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LA CARTUCCIA ALL'ESSENZIALE
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Nel mirino del grillo
(componenti e funzionamento delle moderne munizioni)


22/09/2011 - ore 18:05

Capita spesso, nei nostri luoghi di abituale frequentazione domenicale, di sentire parlare soggetti diversi che argomentano a vario titolo di cartucce, siano essi Tiratori oppure Cacciatori od entrambe le cose.
In queste circostanze, senza volersi dare arie da “BALLISTICO della mutua” e pur concordando sul fatto che un bravo automobilista a cui piaccia guidare una rombante trazione posteriore sul percorso misto non deve necessariamente sapere cosa c'è sotto al cofano del motore, viene da pensare che taluni per le loro attività ludiche o sportive mettono due cartucce colorate nelle canne e premono il grilletto, unicamente fidando nella propria mira e nella Provvidenza. Questo senza avere la minima idea di cosa sia mai racchiuso all'interno del cilindretto di plastica dal bordo inferiore ottonato e tanto meno del lavoro di ricerca e sperimentazione che si nasconde dietro il caricamento (serio) delle munizioni originali attualmente in commercio. Purtuttavia, costoro ne parlano incessantemente e si imbarcano in disquisizioni tecniche, che dicono sovente di avere appreso mediante l'onnipotente Internet...
Infatti, ci ha provato anche chi scrive, ma cercando “CARTUCCIA” sul WEB sono usciti centinaia di risultati attinenti gli inchiostri per le stampanti; quindi è meglio lasciar perdere e -per chi ancora fosse interessato a conoscere cosa mette nelle camere di scoppio del proprio fucile- si proverà a descrivere con parole semplici e qualche sinonimo, quali siano i componenti base delle cartucce a munizione spezzata (dette comunemente “a pallini”), che costantemente adoperiamo e come questi diversi elementi fra loro combinati interagiscano poi all'atto dello sparo.
Quindi, tanto per cominciare, la munizione vera e propria è contenuta all'interno di un involucro impermeabile detto bossolo, solitamente in plastica (il colore è ininfluente sulla sua funzione), che presenta alla base un fondello metallico (color acciaio oppure ottonato). Quest'ultimo può variare in altezza tra un tipo e l'altro di munizione, seguendo soprattutto la moda del momento: nel senso che un “cartuccione” tipo5 con due dita di metallo giallo appaga maggiormente l'occhio e da una sensazione di incontenibile potenza, anche se poi serve per sparare i soliti miseri 24 grammi di piombo!
Comunque sia, tornando alla sostanza, detto bossolo reca sul fondo della parte metallica un apposito foro destinato a contenere l'apparecchio d'accensione del propellente, detto anche “innesco” o “fulminante”, in quanto si accende -facendo una gran fiammata- allorché colpito posteriormente dal percussore del fucile, consentendo con ciò la combustione della polvere da sparo.
A contatto dell'innesco, si trova il citato propellente, in quantità prestabilita e adatta al tipo di caricamento voluto. Le polveri possono avere diverse vivacità e progressività, che le rendono adatte ai differenti utilizzi a seconda del bersaglio, ed alle infinite variabili delle condizioni climatiche di impiego. Le polveri si presentano in forme diverse (lamelle, dischetti, granuli, discoidi, anellini, ecc.) e con colori a scelta, dal nero grafitato al giallo limone, ma -anche in questo caso- il colore non ha alcuna influenza sul loro rendimento. L'importante è non mischiarle mai tra loro e non avventurarsi in caricamenti “casalinghi” ed empirici che ci potrebbero far ricordare qualche dispiacere. Le cartucce devono essere caricare da chi lo sa fare (e mi riferisco alle aziende specializzate) e da noi possibilmente scelte NON in quanto costano poco, bensì perché “vanno bene” per quello che ci dobbiamo fare, oltreché essere state prodotte da ditte serie ed affermate.
Sopra il propellente viene calata -a pressione stabilita- una borra - contenitore in plastica (che ricorda per forma un piccolo calice ed appunto da taluni viene detta “bicchierino”), col duplice scopo di trasmettere alla colonna di pallini la spinta elastica del propellente all'atto dello sparo e proteggere il piombo nel suo fulmineo tragitto all'interno della canna. In verità il contenitore accompagna i pallini anche per un breve tratto della loro libera traiettoria finché, a causa del suo peso e per effetto della resistenza dell'aria, non rallenta per cadere infine a terra dopo una ventina di metri dalla bocca del fucile.
Il piombo -la cui importanza per l'efficacia della cartuccia è essenziale- si presenta in pallini aventi forma rigorosamente sferica (tranne che per le munizioni cosiddette “dispersanti”, che utilizzano piombi cubici) ed è convenzionalmente contrassegnato da un numero che si rifà al diametro in millimetri della singola sferetta. Tra un numero di piombo ed il successivo vi è una differenza di due decimi di millimetro ed il “1/2” di taluni piombi indicherà una differenza di un solo decimo. Solitamente si utilizza con successo il piombo “nero”, legato con una piccola percentuale di antimonio e “temperato”, per indurirlo e renderlo più resistente alla deformazione. Esiste un tipo di piombo con una percentuale di nichel (detto appunto “nichelato”, talvolta abbreviato in “NIK”), che lo rende più leggero e ne aumenta la penetrazione sul bersaglio, oltreché la distanza utile di tiro. Nonostante sia leggermente più costoso del fratello “nero”, in verità esso non è molto amato dai Tiratori e poco anche dai Cacciatori, in quanto i primi lo accusano di “bucare” i piattelli o le eliche senza romperli, mentre i secondi di essere responsabile della famigerata “PASSATA”” sul selvatico (animale colpito, spennato, ma che se ne va via tutto rotto a morire chissà dove).
La perfetta sfericità dei pallini (ottenuti attualmente per stampaggio) influenza notevolmente la buona distribuzione della rosata e mantiene una percentuale maggiore di pallini utili nell'ambito della medesima. Ciò in quanto i pallini deformati, una volta fuori dalla canna, non servono a molto; infatti, si disperdono facilmente per effetto della resistenza dell'aria e depauperano la rosata che -con munizioni scadenti- resta spesso sguarnita ed insufficiente, soprattutto quando -come si dice a caccia- si “sforza il tiro”, cioè si spara a selvatici lontani.
Al termine del ciclo produttivo -che avviane di fatto automaticamente per mezzo di macchine costantemente controllate e tarate per le singole esigenze- il bossolo è diventato una cartuccia e viene chiuso nella sua sommità dalla parte opposta al metallo, mediante una macchina denominata “bordatrice” (oppure “orlatrice stellare”), che imprime a caldo sulla plastica sei pliche, le quali vengono chiuse contemporaneamente a formare appunto un segno come di stella. L'orlatura deve essere ben salda e non deve permettere la fuoriuscita neanche di un solo pallino della dose contenuta all'interno.
Infine, le cartucce cariche vengono inscatolate dalla macchina in pacchi solitamente da 25 pezzi (in taluni casi da 10, per quelle più pregiate e costose), per essere poi imballate in scatoloni di cartone che ne contengono dieci pezzi cadauno (in pratica 250 cartucce). Invece, le scatole da 10 -avendo un costo sicuramente maggiore ed una specifica diffusione per determinati utilizzi venatori- vengono inserite in cartoni che ne contengono 20 ciascuno, per un totale di 200 munizioni a pacco.
Per finire diremo che l'abbinamento fucile/cartuccia NON è una delle tante leggende campestri, che si ascoltano a bordo-pedana o davanti al bancone del bar nella “club-house”: infatti le canne del fucile gradiscono in misura maggiore o minore determinate cartucce ed è perciò sempre bene adoperarsi a sperimentare diversi prodotti, fino a trovare quello che fa al caso nostro.
Infatti e non per nulla è stato coniato il detto: “LA CARTUCCIA MIGLIORE E ' QUELLA CHE PER TE E' LA MIGLIORE!”
In bocca al lupo!

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC