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LA FISICITA' NEL TIRO A VOLO
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Nel mirino del grillo
(oltre alla tecnica ed alla concentrazione, in pedana ci vuole altro...)


19/05/2011 - ore 22:07

In occasione delle grandi gare e delle competizioni “di cartello” guardatevi attorno sui Campi di Tiro del mondo. Una cosa appare evidente ad un osservatore anche poco attento: i campioni del Tiro in tutte le sue Specialità hanno un solido aspetto fisico. Insomma, senza esagerare affermando che a sparare con successo riescono avvantaggiati i “lottatori di Sumo”, è però innegabile che i “fantini” stanno meglio sul cavallo che in pedana! Questo perché il brandeggio del fucile, l'imbracciatura, il rinculo all'atto dello sparo e perfino la resa balistica dell'arma sono fortemente influenzati dalla fisicità del Tiratore. Infatti il nostro amato Sport non necessita soltanto di tecnica e giusta concentrazione, ma anche -come si dice volgarmente- di SPALLA!
Senza volerci addentrare in discorsi tecnici da preparatore atletico per i quali non avremmo alcuna competenza, resta il fatto che il tiratore “robusto” avvolge il calciolo con la sua spalla e domina meglio i movimenti del fucile che insegue il bersaglio, mentre al momento dello sparo fornisce l'indispensabile supporto all'arma stessa, che altrimenti arretrerebbe eccessivamente e senza il giusto contrasto dinamico che soltanto una robusta spalla può fornire. Per un semplice principio di fisica-dinamica, tale contrasto all'attrezzo che arretra, si traduce in una migliore resa balistica dell'insieme costituito da tiratore, fucile, cartuccia, velocità dei pallini, distribuzione della rosata ed esito finale sul bersaglio colpito.
I praticanti ossuti e mingherlini -certamente avvantaggiati in tante altre cose nella vita di tutti i giorni, a cominciare dallo stato generale della loro salute- in pedana sembrano talvolta “vittime” dei propri fucili al momento dello sparo. Spesso escono vistosamente “segnati” dalla pedana, con zigomi e mandibole arrossati o spalle livide, se non addirittura “piagate”. Mancando di ammortizzatori naturali, il contatto del legno o dei duri calcioli in gomma piena con le ossa appena sotto la pelle non è certo gradevole, soprattutto nei torridi pomeriggi estivi quando si va in pedana indossando la sola maglietta fina di cotone ed il giubbino a rete, mentre le cartucce -lasciate incautamente nel cofano della macchina per ore sotto al sole- sembrano calciare come muli, durante le interminabili “Maratone di Ferragosto”!
Oltre a ciò, subentra nelle competizioni più impegnative, anche un fatto di resistenza nel senso proprio del termine: cioè la pura e semplice capacità di arrivare in fondo all'ultima serie della giornata senza provare dolore... A quel punto non ha più tanta importanza il risultato: basterebbe uscire di pedana senza sanguinare, per essere contenti. Ma anche nelle gare sulla distanza dei 50 piattelli (invero le più diffuse, da noi), taluni evidenziano difficoltà di resistenza sugli ultimi dieci piattelli della serie, magari dopo essere arrivati immuni fin lì. Infatti, dopo una partenza incoraggiante e caratterizzata da concentrazione, armonia dei movimenti e congruo tempo di sparo, talvolta il praticante nel corso della serie patisce improvvisamente l'insufficiente allenamento fisico al brandeggio del fucile (che pure ha un suo peso, per quanto non eccessivo), oltre ai ripetuti micro-traumi da rinculo, colpo dopo colpo,che gli martellano la spalla e lo scuotono in tutta la persona, così che inevitabilmente crolla di nervi e comincia ad inanellare zeri sul tabellone. Spesso l'interessato non si rende conto che il suo è soltanto un calo fisico da insufficiente allenamento e comincia ad interrogarsi sul perché e sul percome abbia sbagliato quel piattello centrale così facile davanti alle canne o quel sinistro semi-montante e poco angolato che si poteva rompere col bastone. Chi si trova in pedana tende a dare la colpa dei propri zeri ad un insieme di fattori (perlopiù esterni...) che sarebbe troppo lungo elencare qui ora, ma raramente si accorge di non essere fisicamente ben preparato ad affrontare le fatiche del Tiro a Volo! Infatti siamo sempre stati portati a sottovalutare l'impegno fisico indispensabile per sparare bene, nonché quanto anche la prestanza e la solidità del corpo risultino necessari a migliorare il rendimento in pedana. Ovviamente, con quanto asserito sin qui non si vuole certo scoraggiare dallo sparare i “fantini” a cui abbiamo sopra accennato, ma resta un dato concreto che come l'alta statura agevola in taluni sport tipo la pallacanestro, parimenti un fisico solido coniugato ad un armonioso e forte sviluppo muscolare (soprattutto del tronco superiore) sono un presupposto per riuscire a dominare il nostro attrezzo sportivo e, soprattutto, per indirizzare le fucilate dove sta il bersaglio, anche nel caso di sforzo prolungato ed in condizioni climatiche disagevoli.
Per concludere -anche se la cosa non è così evidente a buona parte dei praticanti- una congrua preparazione atletica ed un elevato grado di fisicità servono nel Tiro a Volo non meno che in altre pratiche sportive. Quindi, dal prossimo lunedì, tutti in palestra...

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC