| ILTIRO.COM | Il portale del tiro a volo
Work On Web - realizzazione siti internet


SIETE SU UNA VERSIONE NON PIU' AGGIORNATA DEL SITO

Per andare al nuovo sito visitate la pagina
WWW.ILTIRO.COM

CLICCARE QUI


 INDIETRO 
NEL BOSCO UNA MATTINA…
Stampa questa pagina
Nel mirino del grillo
(vivere veramente, non puramente trascorrere i giorni)


06/10/2006 - ore 22:28

Era la prima volta che l’amico umbro, conosciuto durante la lunga degenza di mio padre in ospedale nel corso dell’estate appena terminata, mi portava con lui a caccia –come più volte promesso nei lunghi pomeriggi in corsia- nei boschi mollemente adagiati sui fianchi del monte Subàsio.
Nonostante si fosse appena alla fine di ottobre, il freddo della notte era pungente e avevo dovuto rispolverare per l’occasione i panni da caccia invernali e gli scarponi con dentro la pelle di cammello.
Camminavamo da più di mezz’ora in salita, dopo avere lasciato la macchina sotto la tettoia di un fienile e già mi sembrava di essere disfatto.
“Cominciamo bene…” pensai, ma non dissi nulla, anche per risparmiare il fiato.
I due bracchi color caffè, vecchia madre e figlio di tre anni, tiravano impazienti il guinzaglio, quasi trascinando il padrone mentre il respiro di noi tutti si condensava nell’aria umida del mattino.
Nel più assoluto silenzio giungemmo finalmente in una radura che sembrava un buon punto di partenza. Restammo allora così per un pò a riprendere fiato in attesa che fosse ora di sciogliere i cani che mugolavano impazienti e giravano su loro stessi, trattenuti a stento dal corto guinzaglio.
A giorno appena fatto, ci inoltrammo nella macchia fitta e, caricati i fucili, demmo libertà agli ausiliari che subito si misero a cercare naso a terra. Animali avvezzi a quel tipo di caccia non si allontanavano che di pochi metri e poi si voltavano indietro a guardare a che punto fossero i cacciatori.
“Ad averne di cani così…” non potei fare a meno di commentare a bassa voce, ma l’amico –seppur compiaciuto- mi fece cenno di tacere. Procedevamo lentamente, guidati dal leggero tintinnìo dei campanelli appesi al collo dei bracchi, invisibili a non più di quindici metri davanti a noi.
Avevo la sensazione di girare in tondo nella macchia ma non ero più stanco: la corta doppietta che stringevo fra le mani mi sembrava il “flobert” che avevo avuto da bambino, tanto era maneggevole.
Le foglie bagnate mandavano un odore fresco e inconfondibile, come tutte le volte che si attraversa un bosco di primo mattino e ci si ritrova bagnati di rugiada. A un tratto il rumore dei campani si interruppe e l’amico mi fece cenno di accostare sotto rapidamente. Lui si fermò una volta raggiunta “Mina” in ferma perfetta a cavallo di un ammasso di rovi col consenso di “Max” e mandò avanti me, incontro all’ignoto sperato.
Non feci tre passi davanti ai cani immobili che il frullo della beccaccia mi sorprese e quasi mi impaurì, facendomi sobbalzare. Non so dire come feci a sparare verso il rumore del volo ma vidi il selvatico che virava stretto a destra per celarsi dietro un’enorme spinaia e tirai d’istinto il secondo colpo attraverso i rovi nel punto ipotetico in cui avrebbe potuto trovarsi la beccaccia. Non vidi più nulla e attesi immobile: neanche una penna volava e il silenzio era nuovamente completo.
Ad un’esclamazione dell’amico, “Mina” partì diretta verso il punto in cui avevo sparato a non più di venti metri e cominciò a sfrascare dall’altra parte del roveto… Secondi interminabili che mi sembrano minuti a parlarne, senza che fossi riuscito a muovermi: avevo solo ricaricato meccanicamente la doppietta e mi ero messo i bossoli in tasca; non avevo il coraggio di dire nulla all’amico e restai così, mentre la cagna riemerse dal folto con in bocca il selvatico ad ali aperte, che sembrava enorme e… lo era davvero! La fedele “Mina” andò a depositare la beccaccia ai piedi del padrone che la coccolò a lungo, mentre io guardavo la scena come se fosse un film e a sparare fosse stato un qualche attore.
Soppesata la bestia, l’amico disse che beccacce di quelle dimensioni erano rarissime a inizio stagione e non era neanche stata rovinata dalla fucilata, passata attraverso l’ammasso dei rovi.
La pose a terra con le ali aperte per farmela vedere meglio e dal corpo ancora caldo emanava un accenno di vapore, nell’umido del mattino, mentre i cani sembravano impazziti e noi due ci guardavamo felici, affratellati dalla comune passione e quasi commossi per come era andata la cosa.
Non erano ancora le otto del mattino, ma per me potevamo pure tornarcene a casa.

grillosaggio@iltiro.com
Il "grillosaggio" spara RC