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IL PESO DEL FUCILE
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Nel mirino del grillo
(considerazioni sulle “canne” che non si fumano...)


14/04/2012 - ore 11:15

Il fucile da Tiro a Volo pesa in tutti i sensi nella storia del “P.A.P.” (Praticante Assiduo delle Pedane) ed è fonte inesauribile di gioie, dolori, soddisfazioni, discussioni e delusioni sui Campi del Regno.
Ma, tralasciando il “peso economico” dell'attrezzo (che almeno si sostiene “una tantum”, fin quando la smania del cambiamento non si impossesserà nuovamente del proprietario) stavolta vorremmo affrontare la questione -mai abbastanza controversa- del peso “fisico” dello strumento medesimo.
Infatti, in tutte le Specialità del Tiro, ma soprattutto nella Fossa & suoi Derivati, si avverte la necessità di munirsi di un fucile che sia al contempo agile, veloce sul bersaglio, maneggevole, stabile all'atto dello sparo, che non balli tra le mani, che dia un senso di sicurezza, “performante” e che non trasmetta un eccessivo rinculo alla spalla, con strozzature delle canne che portino la rosata “para & guarnita” fino all'orizzonte e così via, in un elenco di pretese che saranno certamente tenute in considerazione dagli scienziati balistici di tutto il mondo, i quali stanno assiduamente lavorando -già da tempo- al progetto del “FUCILE PERFETTO”!
Tuttavia, in attesa che tale ardito sogno si realizzi sarà bene per noi “T.G.M.” (Tiratori Generici Medi) accontentarsi di ciò che offre il mercato delle armi, soprattutto in questi tempi di crisi, laddovè non sempre si hanno agevolmente a disposizione quei 5.000/7.000 euro da investire in un attrezzo nuovo per giocare.
Ad ogni buon fine e per restare aderenti al tema del “peso” sarà bene precisare che la percezione del medesimo è prettamente individuale, nel senso che un fucile da quattro chili in assetto non viene giudicato “pesante” da tutti quelli che lo imbracciano... Dipende infatti dalla statura e dalla complessione fisica del Tiratore, dalla sua massa muscolare, dalla lunghezza degli arti superiori e da molte altre variabili che determinano sia il peso, sia (e soprattutto) la maneggevolezza dell'arma all'atto dello sparo. Ovviamente la lunghezza delle canne (parliamo di fucili sovrapposti) e la presenza o meno della bindella piena e dei “bindellini” laterali tra le canne, incide sensibilmente sul peso delle medesime e quindi su quello complessivo.
Nel tempo, paradossalmente, col diminuire della carica di piombo nelle cartucce da Trap, si è avuta la tendenza a munirsi di fucili più pesanti che non in passato, quando si sparavano addirittura 32 (e prima ancora 36) grammi al Piattello. E' chiaro che sparando 24 grammi di piombo in un fucile da 4 e passa chili, la sensazione sia del rinculo, sia del rilevamento delle canne allo sparo è minima rispetto a quanto avveniva in passato nel Tiro a Piccione, dove con eleganti “doppiettine” bi-grillo che non arrivavano a 3 kg. si usavano cartuccioni da 36 grammi! Tutto questo fa parte dell'evolversi dei tempi, ma soprattutto delle mode, a cui i “P.A.P.” sono più sensibili di quanto si creda... Comunque, permanendo valido il detto che con i propri soldi ognuno si diverte come gli pare, logica vorrebbe che Tiratori robusti e/o di alta statura si servissero di attrezzi solidi e ben bilanciati con lunghezza di canne di 75/76 cm. e peso complessivo intorno ai quattro chili, mentre ragazzi, signore e tiratori “non atletici”, di media statura e che non partecipino a maratone da 200 piattelli in un giorno, possono cercare canne anche di 74 cm., ma soprattutto più leggere sia pure a parità di lunghezza (assodato che lo “standard” medio attuale è di 75 cm.). La maggiore leggerezza, come accennato, varia sia con le bindelle e sia per la produzione delle diverse Case costruttrici, mentre la sensazione di rinculo può dipendere -oltre che dalla “leggerezza” dell'arma- anche dalla foratura delle canne nonché dalla pressione delle cartucce utilizzate, in relazione alla stagione e conseguente temperatura di utilizzo. Quest'ultimo aspetto viene spesso sottovalutato dal Tiratore, che magari in estate lascia la valigetta delle cartucce nel cofano della macchina sotto al sole per ore e poi si lamenta che le medesime -sparate in luglio a 37°- “bussano”, “picchiano”, “menano”, “spaccano la faccia”, fanno “saltare il fucile dalle mani” e cose del genere...
Mentre, la “foratura” delle canne (punzonata alla base delle medesime, verso il manicotto a confine con la rispettiva camera di cartuccia) è un dato che va sempre verificato -all'atto dell'acquisto dell'arma- mediante appositi “punzoni” metallici da introdurre delicatamente nell'anima, in quanto buona parte del valore dell'oggetto risiede nell'integrità delle canne medesime: tutto il resto si può aggiustare, rifare, sistemare e cambiare senza danno.
Quindi, l'indicazione di “foratura” incisa alla base della canna dovrà corrispondere al punzone dello stesso valore (nel cal.12, ad esempio, “18,4” o “18,5” sono i più frequenti), a riprova che la medesima non è stata rialesata o, come si dice elegantemente, “RITOCCATA”, anche se da mani esperte. Il “rialesaggio" dell'anima delle canne è pratica più frequente di quanto si pensi e serve a vari scopi (non sempre leciti), come l'eliminazione di magagne interne (ruggine, camolature, “caverne” e così via), ribrunitura severa in presenza di attrezzo vetusto e/o vissuto oppure semplicemente per “alleggerire” le canne stesse e renderle più maneggevoli. Tuttavia, chi fa toccare le canne dell'attrezzo sperando di migliorare la sua triste situazione in pedana, va spesso incontro a delusioni sia circa la resa balistica delle medesime, sia perché avrà irrimediabilmente deprezzato il fucile nel suo complesso, alterandone la caratteristica fondamentale che qualsiasi eventuale futuro acquirente andrà certamente (e giustamente...) a verificare in sede di trattativa. A questo proposito, basti dire che nelle aste di armi “fini” di produzione inglese o belga degli anni '20 – '40 del secolo scorso (valutate, per la cronaca, decine di migliaia di sterline), la base d'asta viene stabilita oltre che sullo stato generale dell'oggetto, soprattutto sull'integrità delle canne, considerate l'unica cosa che una volta “violata” non si può più sistemare: insomma, una sorta di “verginità” da opporre alla violenza del “rialesatore”...
Per correttezza va comunque detto che la rialesatura della canna, come pure la sua semplice “ribrunitura”, incidono per almeno una ventina di grammi in meno rispetto al peso punzonato alla base della medesima, mentre differenze di peso inferiori sono attribuibili alla diversa precisione tra le bilance analogiche, in uso nelle Fabbriche d'armi sino ad una ventina d'anni orsono, e l'esasperata precisione delle odierne bilance elettroniche digitali, che pesano il grammo al decimale. Come pure, per taluni produttori, incide il sistema di lavorazione che consiste nell'inviare la canna al Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia (BS) per la “PSF” (Prova Superiore di Fuoco) e conseguente punzonatura, superata la quale ed una volta ritornata alla Fabbrica, questa viene sottoposta al definitivo passaggio della “finitura”, che notoriamente toglie via anche una decina di grammi dal peso ormai punzonato indelebilmente sulla canna stessa. Pertanto lievi differenze tra il peso indicato e quello reale in bilancia di precisione non significano affatto che la canna sia stata “ritoccata”, né tantomeno che chi propone in vendita l'oggetto non sia persona corretta.
Infine, per quanto attiene al rendimento in pedana, il peso delle canne è assai importante (anche se non determinante), mentre maggiore rilevanza andrebbe attribuita alla distribuzione della rosata di pallini ad opera delle medesime. La cosiddetta “resa balistica” delle canne è certamente più determinante ai fini della riuscita del tiro e della frantumazione del bersaglio in volo, che non il loro mero peso fisico! Tuttavia, quando si tratta di uno/due cm. di lunghezza oppure di venti/trenta grammi di peso, la pratica ci insegna che la differenza per il Tiratore è di natura soprattutto psicologica e che l'incontro col “FUCILE IDEALE” è cosa del tutto aleatoria, che si persegue anche rincorrendo un paio di canne da 1,560 kg., da montare in luogo di quelle che abbiamo (da tutti definite “leggerine”), in quanto di “appena” 1,530 kg.! Chissà, a forza di provare e riprovare, imbracciando i fucili degli altri ed affinando le conoscenze tecnico-balistiche, forse alla fine troveremo l'attrezzo giusto, che ci farà sempre salire sul podio e non ci concederà più attenuanti né scuse ai nostri frequenti zeri. Ma siamo sicuri di voler rinunciare definitivamente alla possibilità di incolpare il fucile per i nostri insuccessi? Come calcare le pedane senza più potersi lamentare? E allora che ci andiamo a fare la domenica pomeriggio sui Campi del Regno?
Ricordo sempre con piacere un anziano Tiratore che, quando ero agli inizi della pratica piattellistica nel secolo scorso, mi confidò appunto al termine di una giornata domenicale costellata da “performance” assai deludenti: “Già a casa mia mi fanno carico di buona parte delle cose che non vanno, ma qui no! Qui io ci sparo dritto ai piattelli che pago e si devono rompere stì bastardi del cappero... NON PUO' ESSERE SEMPRE COLPA MIA! Porca qua e porca là...” e giù improperi contro il catenaccione, le sue canne, il tempo, il clima, il vento, la visibilità, le cartucce e quant'altro...
In fondo, ci si diverte anche così: buon proseguimento!

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC