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PER CHI SUONA IL CAMPANELLO?
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Nel mirino del grillo
(selezione dei tanti suggerimenti ricevuti in pedana)


06/05/2012 - ore 15:39

Da tempo avevo in animo di cercare di concentrare gli innumerevoli suggerimenti/consigli, spesso non richiesti, ma comunque ricevuti, mentre mi trovavo in pedana nel tentativo di rompere qualche piattello in volo, nella Specialità “FOSSA COMUNE”.
A questo punto è opportuno precisare -per chi non la conoscesse- che tale disciplina al momento non olimpica e non annoverata da alcuna Federazione al mondo, rappresenta tuttavia la vera “BUCA” nella quale finiamo per cadere noi T.G.M. (= “Tiratore Generico Medio”) che sparando alla Fossa vera, quando va bene facciamo 21/22, sennò anche 18 su 25...
Per chi spara assiduamente e non vuole cambiare attività ludica -comprando magari una canna da pesca per sfuggire alle famigerate domeniche in famiglia- va subito detto che la dote principale per un P.A.P. (= “Praticante Assiduo delle Pedane”) -oltre alla vista ed alla conseguente “mira”- è certamente la fiducia in se stesso. Senza di essa è inutile cercare di migliorare i propri punteggi sul tabellone: il piattello deve essere rotto PRIMA che esca dalla buca!
Credere nelle proprie capacità/possibilità è essenziale in tutte le attività umane, ma soprattutto là dove la concentrazione e la costante ripetizione del gesto atletico rappresentano il 90% della fatica.
Pertanto, fermamente convinti che ce la possiamo fare e procurato un fucile “adatto” allo scopo, cerchiamo di fare del nostro meglio in pedana, senza farci prendere dall'ansia, nemica principale sia della concentrazione, sia della coordinazione motoria. Gli eventuali “zeri” non devono stizzirci, né addolorarci: bensì devono costituire lo spunto per capire “DOVE” abbiamo sbagliato... Se continuiamo a sbagliare e non capiamo il “perché”, non potremo mai eliminare la fonte dell'errore ed il campanello continuerà a suonare imperterrito!
In questa sede (e sempre con la dovuta ironia) appare opportuno sorvolare sull'arma e le munizioni utilizzate, l'attrezzatura, il giubbino, le cuffie, gli altri accessori, il colore delle lenti negli occhiali da camaleonte, i “paraocchi” come i cavalli ed i guanti con le “mezze dita” come i barboni, la pelle di daino appesa al fianco anche in inverno e la vasellina sullo zigomo dove appoggia il nasello del calcio, per concentrarsi invece sul vero motore dell'azione di tiro, su colui il quale deve veramente colpire il bersaglio in volo: il TIRATORE.
Quindi, partendo dal presupposto che questi sia un soggetto “normale”, dotato di idonea attrezzatura per lo scopo che si prefigge, proviamo ad elencare taluni accorgimenti che dovrebbero condurre -col tempo e la costanza dell'allenamento- ciascuno di noi a decenti risultati in pedana, consentendoci sia di “salvare la faccia” col prossimo, sia di portare ogni tanto a casa qualche cesto natalizio od uovo di Pasqua che sia, oppure un prosciuttello, una lonza o almeno un paio di bottiglie di prosecco nelle gare gastronomiche che costantemente si disputano sui Campi del Regno, per la gioia di “grandi & piccini”!
Cominciando dal basso, la POSIZIONE dei PIEDI è essenziale in pedana, secondo il detto che “il piattello si rompe coi piedi”. Osservare la posizione di chi spara meglio di noi può essere utile per farsi un'idea, ma ciascuno mette i piedi sul gommato nero in maniera diversa: l'importante è che la posizione da noi assunta sia equilibrata per il corpo e consenta una rotazione del tronco da entrambe le parti, senza sbilanciamento delle spalle. Insomma: l'equilibrio della parte inferiore del corpo consente il movimento armonico di quella superiore... Un solo accorgimento: provare più volte la posizione “in bianco” (cioè col fucile imbracciato scarico), fin quando si riuscirà a stare con le gambe ferme anche in fase di rotazione del busto.
Una volta messi bene i piedi, con la giusta angolazione e distanza fra loro, non muoviamoli più fino a quando dovremo scorrere alla pedana successiva, ma pensiamo ad IMBRACCIARE il FUCILE.
Anche qui bisogna rifuggire da atteggiamenti esasperati e plateali, che a nulla giovano se non a farci “sberleffare” dai colleghi di pedana, sempre pronti a cogliere ogni nostra debolezza!
Il calciolo del fucile trova naturale alloggiamento nell'incavo della spalla (senza sporgerne al di sopra, né essere posizionato a lato della tetta...), mentre il viso si “appoggia” con fermezza sul legno del nasello senza premere eccessivamente, evitando accuratamente torsioni del collo verso l'interno del calcio e/o piegamenti della testa verso il medesimo, al fine di “cercare” con l'occhio la linea di mira.
La TESTA deve rimanere in linea col corpo (quindi non piegata di lato) e nemmeno eccessivamente inclinata verso il basso: è il BUSTO che si flette leggermente in avanti prima della chiamata e non la testa.
La CHIAMATA del bersaglio ci deve venire naturale e non dobbiamo nemmeno accorgerci di averla fatta, tanto dobbiamo essere concentrati sul gesto atletico da compiere (cioè, rompere il piattello in volo). Da evitare le chiamate “strane” (come PULL, DAI, MANNA, SI, VAI, AHH e così via, come tante se ne sentono), nonché l'eccessivo tono della voce, le “orribili favelle” ed i fonemi da “scimmie urlatrici”, che fanno sobbalzare i vicini di pedana e recano consistente disturbo (per non dire peggio...) al prossimo. L'importante è che la chiamata sia sobria, non strascicata, sufficiente ad attivare il “phono-pull” e tale da non scomporci dalla posizione nel momento cruciale. Osservando gli altri Tiratori, si noterà che la maggioranza pronuncia un “OHH” chiaramente udibile e sempre eguale piattello dopo piattello, avendo cura di non muovere un muscolo nella foga della chiamata stessa e di non essere distratti dalla propria voce.
Tale IMMOBILITA' alla chiamata/uscita del piattello rappresenta il “segreto della felicità” per chi spara, essendo la nostra passione un tiro “ISTINTIVO” e non certo un tiro mirato.
Di contro, vi è la CERTEZZA dello ZERO se:
- ci si muove all'atto della chiamata;
- si alza la testa (anche in maniera impercettibile) dal calcio, alla vista del bersaglio;
- si muovono gli occhi sulla “zona” dove il piattello è diretto, perdendo così di vista la sua traiettoria;
- si “parte” col fucile senza avere agganciato il bersaglio in volo;
- si sparano i due colpi in rapidissima successione, senza rendersi conto di dove fossero le canne al primo colpo.

Quindi sarà bene evitare questi frequenti errori, subdoli e spesso “nascosti” anche all'interessato, che si danna per capire come e dove ha sbagliato, senza che nessuno degli astanti glielo sappia dire con certezza, dal momento che quando si spara gli altri guardano sempre il bersaglio in volo e mai il Tiratore!
Dato per scontato che, alla chiamata, il piattello dovrebbe uscire senza ritardo, la PERCEZIONE della sua traiettoria è essenziale per poterlo colpire. Anche questa fase rientra tra quelle affidate al nostro cervello, più che alla nostra volontà,ed è essenziale che il corpo/fucile sia immobile fin quando l'ISTINTO -in pochi decimi di secondo e con una sorta di AUTOMATISMO- ci consentirà di portare le canne sul bersaglio, superarlo e premere il grilletto nello stesso tempo, SENZA FERMARCI. Se il movimento sarà stato correttamente eseguito, con fluidità e senza “strappi”, a seguito di una percezione non falsata da visibilità precaria, maltempo od altre cause naturali, il bersaglio verrà colpito agevolmente e con una naturalezza che rafforzerà in modo consistente anche la fiducia del Tiratore nelle proprie capacità. In tal modo, si innesca un “circolo virtuoso” che ci porta a sparare sempre meglio e con maggiore padronanza su ciò che stiamo facendo, dandoci quella sensazione inebriante che viene descritta in tanti modi di dire, ma che si chiama “STATO di GRAZIA” in pedana! Questo si realizza quando si ha la ferma convinzione che “Oggi è impossibile fare zero”... Tale stato è difficile da ottenere, se non si ha fiducia in ciò che si fa e nelle proprie possibilità.
Quindi, oltre alla forma psico-fisica indispensabile per sparare bene, occorre essere convinti che “CE LA POSSIAMO FARE”, soprattutto affidandoci all'istinto che ci farà compiere i movimenti giusti al momento giusto e nel modo giusto! Il “voler fare” qualcosa di preciso in pedana, forzare la propria natura, rallentare o accelerare il tempo di sparo, voler “rompere a tutti i costi” il piattello, sono atteggiamenti deleteri e che nel tempo non portano a nulla di buono, ingenerando sfiducia e scarsa auto-stima...
Detto questo, per concludere, due aforismi particolarmente apprezzati fra i tanti ascoltati e nei quali credo fermamente:

- nel Tiro a Volo tutto quello che conta davvero è DIETRO al calciolo...
- quando la MENTE ha memorizzato il movimento, il Tiratore non può più fare zero.

Nella speranza di essere stato utile ai rari lettori, mi accorgo che ci sarebbe ancora tanto da scrivere su come riuscire a sparare bene e... vivere felici! Si potrebbe pure tornare in argomento... Chissà?

Grillo Saggio
Il "grillosaggio" spara RC