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Nel mirino del grillo
(la ricetta della felicità alla portata del “T.G.M.”=Tiratore Generico Medio)


16/07/2011 - ore 22:41

Ultimamente mi è capitato di leggere alcuni interessanti articoli sulla psicologia sportiva, frutto di ricerche effettuate sul Golf, uno sport che è superfluo dire, genera un oceano di denaro. Tuttavia, le conclusioni di questi studi sono però facilmente trasferibili al nostro Sport preferito.
Ho quindi pensato che quanto segue potrebbe interessare qualche raro lettore che abbia, però, l'umiltà necessaria a mettersi ancora in discussione, senza sentirsi ormai al sicuro dai famigerati “cali di rendimento” che ci attanagliano improvvisamente a metà serie in pedana. Ovviamente non si ha qui la pretesa di pubblicare un trattato scientifico o di fornire veramente la ricetta per vincere alle prossime Olimpiadi... Ma se tuttavia qualcuno vorrà trovare qualche utile spunto di riflessione e -mettendoci del suo- potrà migliorare anche di un solo piattello a serie, ne saremo soddisfatti.
Ordunque, una ricercatrice dell'Università dell'Arizona (USA) è stata incaricata dalla “PGA” (Professional Golf Association) americana di investigare il fenomeno che in quel gioco va sotto il nome di "CHOCKING” (letteralmente: “soffocare”), cioè quando nel momento più cruciale della Gara, l'Atleta si "inceppa" e sbaglia il colpo!
Ad esempio, non è insolito nel gioco del calcio vedere un grande campione che sbaglia un rigore, oppure un giocatore di Golf che "spreca" tutto il vantaggio accumulato durante il percorso e magari perde il Campionato all'ultima buca.
Nel nostro Sport è inutile dire che "rovinare" tutto nell'ultima serie o anche negli ultimi dieci piattelli e persino all'ultimo piattello è cosa abbastanza comune!
Generalmente, in questi casi – detti anche “SBRACOFF”(con l'accento sulla “O”)- si argomenta di "nervi tesi", di trovarsi "sotto pressione", di non riuscire a "mantenere la calma", della “pompa” che non regge, del “cuore in gola con cagotto”, di un vortice di pensieri che ci "assilla" sempre al momento sbagliato, e così via.
A questo punto si rende necessario fare una premessa e cioè che il cervello umano è costituito da due emisferi, che insieme elaborano il mondo che ci circonda e "creano" la nostra realtà. Insomma la percezione di ciò che per noi è reale...
L'emisfero sinistro, ove risiede la mente cosciente, analitica, la logica, la concezione dello spazio e del tempo, il ragionamento, la matematica, la scrittura e molto altro ancora.
Mentre, nell'emisfero destro risiede la mente sub-conscia, l'intuito, la fantasia, la creatività, le emozioni, la percezione della musica, l'astratto, l'immaginario e così via.
La ricercatrice americana ci rivela che, secondo i suoi studi, non è tanto il livello di ansietà che determina la prestazione, ma piuttosto è il modo come il cervello gestisce questo aumento di "attività". Sembra infatti che la ragione principale del verificarsi del fenomeno “CHOCKING” sia che, all'aumentare dell'ansietà e della pressione agonistica, corrisponda un marcato aumento nell'attività dell'emisfero sinistro del nostro cervello.
Mentre l'Atleta che appare superare questa "pressione" e sembra meglio gestire questa situazione di "crisi" (e che spesso finisce per vincere), registra comunque un simile aumento della propria attività cerebrale, però nel suo caso tale attività è uniformemente distribuita attraverso i due emisferi.
La ricercatrice ha ripetuto questi esperimenti con vari gruppi di soggetti in condizioni agonistiche reali, ottenendo risultati costanti che portano all'inevitabile conclusione che il cosiddetto “CHOCKING” sarebbe facilmente evitabile se il soggetto si curasse di "potenziare" l'attività del proprio emisfero destro, così da "controbilanciare" l'eccessiva attività dell'emisfero sinistro del cervello.
In pratica e tanto per fare degli esempi, mentre ci si trova impegnati in pedana, si sente spesso affiorare quella “vocina interna” che ci assilla con le più disparate assurdità, del tipo “oggi sono un pò lento”, “non vedo tanto bene i piattelli”, “devo metterci la massima concentrazione”, “non posso mica fare la figuraccia dell'ultima volta”, “queste cartucce caricate con la STRADITE (nota polvere di strada) forse oggi non vanno: dovevo spendere quell'euro in più e comprare le RC”, “mi sa che devo cambiare posizione, i piedi non mi sembrano giusti”, “il giubbino è scomodo, mi tira: avrò messo su qualche chilo”, “le lenti ci vorrebbero di un colore diverso, che non ho qui”, “il calcio mi è lungo, è largo, è stretto oppure pesante, leggero, dritto, troppo piegato”, “il pisquano che mi precede si prende troppo tempo per tirare il suo piattello e mi sta rovinando la serie”, “resto sempre dietro al bersaglio”, “sto sparando come un principiante”, “chissà che starà facendo adesso mia moglie?”, “dove li trovo in questo periodo i soldi per cambiare la macchina?”, “domattina, come prima cosa arrivando in ufficio...” e così via all'infinito!
Questa è l'attività dell'emisfero sinistro, che spesso impedisce ad un “T.G.M.” normalmente dotato di potersi pure lui atteggiare a “T.F.S.” (Tiratore Fenomeno Speciale), vagando per i Campi del Regno con i paraocchi da cavallo, la pelle di daino appesa al fianco con la spilla da balia ed i guantini con le mezze dita come i barboni, mentre sorseggia un “Gatorade” azzurro che fa tanto “chic”!
Tuttavia la cura per i fenomeni di “chocking” ci sarebbe e pare anche abbastanza semplice. Infatti, l'eccessiva attività dell'emisfero sinistro sfocia nell'autocritica, il cui eccesso è sempre distruttivo e deleterio, non solo nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni. Essa -tra l'altro- ci fa perdere sicurezza in noi stessi e non è poco!
A questa "sinistra" attività bisogna contrapporre ciò che ci offre l'emisfero destro del nostro cervello e cioè, l'immaginazione e la creatività.. Vedere noi stessi nel ruolo del tiratore che si mantiene calmo e disinvolto pur conservando quel senso di "grinta" necessaria per la Gara. La nostra abilità di creare immagini mentali va sfruttata al meglio e come un golfista "vede" la pallina che agevolmente rotola nella buca, noi tiratori ad esempio possiamo creare varie immagini di piattelli in volo che si disintegrano, in quanto da noi centrati in pieno oppure possiamo motivarci sulla facilità del gesto atletico da noi compiuto migliaia di volte con successo ed il cui risultato positivo deve essere scontato.
Perciò, all'autocritica inclemente (parte sinistra), noi dobbiamo rispondere con creatività ed immaginazione (parte destra), fino a quando non si crea una situazione di equilibrio nella quale entrambi gli emisferi sono attivati e partecipano in parti uguali. A questo punto, il tutto confluisce in uno strano ed insolito senso di tranquillità e di sicurezza.
Da questa posizione di “neutralità mentale”, il sistema muscolare (che a sua volta e a suo tempo ha imparato e memorizzato una buona tecnica di tiro) non più vincolato da impedimenti psicologici è ora libero di svolgere il suo ruolo al meglio della sua abilità.
Sarà bene infine ricordare che l'attività mentale va gestita con un senso di armonia e gentilezza verso se stessi, non come una battaglia campale che deve essere vinta a tutti i costi. E' chiaro che tutto quanto sopra esposto richiederà un poco di pratica, però la ricompensa che ne deriverà in termini di risultato e di soddisfazione potrà essere davvero notevole.  
Insomma, come dire (anche a chi scrive): “TIRATORI DELLA DOMENICA, LIBERATE IL T.F.S. CHE E' IN VOI...!"

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC