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A PIATTELLI NEI BOSCHI
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Nel mirino del grillo
(le meraviglie del Percorso di Caccia Itinerante)


06/03/2006 - ore 19:03

Non avrei mai immaginato che mi potesse piacere così tanto andare per macchie e boschi a caccia di… Piattelli!
Proprio così. Come molti che leggeranno sono stato anch’io per tanti anni un cacciatore; di quelli che hanno poi smesso perché la Caccia con la “maiuscola” non esiste ormai più da tempo.
Non rinnego nulla però e non ho cambiato certo idea circa l’abbattimento dei selvatici: il problema mio, quando decisi di smettere, fu proprio che gli animali a cui sparavo non erano più “selvatici”!
Questo accadeva tanto tempo fa e, dopo due anni di passeggiate domenicali spingendo passeggini o carrelli della spesa e dedicandomi nel giardino di casa a quella impari lotta fra uomo e forze della natura che va sotto il nome di “cura del verde”, sono stato salvato dalla pratica del Tiro a Volo, che mi ha redento e grazie alla quale –come si dice- “sono tornato normale”.
Il Tiro a Volo, a tutte le specialità di pedana, mi ha fatto nuovamente avere quei momenti solo per me e mi ha consentito di scaricare la tensione che si accumula durante la settimana lavorativa e –per taluni- ancor più durante il “week-end” (famigerati “due-giorni” tutti insieme, spesso alla base delle tante stragi familiari, che periodicamente e con allarmante frequenza si leggono sui giornali…).
La premessa era doverosa e, per rientrare in tema, confesso pubblicamente che non credevo che fosse così bello e divertente tornare nuovamente nelle macchie e sui campi (non quelli delle pedane, ma quelli da coltivare…), vestito da “cacciatore” col fucile in mano ad attendere l’improvviso saettare di bersagli fra gli alberi! E’ una cosa che raccomando a tutti di provare (cacciatori, tiratori e cercatori di funghi che sappiano tenere un fucile in mano…).
Si comincia per scherzo e con aria di sufficienza (qualcuno più “ganzo” fa anche lo spiritoso e dice frasi del tipo “Ma chè, per sparare ai piattelli c’era bisogno di venire in mezzo alla macchia?”), ma non sapete quanto sia difficile il “giochino” che ci attende!
In posizione instabile, con pedane che sembrano improvvisate, ma che in pratica sono solo “il segno a terra” dove il Tiratore deve attendere il piattello in volo; con visuale sempre limitata e traiettorie impensabili; nella più assoluta precarietà posturale, alla chiamata del Tiratore arrivano sfreccianti bersagli che quasi sempre se ne vanno indenni o cadono a terra sani, dopo le nostre fucilate.
Eppure sembravano così facili! I nomi quasi “di fantasia” che contraddistinguono le diverse traiettorie dei vari bersagli, talvolta invocanti selvatici che buona parte dei cacciatori non ha mai visto nella realtà della pratica venatoria, sono l’unica cosa buffa che c’è durante la serie: per il resto, la vita è meno facile di quello che poteva apparire a prima vista!
Ma, si sa come siamo fatti noi “praticanti della domenica”: più la cosa è ardua e più ci incaponiamo…
E poi c’è la “scusa” della camminata all’aria aperta che, in effetti, fa sempre bene, come quando si andava a caccia. Insomma, Il “Percorso di Caccia Itinerante” è stata per me una scoperta fra le più piacevoli degli ultimi anni di pratica tiravolistica, anche perché –detto francamente- essendo una disciplina relativamente recente (almeno nel nostro Paese), essa risulta di fatto nuova quasi per tutti. Così, il risultato complessivo è positivo e piacevole, se si escludono gli “zeri quanti ne volete”!
Ma il segreto per “rompere” c’è e poterlo sapere costa la semina di qualche quintale di piombo; ovviamente non tutto insieme: ma a 28 grammi alla volta!
Nel frattempo, certo di non dispiacere a nessuno, proverò a rivelare alcuni “accorgimenti” che possono aiutare il “T.G.M.” (“Tiratore Generico Medio”) come chi scrive, a mettere a segno qualche colpo, per non venire via dal bosco dell’Itinerante con la voglia di andarsi subito a comprare una canna da pesca!
Innanzitutto, evitare di sparare per primi ad una serie di Percorso Itinerante; cerchiamo di vendere prima come gli altri colleghi “affrontano” i (per noi) nuovi piattelli dai nomi più strani (“piro-piro”, “pavoncella”, “cutrettola” ecc. ecc.). Poi, studiate le esasperate traiettorie e le “ricadute a sasso morto” di taluni bersagli, cominciamo a sfruttare la componente essenziale del nuovo tipo di tiro: l’ANTICIPO.
Infatti, al Percorso Itinerante –una volta capito come funziona- la responsabilità di buona parte degli zeri che permangono numerosi in una serie è ascrivibile all’errore nel dare l’anticipo al bersaglio, che quasi sempre viene sottovalutato in due aspetti fondamentali: la velocità e la deviazione.
Quindi, tanto per essere chiari, molti piattelli “restano sani” perchè gli abbiamo sparato dietro e da una parte (…che non era quella giusta!).
Il piattello in caduta libera –ad esempio- necessità di un anticipo “enorme” e “deviato” lateralmente di mezzo metro, in quanto non scende mai perpendicolare. Ovviamente ogni impianto ha le sue caratteristiche diverse sia del terreno, sia per i lanci dei piattelli: quindi regolette miracolose non ne esistono.
Ma rendersi conto dell’anticipo necessario e delle deviazioni che i bersagli compiono in traiettoria è essenziale per non gettarsi a terra nel fango a fine serie, con la bava verde alla bocca come la protagonista nel film “L’Esorcista”.
Infine è bene anche considerare attentamente un altro aspetto molto “intrigante” di questo tipo di sport(ing): la PROSPETTIVA.
Infatti, la nostra posizione di attesa, su terreno quasi mai pianeggiante e con visibilità falsata dalla vegetazione e dalle asperità naturali del paesaggio, determina talvolta un’erronea percezione del bersaglio in volo, talchè rischiamo di non individuare correttamente il “punto futuro” nel quale si troverà il piattello al momento dello sparo e finiremo per tirargli “sotto” o “sopra”, equivocando la “sua” traiettoria a causa della “nostra” posizione.
Insomma, mano a mano che si và avanti in una serie di “Itinerante” ci si rende conto di quanto esso sia sano, divertente, simpatico, ma anche difficile per tutti… Da qui deriva l’aspetto ludico di tutta la mezza giornata trascorsa all’aria aperta: lo spirito quasi “goliardico” che questa disciplina porta connaturata in sé, con simpatiche battute e bonarie “prese in giro” che volano ad ogni (frequente) “padella”. Anche perché –come noto- gli zeri degli altri fanno spesso sorridere… Solo che al “Percorso Itinerante”, quando si va a sparare fra amici, si può anche farlo in faccia!
Provate anche voi.

“grillosaggio”
Il "grillosaggio" spara RC