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LA RIABILITAZIONE
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Nel mirino del grillo
(quando il destino è cinico e baro...)


20/08/2006 - ore 14:39

Il ragazzo era in sala d’attesa seduto su una panca; le grucce che utilizzava per sostenersi e camminare erano appoggiate all’angolo della parete.
Il legamento crociato del ginocchio sinistro e la contemporanea frattura del menisco gli erano costati una lunga operazione alla fine di giugno, con un caldo già insopportabile. Ora si trovava in attesa del “day-hospital” nel Reparto Riabilitazione della più famosa clinica ortopedica del Regno. Ne avrebbe avuto certamente per tutto il mese di agosto in corso e forse sino alla metà di settembre, tutti i giorni tranne i fine-settimana. Del resto –gli avevano più volte detto i medici- una buona convalescenza vale quanto una buona operazione e, al giorno d’oggi, con le apparecchiature per la riabilitazione che c’erano, il suo ginocchio sarebbe tornato a funzionare meglio di prima.
In sala d’attesa, a quell’ora del mattino, c’erano sempre le medesime facce con i loro problemi di traumi e di fisioterapia. Per lo più gente anziana, che parlava di come andavano a scuola i nipoti che adesso erano al mare e di vacanze evitate con la nuora. Il ragazzo aveva però notato, sin dal primo giorno tra i pazienti in attesa, un uomo di neanche quarant’anni, distinto e sempre sbarbato, vestito sportivo ma elegante.
Questi –da come aveva potuto sentire dai dottori- si sottoponeva già da mesi ai trattamenti, puntualissimo tutte le mattine; lo sguardo triste, era di poche parole ma cortese. Indossava sempre sopra la maglietta –anche adesso che faceva caldo- un giubbino blu con riporti di panno rosso sulle ampie tasche aperte e sulla spalla destra. Applicati sul lato sinistro, verso l’alto, una miriade di spillini multicolori raffiguranti chissà cosa.
I due avevano il medesimo orario per la terapia; l’uomo era afflitto da seri problemi alla mano destra che teneva sempre coperta ma, quando erano in “sala-riabilitazione”, il giovane aveva potuto vedere essere fortemente compromessa. L’uomo ogni tanto sorrideva al ragazzo e gli chiedeva come avesse fatto a procurarsi quel problema al ginocchio alla sua età ed altre cose del genere. Il giovane invece non gli chiese mai nulla su come avesse fatto a maciullarsi la mano destra in quel modo. Più volte aveva sentito i dottori –mentre era fissato all’apparecchio che gli faceva andare su e giù il ginocchio- commentare a bassa voce che probabilmente si stava compiendo un miracolo, in quanto la mano dell’uomo, a seguito dell’esplosione, sarebbe stata semplicemente da amputare.
L’uomo, mentre si trovava con la mano compressa alla macchina che tentava di ridare mobilità alle due dita superstiti, si estraniava per lunghi minuti assorto in pensieri suoi, lontano da quella stanza degli orrori, intento forse a ricordare… In tali momenti assumeva un’espressione così ombrosa e scostante, che era difficile per tutti rivolgergli la parola, anche per i medici ed il personale sanitario che però lo trattavano con una sorta di deferenza. Si vedeva, comunque, che era un paziente di riguardo, anche se il ragazzo non lo aveva mai visto, né sentito nominare.
Una bella mattina di sole verso la metà di settembre, il più giovane e simpatico dei medici riabilitatori, mentre faceva il giro dei pazienti in trattamento, si avvicinò al ragazzo che aveva il ginocchio costretto nell’apparecchio e gli chiese che sport facesse prima del brutto incidente che lo aveva immobilizzato. “Giocavo a calcio in una squadra di serie “C2” nel ruolo di mediano…”
Il dottore guardò le radiografie del giorno prima e le confrontò con quelle dell’inizio terapia, consultò con attenzione la risonanza magnetica più recente e disse sorridendo al ragazzo che sarebbe potuto presto tornare giocare a calcio come e meglio di prima, magari aspirando a militare almeno in una squadra di serie “B”.
“Tutto questo passerà presto” gli disse. “Sei un giovane fortunato. Giocherai di nuovo a calcio come un campione.”
L’uomo, che proseguiva intanto il trattamento della mano all’apparecchiatura a fianco, era stato un famosissimo tiratore, forse il migliore del Regno nella sua specialità di tiro al piattello e non era potuto andare alle ultime Olimpiadi solo perché nell’esplosione di un banale fornelletto a gas in campeggio, la mano destra gli era stata dilaniata.
Il dottore si avvicinò anche a lui e sorrise cordiale, ma l’uomo sembrava assorto in un mondo suo. Allora il medico prese a consultare le radiografie, la cartella clinica e le altre scartoffie sanitarie; poi esaminò quel che restava della mano del paziente e fece con convinzione: “Vedrà che guarirà perfettamente: potrà muovere le dita…”.
L’uomo guardava come sempre al lato, fuori della finestra.
“Ha fiducia nella guarigione?” proseguì il dottore. Questi si volse un istante e cupamente rispose: “No…”.
Poi con un sorriso ironico chiese: “Anch’io potrò tornare a giocare a calcio, dottore?” e si girò nuovamente verso la finestra, con molta dignità, mentre due lacrime gli rigavano silenziosamente il viso.

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