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Nel mirino del grillo
(la rivincita del Tiratore Generico Medio)


14/10/2006 - ore 22:03

L’avv. lino cozzamara si trovava a Montecatini agli inizi di un tiepido settembre, con il pretesto delle cure “idroponiche”, consistenti nel bere lentamente mezzo bicchiere di acqua tiepida a digiuno per poi correre in bagno per tutto il resto della mattina.
Tuttavia, egli da anni si sottoponeva volentieri a questo blando sacrificio, sia per togliersi quindici giorni da casa e lavoro, sia perché a pochi chilometri dallo stabilimento termale vi era uno dei campi di tiro più famosi del Regno.
Lino si era presentato al solito albergo con la valigetta del fucile e cinquecento cartucce imballate, ma i primi giorni era stato talmente debilitato dalla terapia che non era riuscito ad andare a sparare.
Quando finalmente vi si recò, nel caldo pomeriggio di un giorno feriale, trovò lo stand in preda a grandi ristrutturazioni e lavori di rinnovamento epocali. Chiesto se poteva comunque cimentarsi in qualche serie di prova alla “Fossa”, gli fu cortesemente risposto che sì, si poteva sparare, ma solo al campo più lontano (anch’esso in fase di allestimento, con un enorme terrapieno davanti ancora senza un filo d’erba); fu anche avvertito che c’erano altri “due Tiratori” che stavano provando.
Pagate le marche, si diresse al campo e vi trovò effettivamente due signori nei quali riconobbe senza sforzo il CT della Nazionale di “Fossa Olimpica” e Joe Ventura, uno dei migliori Tiratori viventi, partecipante a numerose Olimpiadi e pluridecorato campione.
L’imbarazzo fu tale, che lino stava per ritirarsi in buon ordine quando il CT lo invitò ad unirsi a loro; fatte le presentazioni e messo in chiaro che non voleva recare disturbo, lino si qualificò come appartenente alla Categoria federale cosiddetta “infima”.
“Nessun problema!” fece il CT. “Tanto il nostro Ventura qui deve provare il fucile nuovo che stiamo mettendo a punto per i Campionati Europei della prossima settimana a Zagabria … L’avverto, però, che proprio per questo abbiamo fatto tirare le molle delle macchine a morire e qui i piattelli vanno a cadere a 120 metri…”
Lino si strinse nelle spalle e commentò con un sorriso che comunque non poteva andargli peggio di come sparava di solito.
Imbracciato il suo fido “MX-8” con la bascula tartarugata e le canne da 76 cm. in “acciaio special” ebbe inizio la prima serie. I piattelli erano delle schegge per davvero, ma la visibilità era ottima ed il fondale marrone del terrapieno faceva un contrasto eccellente. Botta botta, lui e il Campione arrivarono a 15 piattelli colpiti poi lino vide fare uno zero al Campione, poi una seconda canna, poi un altro zero e dopo due piattelli colpiti, un altro ancora mentre lui continuava a sparare miracolosamente “pieno”… Al ventesimo piattello, lino aveva fatto tre seconde canne e svariate “lamette”, ma resisteva immune. Una incontenibile euforia lo pervase e gli sembrò che bastasse buttare le canne dalla parte del piattello in volo perché questo si frantumasse… Al 22° piattello fece zero! Si sentì mancare la terra sotto i piedi, ma ricorse a tutta la sua esperienza e il piattello successivo lo prese di seconda.
Il Campione –concentratissimo da vero professionista- aveva intanto ritrovato la sua freddezza e sembrava un martello… Entrambi però sbagliarono il 25° piattello.
Lino sudava a gocce, ma fece finta di nulla. Il CT scuoteva la testa e nessuno osava parlare. Si guardarono tutti e tre in silenzio, poi il Campione scoppiò a ridere e si mise ad imprecare con forte accento toscano! Si avvicinò a lino e gli chiese: “Quanto hai fatto?”
“23…” fu la risposta.
“Io 21! Maremma….. Pensa che io ho sbagliato il 25° perché non ho visto quando hai fatto il primo zero e pensavo che fossi pieno! Stà a vedere -mi sono detto- che me la mette “in saccoccia” il primo che passa! Va a finire che il CT a Zagabria ci porta a questo qui….” e tutti risero di gusto.
Lino, per la prima volta nella sua vita, si sentiva anche lui un “campione” di quelli veri e con malcelata ironia non potè fare a meno di dire: ”State tranquilli che questa di oggi non la racconto a nessuno…”, ma si capiva bene che sarebbe stato proprio il contrario.
“Ma non ti lascio mica andare via così…” fece deciso il Campione. “Via, si fa un’altra serie. Voglio la rivincita!”
Il CT intervenne e a bassa voce fece: “Lascia perdere, Ventura. Oggi non è una buona giornata; eppoi ci hai pure l’attrezzo nuovo… Non sfottere questo pellegrino. Che manco lui sa come ha fatto a fare 23”.
“Accetto” fece cozzamara, punto nell’orgoglio. “Tanto siamo soli e potrete sempre raccontare la storia come vi pare. Vi autorizzo…”
“E’ andata…” fece il Campione.
Cominciarono la seconda serie e spararono entrambi concentratissimi. Lino fece uno zero al quarto piattello e capì che con quella tensione non poteva andare lontano. Infatti ai venti piattelli aveva ben tre zeri, mentre il Campione era immune. Al 21° piattello però anche lui fece uno zero, poi una “bicicletta” che diventò un “triciclo”: parità sull’ultimo piattello!
Il Campione fece di prima canna una palla nera del 25° piattello che lino, ormai esausto e col cuore in gola, sbagliò clamorosamente.
Il Campione alzò il fucile al cielo come se avesse vinto le Olimpiadi e molto sportivamente si congratulò –dandogli la mano- con lino, che a giusta ragione poteva ritenersi comunque soddisfatto.
Il CT prese da parte Ventura e gli borbottò qualcosa che lino non comprese… Le facce di entrambi si erano rabbuiate.
Lino capì che era venuto il momento di togliersi di torno e con molto garbo fece: “Signori è stato un vero piacere! Grazie per l’ospitalità in pedana e arrivederci a presto. Vado a continuare le mie cure termali e vi auguro di cuore “in bocca la lupo”! Non temete, tra lavoro e famiglia, non avrei avuto comunque il tempo di venire a Zagabria per il Campionato d’Europa…” e, salutati i due con un cenno della mano, prese le sue carabattole e si allontanò lentamente verso l’uscita, all’altra estremità del comprensorio.
Il sole morente dietro di sé, il fucile in spalla, la valigetta delle cartucce in una mano, fatte poche decine di metri trovò comunque il modo di accendersi una sigaretta, che aspirò avidamente. Poi riprese a camminare lentamente, mentre sentiva gli sguardi dei due trafiggergli la nuca: sperò tanto che almeno non gli sparassero.

Grillo Saggio

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