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IL DIFFERIMENTO
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Nel mirino del grillo
(il seguito de “IL CASTIGATORE”)


29/12/2006 - ore 17:21

L’avv. Lino Cozzamara, costretto da una pesante quanto iniqua sentenza della “Giustizia federale” a non poter più utilizzare armi da fuoco per qualsivoglia motivo, dopo che i suoi amati fucili gli erano stati confiscati e gettati in un altoforno alla presenza degli Emissari federali, era caduto in una forma di consistente depressione, privato della passione della sua vita: il Tiro a Volo.
Dopo aver tentato invano di dimenticare le sue tristi vicende e non avendo avuto più alcun segnale dal “Palazzo”, si risolse infine a rivolgersi ad un avvocato addentrato nei meandri (e nelle cose) del Tribunale federale.
Questo suo “collega”, che egli mai aveva sentito nominare prima, gli fu consigliato da un conoscente di pedana –a cui evidentemente lui aveva fatto pena- con la raccomandazione di affidarsi interamente ai suoi consigli, per tentare di ottenere la grazia dai vertici del “Palazzo”.
Chiesto telefonicamente un appuntamento alla segreteria dell’avv. Gargarozzi (così si chiamava), gli fu risposto che il professionista era a Rio per un sopralluogo ai costruendi impianti di tiro in occasione delle prossime Olimpiadi e non sarebbe rientrato allo studio prima di una ventina di giorni. Fatta urgenza, Lino riuscì ad ottenere un appuntamento di lì a un mese.
Avendo tempo davanti a sé, egli incominciò a scrivere dapprima degli appunti, poi sempre più puntuali resoconti di come la sua vicenda si era svolta e dell’epilogo che era stato dato alla medesima, a seguito della condanna inappellabile del Tribunale federale, che gli impediva di utilizzare armi e di praticare l’unico sport che veramente amava. Intendeva descrivere nei dettagli come le cose erano andate davvero e, con l’aiuto dell’avvocato, produrre una domanda di grazia al “Sommo”, affinché gli fosse nuovamente concesso di calcare le Pedane del mondo.
Quando, infine, giunse il pomeriggio dell’appuntamento, si recò con consistente anticipo allo studio del Gargarozzi recando in valigetta un voluminoso carteggio –una specie di breve biografia- che riteneva utile per ottenere lo scopo. Dopo una lunga anticamera, fu infine ricevuto dal “collega”, un tipo grasso, con le mani sudaticce e i capelli lunghi sul colletto della camicia, che lo fece sedere nella stanza in penombra con le spalle alla finestra. Fuori già stava calando la sera e, non senza imbarazzo, Lino cominciò ad esporre il suo triste caso al Gargarozzi, che lo guardava distrattamente, interrompendolo a tratti per rispondere al telefono. Avuta una sommaria visione del caso, questi esclamò: “Egregio collega, confesso che conoscevo già per sommi capi la sua vicenda e temo che, stando così le cose, ci sia ben poco da fare per lei. Inutile perdere tempo e denaro cercando di ottenere una grazia dal “Sommo”, dopo i numerosi attacchi da lei portati nel tempo alla proba ed ineccepibile gestione della “Cosa federale”. Con il suo reiterato comportamento negativo nei confronti della Federazione, lei è diventato come Fidel Castro per gli USA! Tuttavia…”
“Tuttavia?” fece Lino, ansioso oltremisura.
“Dopotutto, anche Castro ancora campa! Si potrebbe tentare qualcosa di utile puntando sul differimento…”
“In che senso?”
“Il differimento, in presenza di una condanna definitiva del Giudice Unico ed Inappellabile –come nel suo caso- consiste nell’accettare senza riserve la pena e cercare però di differirne l’espiazione a tempo indeterminato, rinnovabile di anno in anno: una sorta di cambiale con la Giustizia federale che potrebbe anche non essere mai pagata…”
“E com’è possibile?”
“Poniamo” spiegò con aria di sufficienza il Gargarozzi, “che noi si riesca a rinviare per ora l’espiazione della sua condanna; lei potrebbe intanto ricominciare ad andare a sparare sui Campi di tiro del Regno fino alla scadenza della sospensiva, che però potrebbe essere ulteriormente rinnovata e rinnovata ancora fino, diciamo, fino…”
“Fino…?” esortò Lino con apprensione.
“…fino a quando non ne avrebbe più bisogno!”
“Ho capito. E che cosa dovrei fare in cambio?”
“Nulla di particolare…” asserì con noncuranza l’untuoso Gargarozzi. “Si tratterebbe di produrre al tribunale federale un’istanza motivata sulla base dell’età e delle sue certamente precarie condizioni di salute (e di questo potrei occuparmi io, dietro idoneo compenso, ovviamente), accettata la quale lei dovrebbe impegnarsi nei “servizi sociali federativi”. Una sorta di attività socialmente utile al sostentamento dell’apparato federale e finalizzata ad aumentare il consenso intorno alla struttura che governa il Tiro…”
“Scusi, avvocato” fece Lino con veemenza. “Se ho ben capito, oltre a dichiararmi vecchio, rincoglionito e moribondo (mettendoci sotto la mia firma), dovrei poi prodigarmi per sostenere con parole, azioni ed iniziative mirate quella struttura e quei personaggi che per tanto tempo ho criticato e combattuto, sia pure lealmente e civilmente…?”
“Proprio così, caro collega! Vedo con piacere che ha colto l’essenza dei fatti… Mi avevano detto che è un “principe del Foro” e non mi stupisce la sua perspicacia.”
“In più, dovrei pure pagare per lavorare gratis al Palazzo?”
“Già… Non vedo altra via d’uscita, se vorrà tornare a battere le Pedane col fucile in mano!”
Lino rimase sbalordito e non si decideva a dare una risposta a quella proposta tanto assurda, da sembrargli irreale.
“E sia!” profferì infine. “Qualsiasi cosa, pur di tornare a sparare...”
“Bravo, così si fa. Mi occuperò di tutto io… Intanto, se non le dispiace, uscendo passi dalla mia segretaria per il versamento dell’acconto…”
Lino lasciò lo studio del Gargarozzi più confuso che persuaso, benché confortato dalla prospettiva di poter ancora partecipare alle Grandi Gare all’Elica che tanto gli mancavano. Aveva staccato un assegno con alcuni zeri alla segretaria del “collega”, che gli aveva anche fatto firmare numerosi fogli uso-bollo in bianco, di quelli che si usano per gli atti giudiziari. Tornò a casa stremato e si addormentò mezzo vestito sul letto, visitato a tratti da sogni tempestosi.
Nei giorni successivi, distratto dal lavoro e dai clienti che sempre numerosi attendevano in anticamera (a causa della prolungata assenza per malattia di uno dei praticanti di studio, che si era sovrapposta ad un irrinunciabile viaggio d’affari del socio), aveva smesso di pensare alla sua sorte di Tiratore. Ma, trascorse un paio di settimane, improvvisamente una mattina verso le dieci, fu raggiunto telefonicamente dal Gargarozzi.
Questi, con voce allegra, gli comunicò che la cosa era fatta. Adesso si trattava solo di passare ancora da lui per il “saldo” delle prestazioni, per poi presentarsi direttamente al “Palazzo”, dove gli sarebbe stato consegnato un “nulla-osta” per riottenere il Porto di fucile per uso sportivo e la Tessera federale della “Categoria P” (la “P” stava per “Pentito”), grazie alla quale poteva tornare già da domenica prossima a gareggiare sui Campi di Elica.
Visibilmente emozionato, Lino Cozzamara passò a saldare l’avvocato e si portò direttamente al “Palazzo”, dove fu prontamente fermato nell’androne dal solerte Guardiano e sottoposto ai consueti controlli. Posto in attesa sulla “panca dei pellegrini”, dopo una mezz’ora venne accompagnato al settimo piano dell’edificio, ove fu accolto senza entusiasmo da una solerte funzionaria dello “staff”. Fu fatto entrare in un ufficetto in fondo al corridoio (proprio di fronte al ripostiglio delle scope) e, senza tanti preamboli, gli fu detto: “Si consideri fortunato se il Sommo –nella sua infinita bontà- ha deciso di accogliere l’istanza da lei prodotta, per il differimento di pena definitiva. Infatti, in passato, gli ha causato non pochi dispiaceri con le sue irresponsabili affermazioni e le sue critiche immotivate alla proba gestione federale…”.
“Mi spiace” riuscì appena a dire Cozzamara. “Non accadrà più...”
“Di questo ne siamo certi; se vuole continuare a sparare…”
“Che cosa mi si chiede?” gemette Lino.
“Niente di particolare, avvocato. Lei è sicuramente di facile penna e in passato ha collaborato sul WEB con quel sito indipendente per tiratori (come si chiamava? Ah, sì… Cmq ormai non ha più importanza!). Adesso dovrà invece scrivere per noi quello che vogliamo e, ovviamente, senza compenso… M’intende?”
“E come non potrei? Esattamente, che volete da me?”
“Il Sommo in persona ha chiesto che lei si occupi, da subito, di tenere aggiornato il sito federale, inserendo i risultati delle gare importanti e dei GP, all’indomani del loro svolgimento e non un mese dopo come avviene attualmente. Inoltre dovrà rispondere ai quesiti dei tesserati nella rubrica “L’ESPERTO RISPONDE” (noi qui abbiamo da lavorare e non c’è tempo per dar retta ai babbani che cercano la “pietra filosofale” per tramutare il ferro in oro…). Poi sarà bene che –almeno una volta al mese- scriva un “pezzo” sul “Notiziario Federale” per tessere le lodi dell’Egemone, la cui immagine va sempre e comunque sostenuta, soprattutto adesso che egli è stato chiamato dalla Provvidenza a ben più alti e prestigiosi incarichi istituzionali…”
“Ma, ma…” provò a dire Cozzamara. “Come potrei….”
“Prendere o lasciare, avvocato!” fece sbrigativa la funzionaria. “Qui è così… Chi non è con noi è contro di noi (stà scritto anche nel Vangelo, mi sembra). Poi sarà anche il caso che risponda duramente ai detrattori del Sommo e dei Vertici federali, che dispongono sul WEB di spazi dedicati, dai quali sferrano attacchi indiscriminati e critiche immotivate e ingiuste al “Palazzo”, definendolo “AMBARADAM” ed ipotizzando una minore chiarezza nella proba e cristallina gestione federale degli ultimi anni…”
“Insomma, se ho ben capito, dovrei scagliarmi contro i miei amici di un tempo, dovrei propagandare idee alle quali non credo… Dovrei tradire i miei ideali sportivi. Ma non è giusto!”
La funzionaria lo guardò con evidente commiserazione, fece una lunga pausa e poi –con voce suadente -gli disse:
“Avvocato Cozzamara… Adesso lei lavora per il Palazzo. Non parli più di “Giustizia”, la prego, non è il caso. Pensi piuttosto a come contrastare, con le sue ironiche ed efficaci affermazioni, le rimostranze del popolo pagante sui “passaggi di Categoria” nella Fossa, sulle modalità di svolgimento dei Campionati Regionali per la 2a e 3a Categoria e sull’aumento della marca-piattello nelle gare federali. Non perda altro tempo: si metta subito al lavoro!
Le consiglierei di cominciare con un bel panegirico sull’Egemone, evidenziando le sue indubbie doti di Condottiero e Guida Suprema del gregge belante dei tiratori. E, mi raccomando, non dimentichi di scrivere che la scorsa estate –all’indomani delle vittorie dei nostri atleti al Campionato del Mondo- è stato visto camminare sulle acque del Lago Trasimeno…”
“Ho capito…” sospirò mestamente Lino, mettendosi a sedere alla tastiera del PC, già acceso.
“Bravo, avvocato. Vedrà che alla fine ci si abituerà. Tutto stà ad incominciare: all’inizio brucia un po’, dopo ci si prende gusto...”
“Già… Questo però mi ricorda un’altra cosa!”
“Proprio così, caro Lino… A volte si dà, più spesso si piglia…”.
La funzionaria uscì dall’angusto ufficio (una sola finestrella a compasso, in alto, faceva filtrare una debole luce), lasciandolo alle prese con la schermata vuota. Fatto un lungo sospiro, Lino trasse di tasca il pacchetto, si accese una sigaretta e cominciò a scrivere:
“Fra i tanti insigni personaggi che per statura morale e le gesta compiute sono stati consegnati alla Storia, brilla di singolare splendore la ieratica figura del “Sommo”: uomo giusto e probo, scevro da debolezze; ogni suo atto è sempre stato rivolto al bene comune, nel supremo interesse dei tesserati, a cui egli dedica costantemente ogni energia, pensiero e azione.
Non più tardi di un mese fa, mentre si trovava -in tempo di sabato- attorniato dai suoi discepoli su un mono-campo di provincia, gli si fece incontro un sordo (ce ne sono invero tanti, fra i tiratori…) che si gettò ai suoi piedi; egli allora lo fece alzare, gli mise le dita nelle orecchie e subito questi esclamò: “Ci vedo, ci vedo!” e si allontanò glorificandolo….”
Finalmente Lino Cozzamara aveva capito come girava la ruota e, stavolta, non stava sognando.

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(il seguito ne: "LA RIEDUCAZIONE")
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