i suoi pensieri al riguardo mi sono stati più volte esternati a voce, nel corso delle nostre interminabili serate davanti al caminetto, dopo avere appeso i fucili in rastrelliera e badato ai cani al tramonto, esausti ma felici, al termine di quelle umide giornate autunnali che profumano di arrosto allo spiedo, pane tostato alla brace e irrorato con l'olio d'oliva nuovo, patate sotto la cenere, sigari, castagne e vino rosso forte...
Egli, con sincera spontaneità, scrive:

“Mille e mille volte, caro Grillo, mi sono trovato impegnato in discussioni polemiche, in scambi di opinioni diciamo così esageratamente vivaci, sulla Caccia. Vari i miei interlocutori: dai familiari -ormai definitivamente rassegnati- ai colleghi di lavoro, dagli amici alle persone casualmente incontrate (magari in varie occasioni conviviali) con le quali, chissà come e perché, i discorsi si orientavano ad un certo punto verso la Caccia. Battaglie dialettiche molto vivaci, che nella maggior parte dei casi convergevano tutte e si risolvevano nell'estetica del niente.
E' inutile aggiungerti che quasi sempre si trattava di persone colte ma - credo - altrettanto aride, per le quali la cattura di un animale non aveva alcuna giustificazione; è altrettanto inutile precisarti che le suddette persone parlavano a ruota libera e a bocca piena anche, masticando bistecche o manicaretti a base di carne in cui i "poveri animali" erano stati trasformati sì, ma per necessità di “sostentamento” o, comunque, per rendere più gradita la serata! Come dire: dalla illegittimità della CATTURA, alla liceità/necessità della COTTURA...
Ti aggiungo anche che, da troppo tempo ormai, dalle discussioni sulla Caccia scaturiscono per me i criteri (tra i più validi) di scelta delle persone con le quali stabilire se non proprio un'Amicizia, almeno un rapporto di civile convivenza. E' ovvio che non sto dicendo che la gente sia accettabile soltanto se ha le mie stesse idee: ci mancherebbe altro! Ma che almeno (questo sì che lo pretendo) sia scevra da preconcetti e/o pregiudizi quando si parla di certi argomenti che sono poi quasi sempre sostenuti da una buona dose di malafede, di ignoranza e sopratutto di incoerenza.
Accennavo all'aridità dei miei interlocutori: mi sono accorto che il tanto decantato amore verso l'animaletto di turno altro non è che un surrogato del fallimento del rapporto fra “umani” che queste belle persone manifestano ad ogni piè sospinto e ce ne sarebbero esempi da fare in proposito!
Noi -dico te, io ed altri con le nostre stesse idee- abbiamo avuto la fortuna di trascorrere i primi anni della nostra vita (quelli che contano) a diretto contatto con la Natura che è quanto dire, a diretto contatto con la Verità della Vita: non ipocrisie, né finzioni ci hanno suggerito gli animali e siamo sempre stati affascinati dalla meravigliosa bellezza delle piante o delle stesse pietre delle nostre campagne, stupende nella loro immediatezza espressiva. A nostro merito, la capacità di aver saputo cogliere ed interpretare questa Verità e questa bellezza che, col passar degli anni, è entrata sempre più a far parte di noi stessi e a costituire la base della nostra stessa maturazione. Ora è appunto questa Verità e questa bellezza che continuiamo ad inseguire quando siamo a Caccia: è una trasposizione di noi stessi, un riversarci ed integrarci nel contesto naturale in cui siamo cresciuti e viviamo, quasi per verificarci, per vederci e capirci meglio. In buona sostanza cerchiamo una maggiore chiarezza e consapevolezza, forse anche una migliore dignità di Vita; si arriva al punto di pensare che quello che stai consapevolmente cacciando e che emerge ad un certo punto dai cespugli, da un ammasso di rovi o da un cumulo di pietre, siano i tuoi stessi pensieri, i tuoi stessi sentimenti che -in quel preciso momento- per una sorta di divinazione, assumono la forma di un coniglio, di una coturnice o ancora di una beccaccia: spari ad un animale, ma è un tuo pensiero che stai fissando, un tuo sentimento che stai eternando. Insomma vedi e capisci te stesso in modo più chiaro e consapevole. E' questo il motivo che ti spinge ad essere in quel momento solo con te stesso; nessuno può contaminare l'inesorabile chiarezza della nostra personale verità: siamo spietati non meno che pieni di pudore, in quel momento siamo dei poeti!
Non sorridere a questo: proprio Tu che lo sei veramente sono certo che mi hai come sempre capito...
Mi fermo qui! Come vedi ci sono tutti i presupposti per portarmi in manicomio: ma dal momento che saremmo almeno in due, ci andrei volentieri con Te sapendoti essere sempre ligio alle tue convinzioni, come me a cui è stato spesso imputato di essere inflessibile nell'assolutezza di miei principi. In bocca al lupo!”

Che dire, mio buon amico? Una vita di passione assoluta che ti fa onore. Grazie di cuore.

Grillo Saggio

(grillosaggio@iltiro.com)
Il "grillosaggio" spara RC