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IL FEDELE COMPAGNO
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Nel mirino del grillo
(quanta fatica costa salire sul podio…)


03/09/2006 - ore 19:51

La ragazza aprì gli occhi che non era ancora giorno; realizzò di trovarsi nella sua stanza e subito allungò la mano sotto al letto a cercare il suo fedele compagno. Il contatto rassicurante con la pelle della valigetta rettangolare la tranquillizzò immediatamente.
Oggi, domenica di settembre, Giada si sarebbe dovuta alzare molto presto e prepararsi per bene: alle 10.30 era attesa in pedana a più di cento chilometri da casa, per la Finale Nazionale di Tiro al Piattello riservata alle Giovani Speranze del regno. Quest’anno aveva effettivamente sparato molto meglio e si apprestava, con un pizzico di ansia, ad affrontare questa giornata conclusiva dopo la preparazione di tutta una stagione.
La madre l’avrebbe come sempre accompagnata, assistendo all’intera gara: costituiva per lei un incoraggiamento la sua sola presenza. Il padre no, lui non sarebbe andato a vederla sparare.
In verità, mai l’aveva accompagnata in pedana e né l’aveva vista sparare, sin da quando aveva iniziato a tirare al piattello all’età di quattordici anni.
Però le ripeteva spesso frasi incoraggianti del tipo: “Ma perché non pensi a studiare per il diploma, invece di perdere tempo col tiro?” oppure “Se alla Maturità prendi meno di 90 su cento ti vendo il fucile…!” e altre cose del genere, che tanto giovano all’entusiasmo e al morale di una giovane Tiratrice. Da quando il padre aveva iniziato ad avere questi atteggiamenti minatori, la ragazza prese l’abitudine di dormire con la valigetta del fucile sotto al letto e tutte le mattine, non appena si alzava, l’apriva per controllare che dentro ci fosse tutto.
La sua passione per il Tiro era tale che, quando doveva comprare un paio di scarpe o qualcosa di abbigliamento, per stabilire se il prezzo dell’oggetto fosse congruo o meno, calcolava mentalmente “quante cartucce ci potevano uscire con quei soldi”, quasi che il costo di una cartuccia fosse un’unità di misura per capire quanto era cara la vita.
Adesso, mentre eseguiva i suoi esercizi per scaldare e allungare i muscoli delle braccia e delle spalle, non poteva fare a meno di ripensare alle parole che gli aveva detto suo padre la sera precedente, che non erano state qualcosa come “In bocca al lupo!” oppure “Buon viaggio e fatti valere…”, bensì un sarcastico: “Ma quando vi stancherete, te e tua madre, di andare in giro a buttare i soldi? Vai sempre a fare queste gare, ma poi non vinci mai niente…”.
Certo, qualcosa di meno devastante le sarebbe stato più gradito, ma adesso stava a lei dimostrare che ce l’avrebbe potuta fare per davvero. Specialmente ora che, dopo le opportune modifiche al calcio, riusciva a fare due o tre serie di seguito senza più segnarsi la faccia e la spalla.
Prima, infatti, il calcio del suo fedele compagno (che non aveva “vantaggio” per niente) le piagava l’omero, ma lei non aveva mai smesso di tentare di “prenderci la mano” egualmente.
Tuttavia questa era acqua passata e adesso le strade in pedana erano per lei tutte in discesa.
Peccato per suo padre, che si ostinava a non darle soddisfazione, lodando invece –da quando aveva capito che ciò le dava fastidio- un’altra giovane Tiratrice che neanche conosceva, ma di cui aveva imparato apposta il cognome per chiederne notizie alla figlia, al ritorno da ogni gara e commentare:
“Hai visto? Lei sì che è brava…”.
Ovviamente, se il Tiro a Volo già le piaceva prima, questi atteggiamenti del padre avevano ottenuto l’unico risultato di farla incaponire sempre più nel cercare di rompere piattelli e stava facendo passi da gigante, talché veramente –con un po’ di fortuna- oggi poteva salire sul podio.
Questo stava pensando Giada mentre sentì la mamma che armeggiava in cucina per preparare la colazione. Lei era ormai pronta e completamente vestita; ricontrollò l’equipaggiamento, le nere cartucce “tipo 4” da 24 grammi che tanto le avevano consentito di migliorare, uscendo dal “limbo” dei 16/18 per entrare –congiuntamente alla modifica del calcio- nel “purgatorio” dei 21/22…
Ma ormai era solo questione di tempo!
In cucina la madre, già pronta anche lei, l’abbracciò e le diede un bacio; poi le fece segno coll’indice sulle labbra di non parlare, perché il padre dormiva e non era il caso di svegliarlo: infatti, la porta della camera era stata opportunamente chiusa.
Pronte, si parte: oggi si và a vincere! Nel pomeriggio saliremo sul podio, non importa su quale gradino: l’importante sarà esserci.
Questo Giada pensava accendendosi una sigaretta, mentre la mamma conduceva il fuoristrada lungo la statale deserta, con largo anticipo sull’orario della gara.
In quella fresca mattina di settembre, col sole già alto all’orizzonte e neanche una nube in cielo, loro due –nonostante tutto e tutti- stavano navigando verso la gloria.

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