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LA NORMALITA' NEL TIRO A VOLO
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Nel mirino del grillo
(chissà se noi Tiratori siamo persone “normali”?)


24/10/2010 - ore 21:32

E' bene precisare subito che l'ironico sottotitolo è volutamente provocatorio e nasce da un aforisma che mi è capitato di leggere da qualche parte tanto tempo fa, il quale recitava: “CHIUNQUE SIA ANIMATO O TRASPORTATO DA QUALCOSA (religione, passione, sentimento, desiderio, amore, ecc.) CHE RITIENE VALGA PIU' DELLA SUA STESSA VITA, NON E' UNA PERSONA NORMALE...”
Ovviamente, se vogliamo filosofeggiare ne potremmo discutere per ore senza costrutto, mentre se applichiamo il semplice concetto alla nostra comune passione per il Tiro, ci accorgiamo che talvolta quanto affermato non è poi così lontano dalla verità (sempre rispondendo prima alla domanda di Pilato: “Che cosa è la Verità?”)
A ogni buon fine, per restare aderenti alla realtà, basta guardarsi intorno sui Campi per notare come la passione estrema si sia impossessata di molti, recando loro -peraltro- un ingiusto danno sia dal punto di vista della quotidianità, sia per il “TABELLONE”, cioè i risultati in pedana nudi e crudi.
Infatti, chi non conosce colleghi Tiratori che pur di andare a fare la garetta gastronomica da qualche parte, litigano con la Famiglia quasi tutte le domeniche e/o le Feste comandate?
E non ci sono forse altri che cercano affannosamente -chiedendo a tutti- un sovrapposto usato di livello per il Trap (tipo “Perazzi SC3” o “Beretta SO5”) e magari vanno in giro con una Fiat “Punto” primo modello, ancora con la targa della provincia perché affermano di non potersi permettere di meglio?
Per non parlare di quelli che, nei giorni lavorativi, saltano il pranzo e si presentano all'una e mezza sul Campo a bordo della macchina aziendale per fare da soli una serie in pedana, scappando poi via come chi ruba e con la lingua cotta dal caffè bollente ingurgitato al bar della “club-house”, perché alle 15.00 successive devono ricominciare a lavorare in ditta.
Altri argomentano di avere smesso di fumare perché “oggi le sigarette costerebbero 8.500 lire” al pacchetto, ma non riescono a fare manco 18 su 25 alla Fossa se non hanno le cartucce “Tipo5 Super Special High Velocity Mega Bomber” da “13.000 lire” alla scatola.
Poi ci sono i cosiddetti Tecnici della Mutua, quelli che pur avendo iniziato a sparare domani già si sono muniti di testi tecnici sull'argomento e li hanno imparati quasi a memoria, con tanto di tabelle balistiche, diagrammi, fisica dinamica, energia cinetica, schizzi, lazzi, frizzi, “ricchi premi e cotillòn” e poi -atteggiandosi ad esperti- vanno propinando concetti astrusi a destra e a manca, soprattutto a chiunque abbia commesso l'errore di chiedergli semplicemente qualcosa del tipo: “MA TU, QUANDO PREMI IL GRILLETTO, DOVE TI TROVI CON LE CANNE RISPETTO AL PIATTELLO?”
Comunque, il Tiratore “fissato” (come chi scrive...) il maggior danno lo fa sempre a sé stesso, almeno in termini di risultati. Infatti, la passione estrema si tramuta spesso nella famigerata “ansia in pedana”, difficilissima da controllare e foriera sempre di una barca di zeri, soprattutto in gara!
Chi vuole ottenere il risultato a tutti i costi farà quasi sempre grandi “padelle” e poi non se ne saprà spiegare la ragione o i motivi. Anzi, uscendo di pedana, argomenterà che era “con le canne sul bersaglio”, ha sparato “sicuro di colpirlo”, “doveva” prendere l'ultimo piattello per non fare meno di 20, si è fermato col fucile in traiettoria perché “ero andato troppo avanti con le canne” oppure “ho staccato la faccia dal calcio per controllare se ero in linea col bersaglio” e così via.
Ecco, questi sono soltanto alcuni delle decine di esempi che si potrebbero addurre a sostegno della tesi iniziale. In buona sostanza sembra che, chi sia “posseduto” dal demone della passione per il Tiro, rischia di perdere di vista anche gli aspetti essenziali della vita quotidiana, creando disagi e discrasie a sé e ad altri, rispetto ad un'esistenza cosiddetta “NORMALE”. La cosa peggiore è che -dopo tutto questo- non riuscirà nemmeno a conseguire i risultati sperati, desiderati, perseguiti, auspicati e fortemente voluti in pedana.
Insomma, forse dovremmo vivere la nostra enorme passione per il Tiro a Volo con più razionalità e minore coinvolgimento emotivo (anche se sempre con zelo e continuità), cercando di non far prevalere tale passione sul resto dell'esistenza, in quanto vale il proverbio che recita “CHI TROPPO VUOLE NULLA STRINGE” oppure -se preferite- trionfa sempre il paradosso del “cane degli zingari”, incontestabile anche per altre nostre situazioni quotidiane.

Grillo Saggio

P.S.: Per chi non lo conoscesse, il “cane degli zingari” è quella bestiola rigorosamente “meticcia” che vive nei campi-rom e dorme di notte all'addiaccio sotto le roulotte dei medesimi, si ciba di ossa di pollo e coniglio, avanzi della cucina nomade o di quello che gli capita, viene preso a calci da tutti quelli a cui si avvicina, non è mai stato vaccinato né lavato, non conosce il Veterinario e purtuttavia gode di ottima salute! Mentre il nostro cane, quotidianamente nutrito, curato, accudito, coccolato e trattato come una persona di casa, sta sempre male, ha i vermi, vomita, perde il pelo, ha i parassiti e i “forasacco” nelle orecchie: insomma, ci fa spendere più lui tra Veterinario, medicine e vaccini, che la macchina dal meccanico. Eppure non mancherebbe di nulla...
Questa incontestabile verità -nella dialettica tra cinofili- ha preso il nome di “Paradosso del Cane degli Zingari”.

(grillosaggio@iltiro.com)
Il "grillosaggio" spara RC