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IL GIUDICE D’AGOSTO
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Nel mirino del grillo
(il seguito di "Riunione straordinaria a Palazzo")


29/07/2006 - ore 17:36

In un afoso primo pomeriggio di mercoledì alla fine di agosto, l'avv. Cozzamara stava sonnecchiando all’ombra del patio con vista-mare, su una poltrona di vimini.
Aveva consumato e spento il suo sigaro cubano che gli era stato compagno per oltre un’ora, dopo il leggero pranzo a base di pesce, che si era preparato con le sue mani, e il sorbetto al limone che aveva completato l’opera.
Fu bussato con insistenza alla porta e, passato il primo momento di stupore, egli riuscì a connettere e andò ad aprire. Due uomini in uniforme scura, sudati, le facce ottuse da disertori della vanga, gli si pararono dinanzi.
“Avvocato Cozzamara?” fece il più grosso e sudato dei due, con accento tipico.
“Sì…”
“Siamo della Polizia Federale… Io sono l’Ispettore Cannalonga e questi è il Sovrintendente Chiapperotti. Dovremmo parlarle… Possiamo entrare?”
“Prego, prego…” fece Lino, più per cortesia che per convinzione.
I due entrarono lesti nella fresca penombra dell’appartamento e, una volta in tinello, si sedettero al tavolo senza tanti complimenti.
“Di cosa si tratta?” domandò, visibilmente contrariato e sorpreso per la visita, restando in piedi davanti ai due Guardiani.
“Ecco, vede dottore, si tratta del suo Processo…” rispose l’Ispettore, non senza enfasi.
“Del mio cosa?” esclamò esterrefatto il nostro.
“Il Processo federale cui lei è stato sottoposto in questi giorni e del quale noi siamo stati incaricati di recarle la sentenza….”.
Il sarchiapone parlava molto lentamente, quasi a voler rivelare gradualmente una sorpresa che certamente sapeva non poter essere gradita.
“Come sarebbe? Che processo, che sentenza? Siete sicuri di essere quello che dite di essere? Fatemi vedere un tesserino, per favore…” replicò con la consueta grinta Lino, ma già sapeva che i due erano a posto. Infatti, entrambi, con un sorriso quasi di scherno cacciarono di tasca il documento che li qualificava per “Agenti Federali Speciali” del Tiro a Volo, con competenze “internazionali”.
“Speriamo che non li scelgano con gli stessi criteri degli arbitri…” pensò fra se Cozzamara, mentre faceva buon viso a cattivo gioco.
“Dunque, signori! Abbiano pazienza, ma fra non molto aspetto una visita e sarei loro grato se…”
“Soltanto pochi minuti, avvocato. Ecco qua…” e così dicendo l’Ispettore estrasse dalla cartella di pelle marrone da cui non si era mai separato, un incartamento sulla cui copertina era scritto in stampatello “SENTENZA A CARICO DEL REO CARMELO COZZAMARA (DETTO “LINO”), NEMICO DEL POPOLO DEI TIRATORI”, e sotto un timbro tondo “a secco”, di quelli che rendono tutto autentico.
Lino fece finta di non avere visto la scritta a caratteri grandi, ma avvertì un colpo allo stomaco, come un forte pugno.
“Posso conoscere, allora, di cosa mi si accusa?” si lamentò debolmente.
“Dovrebbe ben saperlo, egregio avvocato…” fece mellifluo il Guardiano più giovane, che fino a quel momento non aveva profferito parola. Poi, fissandolo in volto con uno sguardo indicibilmente severo, questi proseguì d’un fiato in perfetto italiano: “La sua incontenibile tendenza a denigrare la Struttura Federale e i suoi insigni Appartenenti ma soprattutto “il Sommo”; le sue sarcastiche allusioni sul “Palazzo”, quel suo modo apparentemente garbato ma incisivo di stigmatizzare l’operato di integerrimi Funzionari che hanno sempre operato nel solo e supremo interesse del Tiro a Volo: tutto questo non poteva passare inosservato! Non crede, avvocato delle cause perse?”
“Ma come si permette?” replicò seccato lino. “Le pare questo il modo di offendermi così in casa mia?”
“Noi non offendiamo nessuno, dottore…” intervenne l’altro, stringendo lievemente il braccio al collega più giovane.
“Siamo qui soltanto per compiere il nostro dovere e per darle lettura della inappellabile sentenza che il signor Giudice di Primo e Unico Grado ha emesso nei suoi confronti, dopo la fase istruttoria ed al termine delle indagini preliminari di cui ella è stata fatta oggetto da parte della Polizia Federale Speciale…”.
Cozzamara non credeva alle proprie orecchie. Ma i processi non dovevano essere pubblici? L’Indagato non ha forse diritto ad essere informato ufficialmente di avere assunto tale veste, ben prima del dibattimento?
Come si poteva processare un cittadino segretamente, in pieno agosto, senza che lui medesimo ne sapesse nulla?
Stava per formulare tali quesiti ai due, quando il più anziano lo prevenne: “Lei si starà chiedendo, avv. Cozzamara, come è possibile che sia informato soltanto a sentenza emessa…”
Lino assentì col capo. “ Ma è appena il caso di rammentarle che la Giustizia Sportiva Federale, rispetto a quella ordinaria, segue altre strade e si appella ad altre norme pur di giungere alla meritoria punizione dei colpevoli!”
“In che senso…?” sussurrò Lino, molto meno sicuro del solito.
“Nel senso che, avuta la certezza della colpa del reo e della violazione del “Regolamento di Giustizia”, ogni garanzia costituzionale a favore dell’interessato viene automaticamente sospesa e si passa direttamente alla condanna con conseguente esecuzione della pena.”
Questa rivelazione sconcertò il Cozzamara, insigne giurista e principe del Foro, che mai aveva avuto sentore di tali deroghe alle leggi ordinarie. Rimase talmente sconvolto da ciò che non riuscì a dire più nulla.
“Ordunque” proseguì l’ottuso Guardiano della legge, dandosi a sfogliare l’incartamento. “E’ nostro compito darle lettura degli atti che la riguardano e che hanno motivato la “DECISIONE” nel Procedimento Penale Speciale a carico appunto di Carmelo Cozzamara detto “Lino”… Mi scusi ma è una formalità questa della lettura integrale del testo alla quale non possiamo sottrarci…”. Il tono era assai professionale e distaccato, non facendo presagire nulla di buono.
Poi continuò: “Partiamo dal “FATTO”… A seguito di segnalazione anonima di illecito penale inviata a mezzo “e-mail” in data 30 luglio u.s. alla casella del Procuratore Federale Speciale, questi –nella sua piena potestà e nell’esercizio dei poteri delegatigli dal Sommo Federale- promuoveva immediata azione penale nei confronti del tiratore di Categoria “infima” Cozzamara Carmelo ecc. ecc... per le sue irriverenti e insidiose esternazioni, sostanziate da un’ingiustificata acrimonia nei confronti dell’Istituzione Federale ecc. ecc… tanto da avere ripetutamente e tenacemente inserito (con più azioni consecutive denotanti un medesimo disegno criminoso) le proprie censurabili opinioni in materia di Tiro a Volo nel sito “internet” denominato www.iltiro.com , scrivendo in uno spazio libero, espressioni ingiuriose nei confronti dell’intero Apparato Federale e –cosa ancor più grave- per avere nella medesima sede rivelato particolari infondati e denigratori circa un asserito “Trattamento strizzafegato federale” cui sarebbe stato sottoposto, nel marzo dell’anno in corso, nel “sottopalazzo” federale…”.
Il Guardiano fece una pausa, come a far capire che si trattava del punto saliente della questione. Poi, emettendo un lungo sospirò proseguì meccanicamente: “Esperiti i necessari accertamenti, il sig. Giudice Unico ed Inappellabile –ravvisati nella condotta del Carmelo Cozzamara detto “Lino” gli estremi della violazione del precetto degli artt.1, 23, 44, 69 e seguenti del vigente Regolamento di Giustizia Suprema, nonché il combinato disposto delle Norme Speciali per la Tutela e la Supremazia dell’Ordine Vigente e Sovrano in materia di Tiro a Volo- decide di promuovere procedimento penale nei confronti del reo, in particolare per avere il Cozzamara rivolto asserzioni ingiuriose e per avere inserito sul citato sito “internet” espressioni offensive nei confronti del “Sommo Federale” e di molti dei suoi insigni Collaboratori, quali: “La Federazione è come un orologio fermo: due volte al giorno segna comunque l’ora esatta” od anche “Chi custodirà i Custodi? Chi sorveglierà i Sorveglianti?” ed altre malevolenze che non è neanche il caso di riportare in questa sede. Pertanto, all’udienza segreta svoltasi il 15 agosto u.s. per la discussione -nella tassativa assenza dell’interessato- il Giudice Supremo competente ha emesso la decisione riportata nel dispositivo.”
Lino stentava a riprendersi: la lettura meccanica del Guardiano aveva avuto su di lui un effetto devastante, ben capendo che verso avesse preso la questione. Il soggetto si interruppe per accendersi una sigaretta e fece proseguire all’altro guardiano, che con palese soddisfazione prese i fogli e lesse: “Emerge chiaramente dalle risultanze istruttorie la colpevolezza del Cozzamara. Non vi è dubbio, infatti, che sul sito internet www.iltiro.com siano nel tempo apparsi -a firma del reo- scritti fortemente denigratori nei confronti del Sommo Federale, della Struttura medesima e degli Organi territoriali Regionali del seguente tenore: “Se continua così, io non lo so…”, sottintendendo con quell’”IO NON LO SO” un’inaccettabile critica alla limpida e proba gestione federale degli ultimi anni. Non vi è altresì dubbio che gli scritti liberali del Cozzamara, farciti di infondate critiche e pervase da un livore assolutamente ingiustificato nei confronti del Sommo (attesa l’estrema correttezza sempre dimostrata dal medesimo il quale ha rettamente applicato le norme a difesa e tutela della Struttura) siano stati pubblicizzati mediante un mezzo di diffusione di grande rilevanza quale “internet”.
Al reo è pertanto imputabile una condotta certamente contraria a quei principi di obbedienza, subordinazione, integrazione e asservimento completo ai quali si ispira l’Ordinamento della Federazione e le Norme Accettate Antiche e Riconosciute per la scalata interna ai Vertici federali.
Orbene –attesa la rilevante gravità dei fatti e tenuto altresì conto delle aggravanti specifiche previste per ciò dal Regolamento di Giustizia Federale- questo Giudice Unico e Inappellabile ritiene giusto e doveroso comminare al reo Cozzamara Carmelo detto “Lino” l’esemplare sanzione della confisca dei fucili dal medesimo posseduti (con conseguente distruzione a mezzo fusione in altoforno) e l’interdizione perpetua da tutti i Campi di Tiro del Regno, con divieto assoluto permanente e definitivo di far uso di armi da fuoco in qualsivoglia sede per la restante parte della di lui vita…”
Alla lettura del dispositivo della sentenza, Lino si sentì mancare…
Sentiva le forze abbandonarlo; non riusciva a muovere un muscolo, né a profferire parola. Il Guardiano continuava a leggere gli altri particolari della sentenza, ma lui non riusciva a sentire più nulla. Avrebbe voluto rovesciare il tavolo di marmo addosso ai due ottusi emissari federali; avrebbe voluto urlare “Noooooo…!!!” ma il respiro non gli usciva. Sembrava come se una mano artigliata lo avesse afferrato e lo tenesse stretto per l’addome. Mentre cercava di alzarsi per andare ad abbracciare la cassaforte con i suoi amati fucili, si svegliò di soprassalto in un bagno di sudore…
Nel chiuso della stanza era tutto effettivamente caldo, oscuro ed opprimente; accese la luce e guardò la sveglia sul comodino: le 3 e 40…
Ma allora si era trattato solo di un brutto sogno?

grillosaggio@iltiro.com

(il seguito in: "IL CASTIGATORE")
Il "grillosaggio" spara RC